Progetti di Finanza e Grandi Opere/Territorio

Vernizzi accerchiato. Da Zaia, Corte e Anac

La Pedemontana veneta é sotto processo. Politico e giudiziario. Tutti i nodi da sciogliere.

SPV Vernizzi Accerchiato - 02

Da Veneto Vox di Marco Milioni

Cattura 01

Vernizzi accerchiato. Da Zaia, Corte e Anac

Le recente querelle attorno al tema degli espropri necessari per realizzare la Pedemontana Veneta (nota come Spv, progetto in carico al proponente privato dell’opera, la conglomerata italo-spagnola Sis-Spv), hanno ridato fiato a chi non vede di buon occhio la superstrada che dovrebbe connettere Spresiano nel Trevigiano a Montecchio Maggiore in provincia di Vicenza: 90 kilometri d’asfalto, oggi sulla carta, con qualche cantiere che viaggia un po’ a rilento. 

Tanto che il dossier Spv-esprori, tema approfondito l’altro ieri da Vvox, è finito diretto sui tavoli dell’esecutivo capitanato dal governatore leghista Luca Zaia. 

ZAIA: VERNIZZI OUT? 

A differenza dei «No Spv» che hanno una matrice prettamente di marca antagonista, il Comitato per la Pedemontana Alternativa (Covepa) è politicamente trasversale. É popolato da simpatizzanti della sinistra, da attivisti del M5S, da supporter del Carroccio, da esponenti del Pd, da volti storici dell’ambientalismo e dell’autonomismo veneto fino a semplici cittadini. 

Il fatto che gli espropriati da due settimane ormai occupino stabilmente le cronache regionali, Rai in primis, è emblematico dell’onda lunga che è stata generata dalla querelle. Tanto che pochi giorni orsono, era il 2 luglio, è stato il neo assessore ai trasporti in persona, l’avvocato leghista Elisa De Berti, a rilasciare al portale del Corriere Veneto una dichiarazione che in laguna ha scatenato una burrasca silenziosa in alcuni palazzi del potere: «In effetti un fascicolo in cima alla pila c’è, l’ha messo il presidente in persona: gli espropri della Pedemontana. Si parte da lì». 

Certo non è facile capire se quella di Zaia sia solo una strizzatina d’occhio ad una platea che mediaticamente gli sta dando «molto filo da torcere», o se ci sia una ragione conosciuta solo da pochi. 

In questo secondo caso chi non starebbe vivendo ore felici è la cerchia del commissario delegato alla Spv Silvano Vernizzi, al quale proprio Zaia potrebbe voler sfilare la gestione del dossier Spv anche in considerazione di un fatto semplice semplice: Vernizzi è rimasto l’unico pezzo grosso della galassia orbitante attorno a Palazzo Balbi che era vicino al duo Galan-Sartori. 

E proprio Zaia potrebbe avere deciso di anticiparne il pensionamento, attraverso un gioco di sponda ben orchestrato dai suoi spin doctor. Che però deve avvenire con l’avallo di Palazzo Chigi, poiché la nomina del commissario straordinario è pur sempre in capo al governo. 

LO SPETTRO DELLE AZIONI LEGALI 

Ma c’è un altro aspetto che preoccupa Vernizzi, ed è quello della capacità finanziaria di Sis-Spv di completare il progetto.

Da mesi infatti si parla di pagamenti giunti a singhiozzo ai subappaltatori.

Idem con patate per gli espropri tanto che in più d’una occasione il Covepa ha attaccato i sostenitori dell’opera, spiegando che il proponente privato, il gruppo Sis-Spv, che fa riferimento ai costruttori piemontesi Dogliani e alla multinazionale iberica Sacyr, non abbia sufficiente fieno in cascina per portare avanti i lavori che sulla carta dovrebbero finire nel 2018, tanto da doversi appoggiare, almeno allo stato attuale, a risorse di provenienza pubblica. 

