Acqua/Ambiente/Inquinamento

Inquinamento in Veneto da pfas, nuovo verbale: Sapevano tutto !

E “qualcuno” va ancora in giro raccontando la favoletta che tutto va bene, che non ci sono, e mai ci saranno pericoli per l’acqua potabile, che le falde sono in sicurezza e che tutto è sotto controllo e verificato, mentre la realtà dei fatti ci dice l’esatto contrario, anzi ci dimostra che avrebbero voluto tenere tutto nascosto negando perfino (Come d’abitudine) copia della documentazione ad un consigliere di Montecchio Maggiore.

Stanno avvelenando l’aria, l’acqua, il mare ed il suolo tutto nel nome e per conto di una ipotetica crescita che, ammesso e non concesso ci fosse, andrebbe a beneficio dei soliti “pochi”.

E noi glielo lasciamo fare, anzi furbescamente nelle ormai rare e pochissime occasioni che ci hanno lasciato gli concediamo l’onore del nostro voto, li scegliamo dal mazzo per farci distruggere a norma di legge.

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A pochi giorni dal consiglio straordinario sull’avvelenamento di derivati dal fluoro, da Palazzo Balbi trapela un nuovo documento. Che pone un inquietante interrogativo

Da Veneto Vox di Marco Milioni del 17 marzo 2016

Cattura 01

Per leggere l’articolo su Veneto Vox Cliccare qui

L’esito di una riunione di una delle commissioni tecniche della Regione Veneto sulla questione pfas (derivati del fluoro molto nocivi per la salute) è destinata a scatenare un nuovo vespaio, dopo le polemiche di fine febbraio.

Martedì 22 marzo a Palazzo Ferro Fini è programmato un consiglio regionale straordinario proprio sull’argomento dell’avvelenamento dell’acqua, ma forse anche di alcuni cibi, addebitato alla Miteni-Rimar di Trissino nel Vicentino.

Il verbale, del quale Vvox può mostrare in esclusiva una copia, porta la data del 30 settembre 2015. Ed è la riprova che le Ulss venete e gli uffici di palazzo Balbi erano a conoscenza della serietà del problema, deflagrato nella sua interezza solo dopo che i media regionali e nazionali avevano reso pubblico un altro verbale esplosivo datato 4 febbraio 2016.

Ma come per quello dello scorso mese, anche nel verbale del settembre dell’anno passato emergono contraddizioni, confusione nel descrivere la situazione e persino una certa difficoltà nella esposizione e nella sintassi.

Se da una parte, al termine della relazione, i tecnici spiegano che «non ci troviamo comunque di fronte ad una emergenza» di converso le parole di Celestino Piz, direttore del dipartimento di prevenzione dell’Ulss 6 Vicenza, le cose stanno in modo diametralmente opposto: «… ci troviamo di fronte ad una emergenza.

Ci sono state riunioni, convegni ed incontri che non possiamo ignorare». Poi un dato di assoluta novità che fa intuire che la Regione o quanto meno alcune sue articolazioni territoriali siano a conoscenza di molto altro che non viene verbalizzato allorché il dirigente berico riferisce che sul caso Pfas «ben quattro procure stanno indagando».

A che cosa si riferisca Piz esattamente, il documento non lo dice. Tuttavia si tratta di toni assai diversi da quelli, per esempio, del rappresentante dell’Ulss 17 Monselice, il quale asserisce che a suo giudizio non solo «non esiste pericolo ma nemmeno rischio per la popolazione».

Una affermazione che sembra contraddire platealmente la recente decisione della giunta regionale (capitanata dal leghista Luca Zaia) di rifare i controlli dopo il flop denunciato poche settimane fa dalle minoranze, più in dettaglio da tutto il M5S e dal democratico Andrea Zanoni.

Nella prima pagina del verbale c’è un passaggio esplosivo in cui parla Adolfo Fiorio, responsabile del dipartimento prevenzione dell’Ulss 5 Montecchio-Arzignano-Valdagno: «Il dottor Fiorio fa presente che secondo lui non esiste rischio e urgenza per quanto riguarda le persone, ma chiede quale comportamento tenere in merito al fatto che un consigliere di Montecchio Maggiore ha fatto richiesta di avere copia dei dati».

La legge non ammette in nessun caso dinieghi. Non solo per i consiglieri comunali, che passando per il sindaco (membro della conferenza dei sindaci dell’Ulss di riferimento), hanno garantito l’accesso a quei dati. Ma soprattutto perché la disciplina europea in materia di dati ambientali, già recepita da tempo dall’Italia, impone la facoltà di accesso a quelle informazioni da parte di tutti i cittadini interessati da una determinata situazione o progetto.

Anche nel caso di Fiorio vale lo stesso interrogativo palesatosi con i colleghi di Monselice: da quali evidenze scientifiche deriva tanta sicurezza?

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Articoli Correlati:

Il silenzio della Giunta Zaia sul vastissimo inquinamento da PFAS nell’acqua ed alimenti e’ inquietante. di Andrea Zanoni del 29 febbraio 2016.

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