Ambiente/Inquinamento/Petrolio e Gas in Italia

Renzi rottama il suo stesso programma e affossa le rinnovabili per favorire i combustibili fossili

Renzi cambia verso e ….. ignorando il suo stesso programma, quello con il quale è stato eletto alle “Primarie” butta nel cesso decine di migliaia di posti di lavoro e miliardi di possibili investimenti per favorire, come al solito, le lobby del petrolio.

02

Le banche sono state ben servite, e ancora lo verranno in un prossimo futuro, la lobby dei giochi ha avuto quanto voleva, i palazzinari di Milano probabilmente avranno i terreni del fallimentare Expò, adesso tocca, di nuovo, alle lobby del petrolio.

Lo rivela uno studio realizzato da da Althesys, in Italia entro il 2030 si potrebbero garantire oltre 100mila posti di lavoro nel settore (circa il triplo di quanto occupa oggi Fiat Auto nel Belpaese), eppure nel 2015 se ne sono persi circa 4mila solamente nell’eolico.

Cattura

Adesso i rischi non ci sono più ?

Nel 2012 sono entrati in esercizio quasi 150mila nuovi impianti fotovoltaici, mentre nel 2014 si è scesi a soli 722, ma “State Sereni” con il rinnovo delle concessioni per le trivellazioni in Adriatico si garantiranno, secondo la Serracchiani che prima di convertirsi marciava e sosteneva a gran voce i NO-TRIV, miliardi di posti di lavoro, il benessere scenderà dal cielo come la “Manna” il mare resterà immacolato, i pescatori vedranno pesci che a migliaia salteranno dentro le loro barche, i turisti arriveranno a frotte per ammirare il tramonto sulle trivelle e le vie principali dei paesi saranno invase da compratori di mini trivelle in ceramica e boccette con petrolio DOC.

Intanto in Tunisia l’ennesimo incidente, che in Adriatico la premiata ditta i Renziani associati ci dicono che non potrà mai avvenire. E se lo dicono quelli che dovevano vendere le auto blù, eliminare le provincie, combattere l’evasione fiscale, la corruzione ed il conflitto di interesse siamo in una botte di ferro!

La fuga di greggio è avvenuta su una piattaforma petrolifera del pozzo di estrazione Cercina 7 e la “marea nera” ha interessato la costa della regione di Sfax, dove si trovano tra le spiagge più belle dell’arcipelago, frequentata meta turistica del Paese nordafricano ed ora si trova a circa 100 chilometri da Lampedusa.

03

Da Il Fatto Quotidiano (Che non percepisce contributi dallo stato, a differenza di molti altri, “Trombettieri” del Renzismo) di Luisiana Gaita del 24 marzo 2016

Per leggere l’articolo sul sito de Il Fatto Quotidiano Cliccare qui

La ong punta il dito contro la strategia del capo del governo che ha invertito la rotta rispetto al programma delle primarie e “vuole mettere in ginocchio il settore delle energie pulite e dell’efficienza energetica”. Quindi “il prossimo 17 aprile siamo chiamati a decidere ben più di quanto contenuto nel quesito referendario sulle trivellazioni offshore”

04“Il governo affossa le rinnovabili e migliaia di posti di lavoro” e Matteo Renzi rottama le sue stesse idee, quelle illustrate con tanto entusiasmo all’epoca delle primarie per la segreteria del Pd. I dati: nel 2012 sono entrati in esercizio quasi 150mila nuovi impianti fotovoltaici, mentre nel 2014 si è scesi 722”. Lo rivela il rapporto “Rinnovabili nel mirino” pubblicato da Greenpeace sui provvedimenti del governo Renzi che hanno sfavorito fotovoltaico ed eolico. Le conseguenze?

Una fuga di investimenti e nessun beneficio sulle bollette degli italiani”. E non va meglio sul fronte dell’occupazione: secondo uno studio redatto da Althesys per l’organizzazione in Italia entro il 2030 si potrebbero garantire oltre 100mila posti di lavoro nel settore (circa il triplo di quanto occupa oggi Fiat Auto nel Belpaese), eppure nel 2015 se ne sono persi circa 4mila nell’eolico.

Greenpeace punta il dito contro la strategia del governo: “Si vuole mettere in ginocchio il settore delle energie pulite e dell’efficienza energetica, per lasciare spazio ai combustibili fossili”. Per questa ragione, secondo l’ong “il prossimo 17 aprile siamo chiamati a decidere ben più di quanto contenuto nel quesito referendario sulle trivellazioni offshore”. I dati fanno riflettere se confrontati con le intenzioni espresse Renzi, nel 2012, quando era candidato alle primarie per la segreteria del Pd. Nel suo programma elettorale, l’allora primo cittadino di Firenze dedicava un capitolo intero alla sostenibilità.

