Progetti di Finanza e Grandi Opere/Strade e Ferrovie/Territorio

Spv, piovono sberle dalla Corte dei conti e dall’Anac

La Corte dei conti bacchetta il Ministero dei trasporti e la Regione Veneto perché avrebbero omesso di fornire alcuni importanti chiarimenti sulla Pedemontana veneta. Chiarimenti che erano giá stati chiesti in passato e che i due enti si sarebbero rifiutati di fornire alla magistratura erariale romana che da settimane ha aperto una istruttoria in tal senso.

E il Dossier “Pedemontana Veneta” è sul tavolo di Raffaele Cantone

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Ne hanno parlato al TG3 Regionale – Dal minuto 10,35

Da Teapile di Marco Milioni del 15 aprile 2015

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Spv, piovono sberle dalla Corte dei conti e dall’Anac

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L’AFFONDO.
Più nel dettaglio la lettera porta la firma del dottor Antonio Mezzera, una delle toghe che si occupa del controllo sui ministeri delle attività produttive, ed è stata spedita durante la mattinata di ieri.
In buona sostanza il magistrato chiede a palazzo Balbi lumi sulla sostenibilità finanziaria del progetto mentre al dicastero dei trasporti è stato interrogato circa la sua attività di monitoraggio sullo stato di avanzamento dei lavori.

LA STOCCATA.
E così la partita sulla Spv quindi si fa ancora più complicata. Non solo per i nuovi addebiti della magistratura romana: non solo per quelli, pesanti, già espressi in passato.
Ma anche perchè, come riferisce Renzo Mazzaro su La Nuova Venezia di oggi a pagina 13, anche l’Autoritá nazionale anti-corruzione, l’Anac, ha avviato una istruttoria sulla Pedemontana veneta.
Nella quale si prefigura se i dubbi si materializzeranno in condotte scorrette, addirittura la eventualità di pesanti irregolarità amministrative.
Il motivo? Potrebbero essere stati violati, questi i dubbi dell’autoritá capitanata da Cantone, i dettami della convenzione che regola i rapporti tra enti pubblici e il privato incaricato di realizzare l’opera, il consorzio Sis-Spv.
Ovvero il privato sarebbe stato sgravato dei rischi d’impresa anche in ragione dell’aumento del contributo pubblico passato da un centinaio di milioni di euro ad oltre seicento.
Questi mutamenti dei rapporti tra committenti pubblici e privati incaricati dei lavori avrebbero de facto trasformato il contratto da convenzione ad appalto. Il che comporterebbe la perdita di tutti quei privilegi in materia di deregulation e altre semplificazioni garantiti dalla prima fattispecie.
Si tratta di una condizione che se si verificasse potrebbe comportare anche l’abolizione di tutto o di una parte dell’iter in forza del quale si sono avviati i lavori.
L’Anac in questo senso fa proprie le lamentele dei comitati che da anni si battono contro l’attuale tracciato. Doglianze delle quali Regione e governo erano stati informati a più riprese e che settimane fa erano state rilanciate, sottoforma di esposto proprio all’Anac, dal senatore vicentino Enrico Cappelletti del M55 (in foto).

Enrico Cappelletti

Enrico Cappelletti

LA POSSIBILE BATOSTA.
E c’è di più. Da giorni nella capitale si parla di un Maurizio Cantone pronto a commissariare il commissario governativo alla Spv.
Opzione che se si materializzasse sarebbe clamorosa. Sul piano politico tra l’altro starebbero sgretolandosi alcuni pilastri portanti che da anni sorreggono il sancta sanctorum del potere al ministero delle infrastrutture: ovvero l’unitá di missione retta di diritto e di fatto da quell’Ercole Incalza finito nel ciclone del caso Lupi.
Ed è proprio all’unità di missione che il magistrato Mezzera ha rivolto il monito più pressante a disvelare alcuni dettagli, segno che il filone investigativo seguito dalla magistratura erariale potrebbe portare molto molto lontano.

STOP MOMENTANEO.
Frattanto si registra anche uno stop al via libera per la variazione progettuale che interessa il tratto di Pedemontana tra Trissino e Montecchio Maggiore. Inizialmente previsto in galleria è stato riformulato come passaggio in superficie per evitare che la costruzione del tunnel contribuisse a spargere in falda una sacca di inquinanti a basendi fluoro frutto della lavorazione e del cumulo degli scarti della Miteni di Trissino.
A bloccare l’iter autorizzativo e a chiedere un mese per studiare le carte sarebbero stati i componenti di nomina del ministero dei beni culturali in seno alla commissione speciale insediata presso la struttura commissariale governativa. Commissione che dovrebbe appunto autorizzare la modifica progettuale senza che le carte passino per i ministeri, come previsto dalla legge ordinaria.
Deroga concessa al commissario dalla legge vigente. A patto che l’opera rispetti i crismi amministrativi ed economici dettati dalla normativa in tema di emergenze.

Marco Milioni

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