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Maxi-rapina di quadri: Secondo il sindaco Tosi la sorveglianza é «adeguata»

«Io dico che la nostra sorveglianza è tutta a norma ed è adeguata. Ripeto: ci sono banche, gioiellerie, grandi musei esposti a questi fatti»

Furto al Museo - 02

Da Veneto Vox di Alessio Mannino

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Rapina a Verona e terrorismo: che Dio ci aiuti

«Le norme che vengono applicate e i parametri di sicurezza non rendono impossibili i furti, li fanno anche al Louvres. È chiaro che questo dipende anche dal coraggio e dalla sfrontatezza di chi opera e questi sono stati veramente sfrontati nell’agire: in quell’orario, con quelle modalità si sono anche assunti un margine di rischio notevole» (Radio 24, 20 novembre).

«Io dico che la nostra sorveglianza è tutta a norma ed è adeguata. Ripeto: ci sono banche, gioiellerie, grandi musei esposti a questi fatti» (L’Arena, 21 novembre). Così il sindaco di Verona, Flavio Tosi, sulla rapina di 17 quadri al Museo di Castelvecchio, alcuni dei quali capolavori assoluti, altri meno, in uno dei più clamorosi furti mai avvenuti in Italia.

Vediamo di mettere in fila i fatti. Si tratta di opere dal valore inestimabile (e infatti, forse, la spiegazione più logica è quella più illogica: dietro il blitz, un collezionista maniaco che ha commissionato il ladrocinio per guardarsele in solitudine, quelle tele invendibili), e non del valore di 15 milioni di euro stimato comicamente dal Comune scaligero.

Il museo di Castelvecchio é uno dei tre siti ritenuti strategicamente sensibili dalla stessa amministrazione Tosi per l’allarma terrorismo, assieme alla sede del Comune e al comando della polizia municipale.

I tre rapinatori a volto coperto si sono presentati all’ingresso nell’orario fra le 18.45 e le 19.30 (termine delle visite nelle sale) quando si svolgono le normali operazioni di chiusura e il personale diurno si riduce ad un dipendente comunale e ad una guardia giurata privata di Securitalia.

I banditi armati, dopo aver immobilizzato e legato la dipendente e disarmato la guardia e portandosela in giro pistola alla tempia, serafici hanno arraffato togliendo dai muri i quadri sguarniti di sensori.

Un sensore costa 150 euro l’uno. L’allarme non è inserito, e nessuna dalla centrale operativa di Securitalia se ne accorge, anzi nessuno si accorge di nulla. Prima di legare la guardia, le hanno requisito le chiavi dell’auto parcheggiata nel cortile e, dopo aver caricato i dipinti, se la sono filata nella massima tranquillità.

Ma i lacci non dovevano essere molto stretti, perché l’impiegata si libera e libera il compagno di sventura. A questo punto, solo a questo punto, qualcuno si avvede di cosa è successo perché i due chiamano il 113. L’allarme viene dato alla polizia alle 20.45.

Certo sapevano benissimo come muoversi all’interno, i tre rapinatori (e non ci vuole molto: basta fare una visita come tutti, magari evitando di essere «sfrontati» dichiarando all’ingresso di essere i futuri ladri).

Ma con una sola guardia e nessun allarme, farli passare, come li ha definiti Tosi, come dei «professionisti», degli Arsenio Lupin, appare un tantino esagerato.

Così come esagera, ma al contrario, nel minimizzare, quando mette le mani avanti dicendo che lui, nonostante l’intero Paese sia in allerta, non farebbe «alcun accostamento fra l’allarme terrorismo e quanto successo a Castelvecchio».

Detto da uno che il giorno prima, sembrando adombrare ipotesi simili per le città italiane inclusa la propria, ricordava che a Pechino, in piazza Tienanmen, nessuno entra ed esce se non passando i controlli attraverso un metal detector, fa l’effetto di chi farfuglia frasi a mo’ di giustificazione oscillando fra il troppo poco e il troppo, fra l’allarmismo e la noncuranza.

Se questo è il livello di impenetrabilità di edifici pubblici a rischio, meglio affidarsi al santo protettore del proprio campanile, nel caso veronese a San Zeno. Di certo, dopo una razzìa compiuta senza sparare un colpo, con estrema calma, il sistema di protezione che non ha protetto niente, e la luce rossa scattata dopo che se n’erano andati avendo avuto il tempo, solo avessero voluto, per farsi pure un caffé, meglio non sperare in chi l’amministra, il campanile, sostenendo per giunta che la sorveglianza é «adeguata».

Che il buon Dio ce la mandi buona.

Furto al Museo - 03

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Una banda di professionisti è entrata nella sede museale ieri sera e ha immobilizzato e disarmato la guardia giurata in servizio, quindi legato la cassiera e messo a segno il colpo. Erano circa le 20 quando tre persone vestite di nero sono entrate al museo e hanno subito immobilizzato il guardiano della Sicuritalia, quindi hanno legato la cassiera e hanno chiesto alla guardia di accompagnarli nelle sale in cui erano esposte le opere che dovevano rubare.

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