Idee poi rottamate, evidentemente.

IL CROLLO DEGLI INVESTIMENTI

Metà della nuova potenza elettrica installata nel mondo nel 2015. Un anno da record. Per gli altri. In Italia negli ultimi anni c’è stato un calo degli impianti. Secondo i dati ufficiali del Gestore dei Servizi Elettrici, nel 2014, anno di insediamento del governo Renzi, sono entrati in esercizio appena 722 nuovi impianti. “Con l’aggravante – spiega Greenpeace – che parliamo di energia solare, una fonte di energia pulita su cui l’Italia dovrebbe puntare molto perché avrebbe le potenzialità per diventare un leader globale del settore”. Questi numeri negativi sono conseguenza, come evidenzia anche un’analisi di Bloomberg New Energy Finance, dei pochi investimenti nel settore. Nel 2014 in Italia sono crollati del 60 per cento rispetto al 2013, fermandosi a un ammontare complessivo di appena 2 miliardi di dollari. Eppure Renzi quando era candidato alle primarie parlava di “investimenti mirati anche di natura pubblica” da attuare “in settori ancora in fase di sviluppo (come il solare a concentrazione in alternativa al fotovoltaico o l’eolico d’alta quota)”.

TRA LE CAUSE LO ‘SPALMA-INCENTIVI’

Secondo lo studio di Bloomberg, a causare il crollo degli investimenti sono stati i tagli retroattivi e l’incertezza normativa sulle rinnovabili. Il 7 agosto 2014, ponendo la fiducia il governo Renzi ha convertito in legge il decreto 91 sulla Competitività. Tra i provvedimenti per abbassare il costo della bolletta elettrica degli italiani c’era lo ‘Spalma-incentivi’. “Con questa mossa – sottolinea Greenpeace – il premier ha messo in ginocchio migliaia di imprese del settore del fotovoltaico, esponendosi ad altrettanti ricorsi”. Il decreto prevede, infatti, che dal 1 gennaio 2015 tutti gli impianti di potenza superiore ai 200 kWp non avrebbero più goduto degli incentivi come previsto, ma avrebbero dovuto rimodulare la tariffa. “Il governo Renzi – spiega la ong – ha cambiato le regole del gioco a partita in corso e questo non è piaciuto affatto agli investitori”. La conseguenza? “Moltissimi ricorsi, tanto che di recente il Tar del Lazio ha sollevato davanti alla Corte Costituzionale la questione di legittimità del provvedimento”. Le prime udienze sono previste il 6 dicembre 2016 e, se verranno sollevati profili di incostituzionalità, la norma decadrà. In tal caso il Gestore dei Servizi Energetici si troverebbe a dover restituire a tutti i soggetti coinvolti la cifra trattenuta, nonché a risarcire i danni. “Il crollo degli investimenti – spiega Greenpeace – non è solo una questione di incentivi, ma soprattutto di credibilità del nostro Paese”.05

I POSTI DI LAVORO

Naturalmente, se calano gli investimenti, calano anche i posti di lavoro. Nonostante l’Italia non abbia ancora un monitoraggio sull’occupazione nel settore energetico, lo studio “Le ricadute economiche delle energie rinnovabili in Italia” realizzato da Althesys per Greenpeace rivela che, con adeguati investimenti entro il 2030 il settore delle rinnovabili potrebbe garantire oltre 100mila posti di lavoro. Nel 2015, invece, si sono persi 4mila occupati solo nel settore eolico, mentre aumentano le aziende costrette a chiudere.

LA DIFESA DELLE FONTI FOSSILI

“E mentre si tagliano gli incentivi alle rinnovabili (persino per la sostituzione dei tetti in amianto), aumentano quelli alle fonti fossili”, dichiara Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace. Il rapporto della ong cita il Fondo Monetario Internazionale, secondo cui nel 2014 l’Italia si è piazzata al nono posto in Europa per finanziamenti a combustibili fossili, con 13,2 miliardi di dollari, dato in crescita rispetto ai 12,8 miliardi del 2013. E se da un lato Paesi europei come la Germania confermano incentivi per le fonti rinnovabili per oltre 23 miliardi, altri come l’Italia penalizzano queste tecnologie, con incentivi che non superano gli 11 miliardi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...