Acqua/Ambiente/Inquinamento

Biomonitoraggio PFAS nei Veneti: errori grossolani dei ricercatori o miracolo della Madonna di Monte Berico?

Il monitoraggio è stato alterato da un marchiano errore statistico dal momento che sono stati considerati potenzialmente esposti gli abitanti di comprensori che da decenni non si approvvigionano ad acquedotti contaminati da Pfas e che non potevano essere considerati a rischio.

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I monitoraggi di cui si parla sembra siano stati fatti in comuni non interessati dall’inquinamento in quanto allacciarono decenni orsono i loro acquedotti a fonti di acque potabili prive di PFAS, fonti diverse da quelli che riforniscono gli altri comuni veramente esposti per decenni ai PFAS.

Se ne parla dettagliatamente, con dati, date e riscontri nell’articolo Biomonitoraggio PFAS nei Veneti: errori grossolani dei ricercatori o miracolo della Madonna di Monte Berico? tratto dal blog di Vincenzo Cordiano. Inquinamento falde - 02

Per forza che leggendo poi i risultati sembrerebbe che i residenti dell’Ulss 6 (Vicenza) avrebbero nel sangue concentrazioni di pfoa e di pfos molto più basse rispetto all’Ulss 5 (Ovesti Vicentino) ma solo per un «errore pacchiano» nel modo di calcolare l’esposizione alle sostanze tossiche, certo è che a questo punto è naturale che sorga un dubbio, ed è un dubbio più che giustificato dall’italico malaffare che quotidianamente scopriamo su tutti i giornali …. Ma chi, come e perché ha scelto comuni che nulla avevano a che fare con l’inquinamento da Pfas per effettuare il monitoraggio?

Giusto per dare un’indicazione negli Stati Uniti i livelli di Pfoa nelle acque potabili sono stati ridotti da 400 ng/litro a 100 ng/L nello Stato di New York e addirittura a 20 ng/litro nel Veneto (Come riportato in un articolo della dott.ssa Gentilini) la regione ha adottato il parere dell’Istiututo Superiore di Sanità (Iss) che consente livelli “performance” o “obiettivo” di 500 ng/litro per il Pfoa ed addirittura, in seguito alla dimostrata inefficacia dei filtri, nell’estate 2015 (sempre dopo altro parere emesso dall’Iss)

la concentrazione “permessa” degli “altri Pfas” è stata triplicata, portandola da 500 ng/litro a 1500 ng/litro! ……….  Le industrie ringraziano i cittadini no!

Cattura

Dal sito Veneto Vox di Marco Milioni

Pfas, il verbale di quell’incontro Miteni-Arpav

Un documento del Comune di Trisssino svela i dubbi e i diversi punti di vista fra privato e gli enti pubblici.

«Miteni ha consegnato oggi a Arpav il proprio piano operativo, Miso, per gli interventi di depurazione della falda sotto lo stabilimento. Le proposte tecniche dell’azienda dovranno essere esaminate e discusse nella conferenza dei servizi che sarà convocata dalle istituzioni nelle prossime settimane. Miteni ha avviato interventi volontari fin dal 2013 in occasione delle caratterizzazioni effettuate per la certificazione ambientale». Questa nota è uno dei passaggi chiave con cui l’industria chimica di Trissino nel Vicentino   punta a rilanciare la sua immagine dopo essere stata messa nel mirino da parte di Arpav per il caso di maxi-inquinamento da Pfas che ha interessato tutto il Veneto occidentale, con un bacino potenziale di 400 mila persone esposte.

La società ha respinto ogni addebito, spiegando di avere sempre rispettato le norme: un concetto ribadito a più riprese dall’amministratore delegato Antonio Nardone, il quale oltre a parlare di strumentalizzazioni da parte di alcuni, non manca mai di ricordare che il monitoraggio, nonché il contenimento delle presenze inquinanti sotto il sito dello stabilimento, sono avvenute su base volontaria. Sul versante tecnico saranno gli enti preposti, con un tavolo che in gergo si chiama conferenza dei servizi, a valutare nel dettaglio il piano proposto dall’azienda.

Tuttavia, dagli atti in possesso degli enti pubblici a partire dal Comune di Trissino, emergono alcuni aspetti preoccupanti. A rivelarlo è il verbale dell’incontro tecnico tenuto il giorno 4 aprile 2016 presso la sede Arpav di Vicenza in via Zamenhof, al quale partecipano: Giorgio Gugole, responsabile dell’ufficio territorio e ambiente del Comune di Trissino; Alessandro Alessandro Bizzotto e Roberta Cappellin di Arpav; e Gianfranco Battistello del Consorzio Alta pianura Veneta (Apv). Con loro sono presenti per Miteni lo stesso Nardone, il responsabile del settore ecologia Davide Drusian e i consulenti Adriano Biasolo e Giovanni Porto. Il documento è agli atti del Comune di Trissino col protocollo 5905 dell’anno 2016.

