Ambiente/Inquinamento/Petrolio e Gas in Italia

L’Eni potenzia la raffineria con l’ok della Regione. E ammette: “Più emissioni”

Col parere favorevole di governo e Regione e quello negativo (ma non vincolante) del Comune ionico, la società petrolifera realizzerà il progetto Tempra Rossa, che comporterà un forte aumento dello stabilimento tarantino.

Raffineria di Taranto - 02

Se qualcuno ha ancora dei dubbi farà meglio a toglierseli in fretta dalla testa, abbiamo un capo di governo, IL TERZO, mai eletto dal popolo, che in nome e per conto di quella che lorsignori definiscono “crescita” sta completando l’opera di distruzione dell’ambiente e del territorio Italiano.

Lo vedrete, purtroppo, molto meglio nel “Salva Italia” o “Sblocca Italia” solo Grandi Opere, indubbia fonte di corruzione e guadagni illeciti, mentre le fumose “promesse” degli interventi sul territorio restano fumo senza nessuna sostanza, come la vendita delle auto blu e la riduzione della spesa per la politica (tra parentesi, la crescita del deficiti Italiano non è mai stato tanto alto come in questi ultimi mesi), solo degli spot elettorali, parole al vento e coloratissime slide.

D’altra parte cosa si può pretendere da chi paragona l’oncologa Patrizia Gentilini, nel corso di una trasmissione in cui si discuteva sulla correlazione (ampiamente dimostrata) tra inceneritori e tumori ad una terrorista nonché apprendista alchimista!

Per leggere l’articolo sulla Gentilini e guardare il relativo video – Cliccare qui

E questo è ancora niente, aspettate di veder applicato per intero il programma lavori, è allo studio l’applicazione del Fracking in Italia, nonostante le stime di quanto se ne potrà ricavare siano pessimistiche, il raddoppio delle estrazioni del petrolio e del gas, l’ampliamento dei siti di stoccaggio dei gas naturali (sotterranei) per non parlare del già previsto mega deposito per le scorie nucleari ….. avanti così che c’è ancora qualche cosa di buono da distruggere in Italia.

Uno studio comprovato in questi giorni da peacelink dimostra che le emissioni mortali dell’ILVA sono aumentate,e l’Europa si prepara all’ennesimo richiamo e procedura di infrazione..

Ora questo affondo incredibile dell’ENI..

Niente di chè comunque, notiziole da seconda pagina tutto in linea con le storture di un’Italia disintegrata e incapace di intraprendere una azione seria e definitiva qualsiasi settore esso sia, anzi andando contro ogni briciolo di buon senso e sanità mentale si procede in senso peggiorativo.

Nel caso di Taranto e della Puglia si sta giocando sulla pelle dei cittadini e soprattutto dei bambini, le mortalità accertate per causa inquinamento sono inaccettabili e tutta la classe dirigente dal più basso al più alto gradino ne sono responsabili.
A Taranto siamo arrivati al lavoro con… la morte incorporata. Una volta lo slogan era: Lavoro o morte.

Non si potrebbe semplicemente lavorare per vivere?

Incendio nella raffineria di Taranto ..... ma state sereni!

Incendio nella raffineria di Taranto ….. ma state sereni!

Da Il Fatto Quotidiano di Francesco Casula del 22 agosto 2014

Non ci saranno ricadute occupazionali durature

ma crescerà l’inquinamento.

Angelo Bonelli: “Decisione che trasforma definitivamente la città nella discarica dei veleni d’Italia”

Il progetto Tempa Rossa dell’Eni s’ha da fare.

A Taranto, la città avvelenata dall’Ilva che, evidentemente, non ha dato abbastanza sul piano industriale al Paese. L’ufficialità è giunta il 17 luglio scorso, quando la conferenza dei Servizi a cui hanno preso parte i ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico e la Regione Puglia, ha di fatto dato il via libera al progetto in barba al “no” espresso dal consiglio comunale il 14 luglio, solo tre giorni prima.

Il divieto dell’assise cittadina, evidentemente, non è piaciuto a Roma: il Comune di Taranto, infatti, non è stato nemmeno convocato. Era stato convocato invece il ministero della Salute che, però, non ha inviato al tavolo nessun rappresentante.

Ma che cosa è e cosa comporta il progetto Tempa Rossa?

IL PROGETTO
Nel documento presentato dall’Eni a gennaio 2011 si legge che il progetto prevede il “potenziamento” della Raffineria di Taranto “per lo stoccaggio e la spedizione del greggio” estratto dal campo di Tempa Rossa, in Basilicata.
Il potenziamento prevede interventi sia in ambiente marino, come il prolungamento del pontile già in uso all’Eni di Taranto e l’adeguamento dei servizi ausiliari asserviti al pontile, sia su terra come la costruzione di due nuovi mega serbatoi, costruzione nuova linea di trasferimento del greggio dai nuovi serbatoi al nuovo pontile, costruzione di un nuovo impianto pre-raffreddamento e la fabbricazione di due nuovi impianti di recupero vapori.
Un progetto che, inoltre, servirà a garantire il miglioramento della gestione dello stoccaggio del greggio estratto in Val D’agri che già da tempo viene movimentato a Taranto.

