Politichese e dintorni

Moretti, ma uno stage in Afghanistan no?

Dopo 51 giorni di pensieri repressi, torna in gran forma “Ladylike”. E le spara sempre più grosse. Urge correttivo radicale

La Moretti le spara grosse - 02

Da Veneto Vox di Alessio Mannino

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«Torna la vera Alessandra Moretti». Preparate le mascelle, tenetevi la pancia: ci sarà da ridere. Sono passati esattamente 51 giorni dalla figuraccia epocale rimediata dalla candidata del centrosinistra alle regionali venete: un’inezia, in politica, ma all’Ale devono essere sembrati un’eternità. Ha dovuto per forza abbassare tono e ritmo delle uscite pubbliche, anche se non completamente e totalmente, come sarebbe stato logico e opportuno per non passare da presuntuosa fuori dalla realtà. Ma é più forte di lei: se non parla, evidentemente crede di non esistere.
Qualcuno, tipo vecchie lenze come i colleghi in aula Ruzzante o Fracasso, le spiegheranno prima o poi che far politica in consiglio regionale non é esattamente come far la deputata a Roma o l’europarlamentare a Strasburgo. Consigliamo ai consiglieri di tenere degli anti-depressivi d’emergenza a portata di mano, per quando l’Ale lo capirà.

Non ce l’ha più fatta a contenersi, dunque, e ieri ad una festa di quartiere del Pd veronese ha dato libero sfogo alla «vera Moretti». Oggi possiamo dire con certezza che il suo vero io conferma quel che pensavamo di lui, cioé di lei: ha tendenze politicamente suicide, ha una carica involontariamente comica, e umanamente é traviata da una profonda ingratitudine. Scorriamo le dichiarazioni:

1) «I nostri elettori hanno punito severamente il governo Renzi e il mio errore è stato voler far passare il messaggio che ci fosse un forte collegamento tra la mia candidatura e il governo nazionale. Questo è stato profondamente sbagliato, perché il Veneto è geloso della sua autonomia e vuole conservare una contrapposizione rispetto al governo nazionale».

Ma per Togliatti & Berlinguer: ma se l’intera tornata delle regionali di quest’anno era un test di medio termine per il governo, se é stato Renzi a benedire le candidature a governatori, se le è stata affibbiata l’agenzia di comunicazione, Dotmedia che aveva seguito il premier, senza che lei storcesse il naso, se gli autonomisti con lista apposita e in generale l’idea “venetista” – zero credibile se collegata al Pd – non le ha fatto beccare un voto in più ma semmai in meno, se tutto questo è vero come infatti è vero, se ne deduce che la Moretti non ha ancora capito nulla dei motivi per cui ha straperso con disonore. Nulla, nisba, vuoto.

2) «Un governo che ha messo in piedi non una ma quattro riforme alla vigilia del voto ci ha penalizzato».

Al di là del merito di questa riforme (esempio: quella sulla scuola, che ha fatto rivoltare quel che resta della sinistra italiana contro il governo, che qualche sparuto non vedente chiama ancora di sinistra), ci sfugge il sottile, sottilissimo ragionamento della Moretti: se quattro riforme son troppe, evidentemente, che so, due andavano bene. Ma se ne avesse annunciate solo due, il parolaio Renzi, la nostra povera candidata avrebbe dovuto parare il colpo di chi lo avrebbe accusato di realizzare poco. Ma poi, le riforme non erano belle e buone in sè, perchè l’importante è “fare”? Misteri del riformismo.

3) «Possiamo dire che siamo un popolo di ipocriti? Non ho mai visto una simile cattiveria mista a misoginia come quella nei miei confronti in quell’occasione. Ma quante stupidaggini escono dalla bocca degli uomini che fanno politica? E perché se io dico una cosa, il cui messaggio per altro rivendico, devo essere massacrata?».

