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Veneto, in tre mesi perse 2.600 aziende

Siamo in periodo pre-elettorale e, come d’abitudine, i politici o i presunti tali si affannano disperatamente nel cercare di convincerci a votarli.

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Il detto che “In guerra e in amore tutto è permesso” viene sdoganato e utilizzato per i loro scopi e dall’alto dei loro palchi sciorinano dati, numeri e notizie solo per infondere negli elettori fiducia nelle loro proposte miracolose, nelle cure infallibili, e nel mare di ovvietà, buonismo e populismo che cavalcano per convincerci che sono come noi, che hanno gli stessi problemi, che comprendono benissimo le difficoltà delle nostre famiglie, dei disoccupati, degli esodati, dei pensionati, e di coloro che non riescono più a fare un pasto degno di tale nome.

Ma sono tutte “Balle” dalla prima all’ultima, non sono come noi, vivono in un’altra dimensione e prosperano su un altro pianeta.

Le loro parole sono false come monete da tre Euro e vanno a braccetto con le mille e una bugia che anche l’imbonitore nazionale sostiene e propina, ma la realtà dei fatti è ben diversa, la strada che noi, e non loro, stiamo percorrendo è lastricata di morti e sono le cifre a confermarlo, cifre che purtroppo non possono essere smentite, ma che gli imbonitori di turno si affannano a smentire, confutare o fantasiosamente rovesciate per conquistare un posto al sole, lo stesso sole che su migliaia di famiglie Italiane è tramontato.

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Da Veneto Vox

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Veneto, in tre mesi perse 2.600 aziende

Il 2015 non inizia bene per il sistema imprenditoriale del Veneto. Il numero di imprese attive presenti nei registri camerali a fine marzo si è attestato a 436.698 unità, lo 0,6% in meno rispetto alla fine del 2014, vale a dire che il sistema produttivo regionale ha perso circa 2.600 imprese.

C’è da scontare sicuramente la quota di chiusure che si accumulano nelle prime settimane del nuovo anno, ma anche il raffronto con lo stesso periodo del 2014 risulta impietoso: rispetto a marzo dello scorso anno il sistema produttivo si è ridimensionato di quasi 2.800 imprese.

Dall’inizio della crisi (2008) ad oggi il tessuto produttivo ha lasciato sul campo quasi 26.000 imprese.

«E’ ancora lastricata di sacrifici – commenta Fernando Zilio, presidente di Unioncamere Veneto – la strada che porta alla ripresa. Sette anni di recessione hanno inflitto pesanti perdite al tessuto produttivo veneto e se il raffronto tra 2014 e 2013 può non apparire drammatico, tale è invece il raffronto con il 2008».

A fronte di un aumento delle società di capitale (+808 unità da inizio dell’anno), a farne le spese sono state le società di persone (-817) e soprattutto le ditte individuali (-2.603).

Sul versante del mercato del lavoro, il peggioramento dell’occupazione indipendente sembra tuttavia compensato da una dinamica di segno opposto della componente dipendente. Gli ultimi dati amministrativi disponibili indicano infatti un’inversione di tendenza: nel primo trimestre 2015 le assunzioni a tempo indeterminato hanno superato le uscite, sia a livello regionale che nazionale.

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