Per di più i comitati, durante i conciliaboli tenuti a margine delle manifestazioni degli ultimi giorni, avrebbero quindi deciso di andare a vedere «l’eventuale bluff del privato» con una istanza di sequestro o di fallimento, da depositare presso il tribunale competente, a Torino. 

Sempre se il concessionario non staccasse gli assegni per i corrispettivi dovuti per le immissioni in possesso. In seconda battuta i comitati starebbero ipotizzando, tra le altre, anche un esposto penale alla Procura, affinché vagli la eventualità di una segnalazione al tribunale in forza degli articoli 6 e 7 della legge sui fallimenti, ovvero la 267 del 16 marzo 1942.

CORTE DEI CONTI & ANAC  

Non è finita. La Spv è finita sotto i riflettori dell’Autorità Anti-corruzione, la quale chiede chiarimenti in merito alle modalità con cui il contratto di concessione ha preso vita. 

L’Anac chiede di fugare dubbi su eventuali anomalie. Ma la stessa pista, già prima di Anac, viene battuta in lungo e in largo anche dalla sezione centrale della Corte dei conti che a Roma monitora il comportamento dei centri di spesa dello Stato e delle sue articolazioni. 

Da settimane infatti il magistrato erariale Antonio Mezzera, la toga che tra le prime, già tra il 2007 e il 2009, aveva evidenziato le storture del sistema Mose, è alle calcagna di Vernizzi. Su Spv Mezzera ha avviato una articolata procedura di accertamento che sarebbe in dirittura d’arrivo, ma il magistrato non avrebbe nascosto la sua stizza per la scarsa collaborazione di alcuni enti locali, Regione e commissario alla Spv in primis, chiamati a fornire chiarimenti su iter ed atti formalizzati negli anni passati. 

I dubbi sono molti: dallo squilibrio a favore del privato nell’ambito del contratto di concessione sino alla regolarità dei progetti o delle autorizzazioni soggiacenti.

PASSAGGIO AL TAR 

L’intera procedura che riguarda la Spv al momento è sub judice.

In primo grado il Tar del Lazio – competente in quanto il commissario è di nomina governativa – aveva dato ragione ai ricorrenti, alcuni dei quali si sono ritirati per vero: è il caso del Comune di Villaverla nel Vicentino. Regione e Commissario delegato si erano salvati in corner perché il Consiglio di Stato, che ancora non è entrato nel merito, aveva messo in ghiacciaia l’esecutività della sentenza di primo grado. 

A giorni è atteso un altro pronunciamento del Tar Lazio su un ricorso gemello. Il clima politico però è cambiato. Tanto che un quesito nasce spontaneo: che cosa succederebbe se in questa circostanza il Consiglio di Stato non sospendesse l’esecutività di una sentenza ancora sfavorevole per i fautori di un’opera da 2,1 miliardi in cui il peso a carico del pubbico, a differenza di quanto fatto balenare in principio, è via via cresciuto? 

In questa cornice va letto con attenzione uno dei passaggi chiave della sentenza sulla vicenda Spv fornulato dal tribunale amministrativo tre anni fa (Tar Lazio, sentenza numero 01140/2012, pagina 58). Si tratta di parole che pesano come macigni:

«… l’insidia maggiormente pervasiva… è che verrebbe ad introdursi un potere derogatorio idoneo… a prevalere sull’ordine della gerarchia delle fonti… che ben si presta a distorsioni di segno eversivo». 

Mentre sullo sfondo incombono le inchieste della procura di Firenze, le quali seppur indirettamente, almeno per ora, hanno puntato i riflettori sulle autorizzazioni rilasciate dal ministero delle infrastrutture relative alla procedura collegata alla Spv. Il cui direttore dei lavori, prima degli arresti chiesti appunto dalla procura fiorentina nell’ambito dell’affaire Incalza, era l’ingegnere fiorentino Stefano Perotti detto “mister mille incarichi”.

SPV Vernizzi Accerchiato - 03

 

 

 

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