Ambiente/Incenerimento e Gassificazione/Territorio

Sblocca Italia, nel decreto del governo 12 nuovi inceneritori in 10 regioni

E anche stavolta non è colpa loro, lo vuole l’Europa, dice il governo, e tira in ballo la direttiva Ue del 2008, il “RIFORMATORE” continua a non riformare un cavolo e riprende il piano proposto nel 2008 da Confindustria sotto il governo Berlusconi.

Perché così vicino alle case? Per ammazzarti meglio!

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Ma sono solo altre balle, megaballe, che nascondono ben altri interessi, la direttiva infatti propone tutt’altro: riduzione dei rifiuti, raccolta differenziata, riuso, riciclaggio e impianti Tmb (un trattamento “a freddo” che riduce ulteriormente la parte di rifiuti non riciclabile).

Loro hanno fretta, bisogna fare in fretta, visto mai che la Corte costituzionale accolga i ricorsi che le regioni hanno avanzato su questo punto e si blocchi l’iter dei nuovi impianti e trasformano con un colpo di bacchetta i “CANCROVALIRAZZORI” detti anche fabbriche di malati e di morte in infrastrutture e insediamenti strategici di interesse nazionale, ma quale interesse, l’interesse dei pochi che come al solito si arricchiranno, ma stavolta lo vogliono fare sulla nostra pelle giocando a dadi con la nostra vita.

12 inceneritori - 07Mentono sapendo di mentire e vogliono prenderci tutti per il culo, gli inceneritori sono antieconomici da qualsiasi punto di vista li si voglia guardare, escluso ovviamente quello del costruttore e del gestore.

Nuovi posti di lavoro, solo alcune decine di persone, mentre, ed è documentato, incentivando la differenziata e relativa separazione, riciclo e recupero dalle 68.300 persone occupate oggi si passerebbe a 195.000.

Tralasciamo, in quanto non siamo aggiornati sulle cifre, il costo dello smaltimento in discariche autorizzate delle migliaia di tonnellate di ceneri. Se gestire la differenziata costa 185,00 euro a tonnellata, bruciare i rifiuti costa invece circa 150,00 Euro a tonnellata che arrivano a circa 220,00 con gli incentivi energetici in bolletta, ci avvelenano e gli paghiamo anche gli incentivi che al contrario hanno tolto sulle rinnovabili.

Il fiorente mercato del fotovoltaico infatti, grazie all’aiuto dei governi che hanno tolto gli incentivi, sta languendo con ditte che chiudono e personale a casa, ma tranquilli, LUI ha creato il Jobs Act vedrete a settembre, i posti di lavoro verranno su come funghi, nonostante i dati dell’ISTAT lo sconfessino ad ogni nuova rilevazione, e ovviamente, ma questa è un’altra notizia, LUI vorrebbe iniziare la “Spending Rewiev” proprio eliminando l’ISTAT che gli sta dando tanto fastidio.

Gli inceneritori procurano solo malati e morte, ma “LUI” dice che non è vero!

Anzi dice che gli inceneritori non fanno male, (fattene uno a casa tua) quando tra qualche anno centinaia di persone si rivolgeranno alla sanità pubblica i costi aumenteranno ancora, ma a LUI questo non importa.12 inceneritori - 03

La lungimiranza di questo governo, e dei parlamentari è ferma alla conquista del vitalizio e della liquidazione dei trombati nell’eventualità che non siano rieletti, (svariati miliardi di euro già stanziati per i poveri parlamentari che non troveranno lavoro se e quando dovessero decadere)

Pensavamo di aver visto tutti gli “Effetti Speciali” di Renzi & c., ma il “Fiorentinio che non deve chiedere mai” ne tira fuori ancora dal suo cappello a punta, solo che è un effetto di morte per i cittadini e di distruzione del territorio, ma “State Sereni” se hanno tanta fretta di approvare il decreto vuol dire che qualcuno ne trarrà molti vantaggi, sicuramente non i cittadini e meno che mai chi ci vive a fianco.

Lorenzo Tomatis, il grande oncologo italiano, a proposito degli inceneritori pronunciò una frase lapidaria: “difficilmente le nuove generazioni ci perdoneranno per questo suicidio ambientale” ma a Renzi che cazzo gliene frega, per lui l’importante nella vita è comandare (da solo) girare in elicottero e selfarsi …… tutto il resto è noia.