Inquinamento falde - 05Secondo il verbale, che Vvox.it può mostrare integralmente, è Gugole a introdurre i lavori spiegando che nel «punto di controllo Mw18 è rilevata una presenza cospicua di Pfas». Il riferimento è ad una nota a firma Drusian inviata da Miteni al Comune di Trissino il 14 marzo 2016 in cui si legge che «è possibile che la barriera idraulica attiva a valle del sito possa avere subito una significativa riduzione di efficienza». E ancora: «… ulteriori riduzioni della efficienza sono da attribuire alle esigenze periodiche di cambio carboni». La missiva si chiude con un altro appunto: «Le elevate concentrazioni evidenziate… indicano come la “zona sorgente” dei contaminanti possa essere collocata nelle aree produttive dello stabilimento…». Si tratta di un passaggio delicato ma non troppo chiaro perché il responsabile del settore ecologico della società non specifica chiaramente se si tratti di «contaminanti» riferibili o meno agli attuali cicli produttivi. Un parziale chiarimento viene tuttavia dal consulente Biasolo secondo il quale «l’impianto… non presenta problemi di attuale emissione di inqunanti» mentre parla di «inquinanti ritrovati nella parte sottostante l’azienda e rilasciati in passato».

E così il quadro della situazione rimane da definire tanto che Arpav, per bocca della Cappellin, arriva a chiedere «di verificare il modello concettuale idrogeologico proposto nel sito per la falda… al fine di massimizzare» l’intervento di messa in sicurezza «proposto». La stessa dottoressa suggerisce di «aumentare l’emungimento dei pozzi esistenti in corrispondenza degli impianti produttivi». Un punto di vista che scatena la reazione di Drusian il quale ribatte che «tale azione comporterebbe la realizzazione di una nuova linea di trattamento delle acque». Lo stesso Drusian aggiunge che Miteni sta eseguendo «prove sperimentali per realizzare nuovi sistemi di abbattimento» e che l’impianto deve anche «intercettare gli altri composti riscontrati e che sono stati oggetto di lavorazione nei decenni scorsi». Ed è in questo contesto che si inseriscono le perplessità dell’ingegnere Battistello il quale in rappresentanza del Consorzio Alta Pianura Veneta lamenta che lo scarico nel torrente Poscola della barriera idraulica «deve essere ben valutato in quanto quello che viene riversato nel torrente, poi va a irrigare le pianure a valle con rilevante impatto sull’ambiente e sulle attività agrarie presenti». Inquinamento falde - 07

Sullo sfondo rimangono alcuni nodi. Il primo riguarda la presenza stessa dei Pfas lungo l’asta dell’Agno-Guà-Fratta. È vero, come si è letto spessissimo sui media, che questa è stata messa all’attenzione degli enti interessati solo dal 2013, in seguito ad un monitoraggio ambientale del Cnr e di Arpav? Oppure è vero ciò che sostiene Nardone quando riferisce che «in Italia già nel 2001 presentammo al ministero dell’Ambiente i dati e le informazioni sulla produzione di Pfas e negli anni successivi abbiamo dato il nostro contributo all’Istituto superiore di sanità in occasione di congressi internazionali e nel 2008 abbiamo condiviso la valutazione del rischio»? Un dubbio che ha scatenato le ire del M5S, che con il consigliere regionale Manuel Brusco e il consigliere comunale di Montecchio Maggiore Sonia Perenzoni, ha attaccato: «All’epoca il Ministro dell’Ambiente sotto il governo Berlusconi era Altero Matteoli e il governatore del Veneto era Giancarlo Galan. Come consiglieri regionali del Veneto chiederemo di audirlo in commissioni congiunte ambiente e sanità per capire quali documenti e informazioni la Miteni ha fornito agli organi nazionali e se o perché tali informazioni sono state fornite o meno anche alla Regione Veneto».

Il secondo nodo invece riguarda una dura contestazione (puntualmente finita sui media) che Vincenzo Cordiano, responsabile berico per Isde-Medici per l’ambiente, attribuisce alla campagna di monitoraggio sulle persone esposte ai pfas. A parere del medico la campagna è stata alterata da un marchiano errore statistico dal momento che sono stati considerati potenzialmente esposti gli abitanti di comprensori che non approvvigionandosi da tempo ad acquedotti contaminati da Pfas non potevano essere considerati a rischio. Il che di fatto avrebbe fatto abbassare surrettiziamente la percentuale dei residenti nominalmente interessati alla contaminazione. La giunta regionale al momento non ha replicato ai rilievi mossi da Cordiano.

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