Inquinamento/Petrolio e Gas in Italia

Non abbiamo indizi, ma prove: le piattaforme in Adriatico inquinano oltre i limiti di legge

Trivelle fuorilegge: la verità nel nostro nuovo rapporto

Da Greenpeace Italia

Per leggere l’articolo e il “Nuovo Rapporto” sull’inquinamento provocato dalle atività estrattive in Adriatico” Cliccare qui

Trivelle_Fuorilegge-1

Sostanze chimiche pericolose, con un forte impatto sull’ambiente e sugli esseri viventi, si ritrovano abitualmente nei sedimenti e nelle cozze che vivono vicino le piattaforme offshore in Adriatico. Spesso in concetrazioni al di sopra dei limiti previsti per legge.

È quanto emerge dal nostro nuovo rapporto “Trivelle fuorilegge” in cui, per la prima volta, vengono resi pubblici i dati ministeriali relativi all’inquinamento generato da oltre trenta trivelle operanti nei nostri mari.

Le concentrazioni di queste sostanze sono, in oltre il 70% dei casi, oltre i limiti di legge. I dati mostrano una grave contaminazione da idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti, molte di queste sostanze sono in grado di risalire la catena alimentare fino a raggiungere gli esseri umani.

Come abbiamo fatto a saperlo?

Abbiamo chiesto al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, tramite istanza pubblica di accesso agli atti, di ottenere i dati di monitoraggio delle piattaforme presenti nei mari italiani. Il Ministero ci ha fornito soltanto i dati di monitoraggio di 34 impianti, relativi agli anni 2012-2014, dislocati davanti alle coste di Emilia Romagna, Marche e Abruzzo. Delle altre 100 e più piattaforme operanti nei nostri mari, non ci è stato fornito alcun dato. Delle due, l’una o l’altra: o il Ministero non dispone di informazioni in merito (e dunque questi impianti operano senza essere monitorati) oppure lo stesso Ministero ha deciso di non farci accedere a tutta la documentazione in suo possesso.

E non è tutto qui.

I monitoraggi sono stati eseguiti da ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, un istituto di ricerca pubblico sottoposto alla vigilanza del Ministero dell’Ambiente) su committenza di ENI, proprietaria delle piattaforme oggetto di indagine. In pratica, l’organo istituzionale (ISPRA) chiamato a valutare i risultati del monitoraggio sul mare che circonda le piattaforme offshore, opera su committenza della società che possiede le piattaforme oggetto d’indagine (ENI) cosicché il controllore è a libro paga del controllato.

Insomma, quel che a nessun cittadino sarebbe concesso, è concesso invece ai petrolieri, il cui operato è fuori controllo, nascosto all’opinione pubblica e gestito in maniera opaca.
Non ti sembra abbastanza?

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Nessuno ne parla, i giornali ed i giornalisti non pubblicano, i media televisivi, asserviti e molto spesso complici non ne fanno parola, ma se non volete che oltre al nostro territorio, al made in Italy, alle decine di migliaia di piccole e medie imprese sacrificate sull’altare della “Crescita e del Profitto” anche i nostri mari vengano svenduti per pochi “Denari” ……..

VOTA Sì al referendum del 17 aprile contro le trivelle per porre fine a questo vero e proprio far west

referendum_aprile_trivelle

 

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