RISVOLTI OCCUPAZIONALI
Nel documento si legge chiaramente che “l’adeguamento della Raffineria non prevede un incremento della capacità di lavorazione attuale, ma solo un aumento della capacità di movimentazione greggio Tempa Rossa, destinato esclusivamente all’export via mare”.
Insomma non ci sono prospettive occupazionali per i tarantini.
Le uniche unità lavorative da impiegare servirebbero per la realizzazione dei nuovi impianti. “La durata della fase di cantiere di costruzione dei nuovi impianti è stata stimata su base statistica in circa 24 mesi, comprensiva della fase di realizzazione delle opere civili e della fase dei montaggi elettromeccanici delle varie componenti del progetto.
Il cantiere impiegherà circa 53 operatori, tra lavori civili, meccanici ed elettrici”. Insomma 53 lavoratori per 24 mesi e l’aumento del traffico navale mercantile in cambio di un impianto industriale che si aggiungerebbe a quelli già esistenti: su tutti Ilva e Cementir del Gruppo Caltagirone.

OBIETTIVI
Gli obiettivi del progetto, del resto, sono messi nero su bianco nei documenti presentati dall’Eni. “L’intervento di adeguamento delle strutture della Raffineria di Taranto – si legge nelle carte – si inserisce nei più ampi progetti petroliferi Val d’Agri e Tempa Rossa” che comportano la produzione di 600 milioni di barili di petrolio delle riserve della Val d’Agri (Potenza) e 420 milioni di barili di greggio dal giacimento Tempa Rossa che contribuirà ad aumentare in maniera significativa la produzione nazionale di petrolio, contribuendo così alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici del Paese”.
Il contributo offerto dal progetto Tempa Rossa, ovviamente, contribuirà a ridurre, seppure sensibilmente, “la bolletta petrolifera italiana”. Non solo. “Il buon esito di questo piano di sviluppo, di cui gli interventi presso la Raffineria di Taranto rappresentano una parte essenziale, è dal punto di vista economico assai rilevante sia a livello nazionale che locale e costituisce un tassello importante nell’ambito delle opere strategiche previste dal piano degli interventi nel comparto energetico”.

I RISVOLTI AMBIENTALI
Il potenziamento degli impianti dell’Eni, che oggi contano già ben 133 serbatoi, contribuiranno anche all’incremento delle emissioni industriali nell’aria di Taranto. Le emissioni diffuse (cioè quelle che vengono emesse in modo incontrollato dallo stabilimento), secondo il colosso italiano del petrolio, aumenteranno del 11-12%.
“Tale incremento è determinato – si legge ancora tra i documenti – principalmente dalla superficie dei nuovi serbatoi, di dimensione atta a contenere il quantitativo di greggio movimentato”.
Cresce il numero dei serbatoi e quindi anche il livello nell’aria dei composti organici che periodicamente costringono i tarantini a chiudersi in casa per non respirare “la puzza di gas” che avvolge la città.
Un fenomeno sul quale anche la procura di Taranto sta indagando da mesi. Ma per l’Eni, ed evidentemente anche per i ministeri e per la Regione guidata da Nichi Vendola, quell’aumento è da considerarsi “trascurabile”.

IL “NO” DEL COMUNE E LA PROCEDURA “SOSPETTA”
Siamo assolutamente meravigliati di quello che è avvenuto – commenta a ilfattoquotidiano.it l’assessore comunale all’Ambiente Vincenzo Baio – perché il 10 luglio io stesso ho chiarito al tavolo con sottosegretario Dal Basso Decaro, i rappresentati dei ministeri e i vertici di Eni e Total il netto dissenso del Comune di Taranto.
Quel giorno ho letto un documento che è stato formalmente acquisito. Quello stesso documento, solo quattro giorni dopo è stato letto in consiglio comunale che ha coerentemente ribadito il “no” al progetto Tempa Rossa.
Scoprire che il 17 luglio, cioè una settimana dopo quell’incontro a Roma, ci sia stato il via libera appare più che sospetto. Il nostro “stop” – conclude Baio – evidentemente avrebbe messo i bastoni tra le ruote e così hanno pensato di fare a meno di noi. Del resto il parere del comune in questi casi è obbligatorio, ma purtroppo non vincolante”.

LE REAZIONI
“Questa è una sentenza che trasforma definitivamente Taranto nella discarica dei veleni d’Italia – dice invece Angelo Bonelli, coportavoce nazionale dei Verdi e consigliere comunale di Taranto -. Anche il comportamento della Regione è scandaloso perché il progetto Tempa Rossa, dal punto di vista ambientale, contribuirà ad accrescere le emissioni in atmosfera in modo insostenibile e irreversibile.
E’ la dimostrazione che nessuno vuole un futuro alternativo per questa città. E’ vergognoso”. E proprio poche ora fa Angelo Bonelli è stato destinatario di nuovi atti intimidatori. Dopo la busta con all’interno un coltello consegnata al municipio di Taranto con il messaggio “Te lo mettiamo in gola. Via da Taranto bastardo”, questa mattina il portavoce nazionale dei Verdi ha ricevuto una telefonata anonima nella quale un uomo gli avrebbe riferito “Lei ha preso soldi a Taranto e la sua vita ha ore contate”. Bonelli ha denunciato tutto agli organi di polizia e poi ha raccontato la vicenda sui social network.

Raffineria di Taranto - 04

Per leggere l’articolo sul sito de Il Fatto Quotidiano – Cliccare qui

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