Politichese e dintorni

L’Asse del Male veneto M5S-Lega, che paura!

L’elezione (coi voti zaiani) del grillino Berti a vicepresidente della commissione sanità veneta? Il “sistema” é in pericolo.

L'asse del Male - 02

E forse sarà un caso, ma sulla rete girano strane voci, voci non confermate e non verificabili, insistono sul fatto che questa ondata incontrollata di profughi verso il Veneto (legittimi o meno che siano) viene indicata come una possibile ripicca del “boyscout Fiorentino che non deve chiedere mai” alla sonora e bruciante asfaltatura che il PD, ma soprattutto la Moretti, ha subito in Veneto e alla perdita dell’ambita poltrona che controlla l’80% del bilancio regionale.

Da Veneto Vox di Alessio Mannino

Cattura 01

L’Asse del Male veneto M5S-Lega, che paura!

Allarme rosso: è nato l’Asse del Male in Regione Veneto. Noi non ce ne eravamo accorti, ma per fortuna che a metterci in guardia sono stati ieri il Corriere della Sera e il Corriere del Veneto. Grazie a Marco Ascione sulla testata nazionale e al direttore del dorso regionale, Alessandro Russello, anche noi umili di spirito siamo in grado di comprendere quale apocalittico disegno si celi dietro l’elezione a vicepresidente della commissione sanità veneta del grillino Jacopo Berti: l’unione dei «gemelli diversi dell’anti-sistema», la Lega Nord e il Movimento 5 Stelle.

O anime dei padri costituenti, o numi tutelari della democrazia: vegliate su di noi, ora che un esponente dell’opposizione siede alla presidenza, anzi no, alla vicepresidenza dell’organo del consiglio regionale deputato a controllare l’80% del bilancio dell’ente.

Il guaio è che Berti non fa parte dell’opposizione “giusta”.

Gli alti lai e strepiti del capogruppo (sic) del Pd Alessandra Moretti tradiscono una rabbia scomposta per vedersi sfilato il posticino ambito.

E’inammissibile che la maggioranza zaian-leghista voti un oppositore grillino. Di grazia: con quali voti, se non anche con i voti della maggioranza, per di più se bulgara come quella del governatore, un oppositore potrebbe farsi eleggere per espletare un doveroso ruolo di garanzia che è diritto e dovere dell’opposizione esercitare?

Scommettiamo che se invece di Berti fosse stato eletto un Democratico, la versione del Pd sarebbe che Zaia ha correttamente contribuito al buon funzionamento dell’equilibrio fra chi governa e chi controlla?

Ma secondo il 7° Cavalleggeri corrierista, un banalissimo accordo che vivaddio dà un po’ di spazio di manovra anche agli oppositori a 5 Stelle – che a differenza del centrosinistra, non hanno un passato di opposizione tiepida o accomodante da rimproverarsi – assisteremmo alla pericolosissima saldatura di due forze rivoluzionarie.

Che c’azzecchi con la commissione sanità della Regione «l’anti-europeismo, la stella polare dell’uscita dall’euro a suon di referendum, l’odio per la Germania merkeliana, il digrigno dei denti nei confronti dei profughi… una rivendicazione «local» allergica alle sfide della contemporaneità…», lo sanno soltanto Ascione e Russello. A quest’ultimo, in realtà, la verità scappa, e pure con sottofondo di violini e fanfare renziste.

A bruciargli é «soprattutto… la battaglia contro il Pd e il suo massimo simbolo, quel Renzi “sistemico” che dopo l’istinto e la narrazione rottamatoria sta tentando di riformare, fra luci ombre, un Paese irriformabile pagando lo scotto dell’uomo solo al governo». Zaia e Berti (non Grillo: proprio Berti) vorrebbero nientemeno «mettere all’angolo il Pd, vittima del passaggio dal legaforzismo al legagrillismo».

Povero Pd: «escluso o marginalizzato, il Pd, oltre che dal governo della Regione, anche dai ruoli chiave affidati – per la logica dei contrappesi democratici – all’opposizione consiliare». Vedi sopra: se non è Pd, non è opposizione. Ma tosto arriva il colpo d’ala: «magari assisteremo alla mutazione di un centrosinistra dal dna “governativo” che, senza praticare necessariamente l’antagonismo grillino, saprà inventarsi un nuovo modo di fare opposizione nella regione che non è mai riuscito (e ci riuscirà mai?) a conquistare.

La regione che ha avuto il gigantesco scandalo Mose senza che a Palazzo nessuno ma proprio nessuno, né dalle file della maggioranza né da quelle della minoranza, se ne accorgesse».

Qua siamo noi che informiamo Russello: non si è accorto che negli anni del Mose, all’opposizione (si fa per dire) c’era proprio il centrosinistra.

Pd avvisato mezzo accoppato: se al prossimo giro elettorale vuole seppellirsi sotto il 20%, ora la strada da seguire la sa. Grazie a Russello, supplente facente funzioni del segretario regionale Roger De Menech. A proposito: qualcuno l’ha più sentito?

L'asse del Male - 02

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