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A cinquant’anni dal Vajont prof. Zampieri “denuncia” censura e rischio A31 Valdastico N

A cinquant’anni dal Vajont prof. Zampieri “denuncia” censura e rischio A31 Valdastico N

Di Citizen Writers – 23 settembre 2013

A31 - 02

Riceviamo da Dario Zampieri
(docente di Rilevamento geologico – Università di Padova)
e pubblichiamo (qui il pdf del documento con immagini, ndr)

Invio un breve intervento sull’autostrada A31N, che prende spunto dalla imminente celebrazione scientifica dell’evento del Vajont, che si terrà a Padova nei giorni della ricorrenza del 50° del tragico evento.

Tale conferenza internazionale viene ignorata dalla stampa, mentre correttamente si danno informazioni su vari tipi di celebrazioni dell’evento.

Il fatto che nella stampa dominante a Vicenza da oltre un anno i miei interventi relativi al caso A31N siano censurati, non cancella la realtà fisica che ho messo in evidenza. In un paese serio la conoscenza scientifica dovrebbe precedere e costituire la base dei progetti tecnici delle grandi opere, non essere nascosta perché scomoda.

Dopo il Vajont caso A31N

La conoscenza della dinamica del pianeta e dei conseguenti rischi geologici (georischi) è essenziale per le popolazioni che vivono in aree caratterizzate da pericoli geologici. Se la conoscenza rimane appannaggio di pochi esperti, la mancanza di comunicazione tra scienziati, burocrati e comunità locali può portare a seri danni.

Un caso emblematico è costituito della tragedia del Vajont, di cui il 9 ottobre di quest’anno ricorre 50° anniversario (1963). Il presidente dell’Ordine dei Geologi, Gianvito Graziano, ha annunciato che è stato ritrovato un documento in cui Edoardo Semenza (allora giovane geologo) descrisse il rischio di una frana di grandi dimensioni che si sarebbe potuta staccare dal M. Toc. Oltre alla mancanza di comunicazione, in questo caso e comunque quasi sempre quando si tratta di grandi opere, va messa nel conto anche l’erronea priorità attribuita agli aspetti economici attesi.

I disastri sono il risultato dell’esistenza di un pericolo naturale, cui sono stati associati degli elementi (infrastrutture, popolazione), suscettibili perciò di rischio.

I Georischi producono disastri poco frequenti (alla scala della vita umana, cioè grossomodo alla scala del secolo), ma molto grandi. Attualmente, la frequenza dei disastri geologici come conseguenza di eruzioni vulcaniche, terremoti, frane ed alluvioni sembra in aumento, verosimilmente per due motivi.

Il primo è che la popolazione umana ha superato i 7 miliardi di individui e continua incessantemente ad occupare spazi naturali con nuove infrastrutture (elementi a rischio). D’altra parte, anche dove la popolazione non aumenta, come in Italia, l’espansione urbana e la complessità infrastrutturale aumentano incessantemente.

Il secondo motivo è legato al rapidissimo cambiamento climatico antropogenico, conseguente all’uso dei combustibili fossili, che rende più frequenti e più intensi i rischi strettamente dipendenti dalla dinamica dell’atmosfera, come uragani, tornado, trombe d’aria e bombe d’acqua, a loro volta responsabili di alluvioni e frane (pericolosità naturale). È evidente che se in una data area si realizzano o si amplificano entrambi questi due fattori, il rischio totale, che è funzione del loro prodotto, aumenta considerevolmente.

In Italia, paese dal territorio fragile e largamente interessato da tutti i tipi di pericoli geologici, si lamentano rilevantissimi danni materiali e perdite di vite umane.

Negli ultimi 800 anni solo i terremoti hanno prodotto circa 300.000 morti (in realtà non è il terremoto a provocare le vittime, bensì il crollo di edifici fatti male). Molte migliaia sono le vittime per frane e inondazioni. Si tratta di un bollettino di guerra in cui tutte le regioni italiane e quasi il 70% dei Comuni sono coinvolti.

Circa 6 milioni di italiani abitano nei 29.500 chilometri quadrati considerati ad elevato rischio idrogeologico. Questa gente vive in un milione e 260 mila di edifici a rischio di frane e alluvioni, di questi oltre 6 mila sono scuole, 531 gli ospedali.

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Il caso dell’A31Valdastico N

Il progetto di completamento dell’Autostrada Valdastico Nord (Vicenza-Trento) rappresenta un altro caso emblematico di mancanza di comunicazione tra scienza e burocrazia, che può portare a gravi conseguenze.
Il progetto preliminare dell’A31N sembra concepito sovvertendo il naturale ordine delle procedure, che impongono prima di studiare attentamente la natura geologica del territorio interessato e successivamente di individuare il tracciato più sicuro.

L’esecuzione di una analisi geologica limitata su una fascia ampia solo un chilometro rispetto all’asse stradale, ha causato l’omissione della presenza di un rilevante problema di stabilità di versante.

Si tratta del versante a monte del coronamento della frana Marogna, nel comune di Valdastico. Questa frana di scivolamento traslativo di roccia fu verosimilmente innescata del terremoto di Verona (03.01.1117, M 6.5). Il fondovalle fu completamente sepolto da un accumulo caotico di grossi massi, rimasto tale sino agli anni ’90. L’unica opera costruitavi è tuttora la strada statale N. 350, che taglia(va) l’accumulo al piede del versante destro della valle.

Quella dell’Astico è una valle molto stretta incisa in rocce carbonatiche che formano pareti sub verticali alte centinaia di metri. Non è quindi strano che frane e crolli di singoli massi siano molto frequenti, così come risulta dall’analisi della Carta della Pericolosità geologica del PAI (Piano per l’Assetto Idrogeologico) del fiume Brenta-Bacchiglione.

Tuttavia, questo documento ignora la presenza del pericolo della frana Marogna.

In questo contesto, l’accumulo della frana era un elemento geologico di grande rilevanza, in quanto rappresentativo della locale recente storia della Terra, in grado di trasmettere alle future generazioni prova tangibile della potenza distruttiva della natura, contro cui l’uomo nulla può. Chi vivrà nella valle avrebbe potuto trarre insegnamento che la natura non va sfidata, ma studiata e compresa, per poter vivere in relativa sicurezza anche in un ambiente fisico severo.

La frana Marogna avrebbe potuto diventare un importante Geosito della Provincia di Vicenza, nell’ambito della strategia dei Geoparchi sotto l’egida dell’UNESCO.

Purtroppo, l’accumulo della frana è stato in gran parte rimosso dall’attività recente di una cava che ha spianato il fondovalle ricavandovi un’area suscettibile di sviluppo urbanistico, in quanto appunto pianeggiante. Con questa attività estrattiva le future generazioni sono state private della opportunità di (ri)conoscere la storia della propria terra e di valutare i pericoli.

Una famosa frase del giapponese Torahiko Terada (1878-1935), fondatore dell’Istituto di Ricerca sui Terremoti dell’Università Imperiale di Tokio, sentenzia che “un disastro naturale accade quando la gente perde la memoria del disastro precedente”.

Fonte dell’Articolo:

http://www.vicenzapiu.com/leggi/cinquantanni-dopo-il-vaont-prof-zampieri-denuncia-censura-su-rischio-a31-valdastico-n

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