Ambiente/Incenerimento e Gassificazione/Inquinamento

Bloccare il piano per la costruzione di nuovi inceneritori.

Sono già 40 gli inceneritori esistenti in Italia ma secondo “lorsignori” non sono sufficienti e ce ne vogliono altri 14 da costruire come vogliono, dove vogliono e se non hanno rifiuti da “incenerire” (come già accade) possono importarli non importa da dove, non importa quanti, e meno che mai cosa importano da incenerire!!!

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Due anni di governo Renzi hanno minato alla radice il ruolo della scuola pubblica, privatizzato i beni comuni e i servizi pubblici, aggredito l’ambiente, stroncato l’avanzamento del riciclaggio dei rifiuti per favorire le lobbies degli inceneritori.

Vogliamo invertire questa tendenza, rilanciando conflitto e mobilitazione diffusi contro quelle scelte e avanzando controproposte.

Da qui nasce la nostra idea di lanciare un’alleanza sociale dei movimenti: scuola pubblica, acqua, campagna contro la devastazione ambientale e comitato contro il piano nazionale inceneritori.
Lo strumento referendario ci permetterà di abrogare gli elementi più pericolosi della legge 107 sulla scuola, come quanto prevede lo Sblocca Italia rispetto ad un piano strategico per nuovi inceneritori, mentre una grande raccolta di firme per una petizione popolare vuole contrastare la ripresa dei processi di privatizzazione dell’acqua e dei beni comuni.

Solo facendo emergere una discussione di merito su ciascuno di questi temi e proponendo un modello alternativo delle idee di società e di democrazia; solo dando modo ai cittadini di riprendere la parola e ristabilendo il principio della partecipazione diretta e della riappropriazione della sovranità popolare sarà possibile invertire la rotta, coniugando l’interesse generale con una dimensione più sostenibile della vita di ciascuno di noi.

L’obiettivo è bloccare il piano per nuovi e vecchi inceneritori.

La richiesta di abrogazione vuole cancellare la previsione dell’art.35 della legge 133/204 meglio conosciuta come “Sblocca Italia” nelle seguenti parti:

  1. La Classificazione degli inceneritori di rifiuti quali “Infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale” e l’individuazione da parte del governo della localizzazione regionale e persino della capacità specifica di quindici nuovi impianti, sottraendo questa decisione alla programmazione dei piani regionali di gestione rifiuti;
  2. l’obbligatorietà del “potenziamento al massimo carico termico” di tutti gli impianti (compresi quelli esistenti) senza tener conto delle autorizzazioni di valutazione di impatto ambientale già rilasciate;
  3. la loro “riclassificazione obbligatoria a recupero energetico
  4. la “decadenza del limite regionale di conferimento dei rifiuti” che potranno essere importati da ogni dove;
  5. il “dimezzamento dei termini di epspropriazione per pubblica utilità” e la riduzione dei tempi per la valutazione di impatto ambientale;
  6. il “commissariamento delle regioni in caso di mancata ottemperanza” da parte del governo che mette “sotto tutela” i poteri costituzionali delle regioni previsti all’art.18

Votare si al quesito significa perciò volere:

  • restituire alle regioni il potere di programmazione e gestione in materia di rifiuti, nel rispetto dell’art. 117 della costituzione, riconsegnando agli amministratori pubblici e ai cittadini il diritto di decidere sul futuro dei propri territori;
  • contrastare l’incenerimento dei rifiuti per tutelare la salute pubblica e l’ambiente dalla conseguente irreversibile contaminazione tossica di aria, suolo, falde idriche dalle polveri ultra sottili, ceneri e scorie contenenti diossine, policlorobifenile e metalli pesanti, dispersi in atmosfera o accumulati in discariche che prima o poi entrano nella catena alimentare;
  • spostare risorse economiche pubbliche dall’incentivazione di inutile produzione di energia al potenziamento della raccolta differenziata domiciliare e del riciclaggio, anche incentivando la riprogettazione degli imballaggi ed il recupero di materia, per avviare un nuovo percorso sostenibile di “Economia Circolare” l’unico in grado di produrre ampia e documentata occupazione locale stabile e professionale.

Si può firmare anche nei Comuni

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Ricordiamo a chiunque volesse farlo che si può firmare per i referendum sociali anche recandosi al proprio comune di residenza.

In tutti i municipi d’Italia sono stati inviati i moduli da riempire per i quesiti referendari e la petizione contro la privatizzazione dei beni comuni. E’ sufficiente recarsi entro il 24 giugno 2016 nel proprio comune muniti di documento di identità per partecipare alla campagna.

Per ottenere altre informazioni o contatti cliccare qui

Nei prossimi articoli dettagliate spiegazioni sulle “Schiforme” della scuola e della totale privatizzazione dei servizi pubblici.

Volantino

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