Si riferisce, l’Ale, all’esiziale video-intervista sul Corriere.it in cui cinguettava sulla cura del proprio aspetto estetico definendosi “Ladylike”. Prima di tutto, non è solo dagli uomini che fanno politica che le è venuto addosso di tutto: sono stati anche gli uomini che non fanno politica, per non parlare delle donne. E’ vero, è stata una gara all’insulto e alla volgarità sessista, specialmente sui social network, davvero indegna. Ma che almeno la vispa teresa riconoscesse di aver detto una cretinata insulsa e fuori luogo. E invece no: la rivendica, pure. Non c’è speranza, per la Moretti.

4) «La mia campagna elettorale è stata completamente sbagliata, non mi hanno fatto quasi mai andare in televisione dicendo che ero sovraesposta, proprio mentre Zaia era su ogni canale. Mi sono dovuta vestire con un look castigato, da ferrotranviere. In definitiva, hanno cercato di dare un’immagine di me che non era credibile, quella non ero io».

Finalmente un’autocritica. Vabbé, per modo di dire: adesso se la prende con mister Donnini della Dotmedia. Che non ne ha azzeccata una, ma non l’ha fatto anzitutto per l’antecedente colpa del Partito Democratico e della sua classe dirigente (sic), cioè di essere andati alla pugna elettorale senza uno straccio di analisi sociale e una conseguente proposta politica, limitandosi come beoti a cavalcare il renzismo. Che in Veneto, alle regionali, contro Zaia, impersonato da una Moretti di spessore pari all’aria, equivaleva ad un azzardo di presunzione quasi offensiva per l’intelligenza media. Se si fosse vestita da sciantosa, in decolleté d’ordinanza, avrebbe raccattato più preferenze? Anche qui: la lezione Ladylike non le è servita a un tubo. La ragazza non impara, non si applica, non ascolta e non vuole ascoltare. Neanche se le dicessimo che Zaia non si è fatto ogni canale, al contrario suo fino a fine 2014, quando ci ha fatto andare in overdose e appena la vedevamo cambiavamo istintivamente. E poi: cosa le hanno mai fatto di male i ferrotramvieri?

5) «Un inutile e massacrante tour de force mi ha portato a dedicare lo stesso tempo a un Comune di duecento abitanti rispetto al Comune capoluogo. E alla fine non ha pagato».

I 500 e passa Comuni del Veneto visitati uno per uno, ora li sbeffeggia così. Anche se effettivamente ha ragione: bersi uno sprizzetto e inscenare un comizietto nel paesino, giusto due-chiacchiere-due coi presenti cammellati e qualche autoctono curioso, e poi scappar via verso la prossima tappa, e considerare tutto questo un viaggio di conoscenza del territorio profondo, suscitava commenti ilari ai suoi stessi compagni di partito. Ma lei, mentre si logorava nel tour de force, non era capace di alzare la manina e correggerlo in corsa? La portavano in giro sedata? Si era trasformata in un cartonato umano? Le avevano installato nel cervello un microchip di controllo che le consentiva di aprire bocca solo per sciorinare a memoria i testi degli autori?

6) «O devo forse mettermi il burka?».

Sì. Proponiamo per la Moretti uno stage di almeno sei mesi in Afghanistan. Ma non fra i soldati Usa e i loro manutengoli occidentali e locali: fra i Talebani (che per altro non hanno loro introdotto il burqa, un’usanza tradizionale extra-islamica di molti popoli dell’Asia centrale).

Da sinistra Tommaso Giuntella,  Alessandra Moretti e Roberto Speranza, con alle spalle Pier Luigi Bersani, durante la presentazione del comitato delle primarie per Bersani, Roma 20 settembre 2012. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Da sinistra Tommaso Giuntella, Alessandra Moretti e Roberto Speranza, con alle spalle Pier Luigi Bersani, durante la presentazione del comitato delle primarie per Bersani, Roma 20 settembre 2012.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

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