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Da Il Fatto Quotidiano di Marco Palombi

Navi a prezzo doppio - 05

 

Sblocca Italia, nel decreto del governo 12 nuovi inceneritori in 10 regioni

Per leggere l’articolo su Il Fatto Quotidiano Cliccare qui

Si aggiungono ai 42 già in funzione e ai sei già autorizzati ma in via di costruzione. Il testo inviato ai governatori in bozza svela le intenzioni dell’esecutivo dal Piemonte alla Sicilia: verranno bruciate 2,5 milioni di tonnellate di spazzatura in più, +37% rispetto a oggi. Il ministro Galletti ha convocato una riunione tecnica per il 9 settembre: “Bisogna fare presto”

12 inceneritori - 06Forse qualcuno ha dimenticato il decreto Sblocca Italia, ma il governo no. E infatti il 29 luglio è arrivata alle Regioni la bozza di decreto legislativo che attua una delle previsioni del testo divenuto legge a novembre scorso: quella sugli inceneritori, cioè quegli impianti che bruciano immondizia e producono (a carissimo prezzo) energia. Il testo – che il Fatto Quotidiano ha letto – prevede l’autorizzazione di 12 nuovi inceneritori in dieci regioni: due in Toscana e Sicilia, uno a testa in Piemonte, Liguria, Veneto, Umbria, Marche, Campania, Abruzzo, e Puglia. Impianti che vanno ad aggiungersi ai 42 già in funzione e ai sei già autorizzati ma ancora in via di costruzione.

“Fate presto”: il ministro ha perso la pazienza

Il dlgs partito da Palazzo Chigi è ormai alla terza riscrittura e effettivamente in ritardo rispetto ai tempi previsti dalla Sblocca Italia (entro 100 giorni dall’approvazione della legge), ma ora il governo non vuole più aspettare: la bozza è accompagnata dal caldo invito del ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, a fare in fretta (“la necessità che su tale documento la Conferenza esprima il proprio parere nella prima seduta utile”) e dalla convocazione di una riunione tecnica il 9 settembre. Non sia mai che la Corte costituzionale accolga i ricorsi che le regioni hanno avanzato su questo punto e si blocchi l’iter dei nuovi impianti.

Gli inceneritori peraltro – proprio grazie allo Sblocca Italia – ora “costituiscono infrastrutture e insediamenti strategici di interesse nazionale”. In soldoni, autorizzazioni più veloci, meno potere alle regioni, protezione rafforzata dei siti scelti contro le proteste dei cittadini: lo stesso schema già adottato per il Tav Torino-Lione e, nello stesso decreto, per le trivellazioni petrolifere e gli impianti di stoccaggio dei gas.

Addio differenziata, l’importante è bruciare

Curioso che per il governo non sia “strategico” incentivare la raccolta differenziata, ma – in barba a costi, rischi ambientali e indicazioni europee – costruire più inceneritori. A oggi, ci informa il “censimento” che l’esecutivo allega alla bozza di decreto, sono attivi in Italia 42 impianti per complessive 82 linee di “produzione”: 52 al Nord, le altre divise a metà tra Centro e Sud. La parte del leone la fanno Lombardia e Emilia Romagna, in cui lavorano grosse multiutility come A2A, Hera e Iren.

In tutto, nel 2014, sono finite in fumo circa 6 milioni di tonnellate di rifiuti, capacità a cui aggiungere le 730 mila teoriche dei sei impianti già autorizzati (uno a Firenze, uno in Puglia, uno in Calabria e tre nel Lazio). Secondo il governo, però, non bastano: bisogna bruciare altri due milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti l’anno (+37%) e per farlo servono 12 nuovi impianti (i due in Sicilia avranno capienza da 350mila tonnellate l’uno).

Una scelta irrazionale e anti-economica

Intorno agli inceneritori, peraltro, la partita è iniziata da tempo: una settimana fa a Forlì, sempre grazie allo Sblocca Italia, l’impianto già esistente è stato autorizzato ad aumentare la sua capacità di utilizzo di diverse migliaia di tonnellate e riclassificato come “di recupero energetico”, dunque sovvenzionato come produttore di energia rinnovabile. Il Comune era contrario (l’assessore all’Ambiente Bellini si è dimesso), mentre la regione aveva appena annunciato la chiusura di un paio di inceneritori sugli otto attivi in Emilia Romagna.

Il bello è che il governo si giustifica tirando in ballo la direttiva Ue del 2008, che invece propone tutt’altro: riduzione dei rifiuti, raccolta differenziata, riuso, riciclaggio e impianti Tmb (un trattamento “a freddo” che riduce ulteriormente la parte di rifiuti non riciclabile). Solo alla fine, dunque, e come “male necessario”, arrivano inceneritori e discariche, scelte più inquinanti.

Il governo Renzi, invece, ha reso l’inceneritore “strategico”: oggi autorizza impianti che saranno pronti fra 5 anni e rimarranno in funzione per 30. La scelta di bruciare i rifiuti, peraltro, è incomprensibile anche a livello economico: ai comuni, mediamente, la differenziata costa 198 euro a tonnellata, bruciarli circa 150. Solo che, aggiungendo gli incentivi energetici in bolletta, il costo è simile se non superiore: 220 euro nel 2012. Gli inceneritori, peraltro, creano poca occupazione: per il think tank Waste Strategy, incentivando separazione, compostaggio etc. si passerebbe dalle 68.300 persone impiegate oggi a 195.000 in pochi anni. Non solo: almeno il 25% del peso dell’immondizia bruciata – a non tener conto di diossine, furani e Pcb che finiscono nell’aria – si ripresenta poi sotto forma di cenere da smaltire come rifiuto speciale. Ma Renzi vuole i suoi 12 inceneritori: avrà i suoi buoni motivi.

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