Politichese e dintorni

Nelle pieghe del decreto sugli 80 Euro anche una legge ad personam che potrebbe far assolvere qualcuno dei “Lorsignori”

La maggioranza dimostra grandissima “determinazione” nella lotta alla corruzione……..fa di tutto perché non sia scoperta o, comunque, resti impunita…….

Il porto di Molfetta

Il porto di Molfetta

Non bastava che PD, Ncd, e LEGA (Che predica bene ma razzola male) avessero negato l’uso delle Intercettazioni, nel dubbio si sono fatti la legge infilandola tra le pieghe degli 80 Euro, ed il gioco è fatto.

E adesso si capisce la fretta sospetta con cui si è messa a votazione la legge finanziaria. E’ stata portata al voto al Senato senza il testo scritto. Il testo cartaceo, richiesto dal M5s, è stato portato in aula alle due di notte con un testo incompleto e pieno di errori. e in solo due ore è stata votata senza il tempo di leggere, capire, verificare, discutere. Ed era, il 33esimo voto di fiducia in solo 11 mesi. Il Parlamento è esautorato di una sua prerogativa, che è quella di discutere le leggi.

Una riunione di condominio dura di più! La scusa era…. tanto si può cambiare… dopo!!!

E quando il M5S e il deputato Casson del PD si sono rifiutati di votare la legge (Casson si è addirittura sospeso) si sono alzate alte al cielo le voci delle cornacchie di turno “Remano contro i cittadini” “Non vogliono dare gli 80 Euro ai cittadini” …….

Ma in realtà molto più semplicemente non si volevano rendere complici di un altro crimine, prendere per i fondelli i cittadini e favorire la corruzione!

Ed è questo quello che in pochi, pochissimi, si sono rifiutati di votare, è il metodo ormai usato ed abusato dagli indegni occupanti delle poltrone del potere, in una legge o in un decreto che apparentemente sembra buono e vantaggioso per i cittadini ci infilano commi, sotto commi, codicilli e note che, al contrario, vanno a favore di singole persone o al massimo a favore della casta dei politici e burocrati vari.

E questo è solo uno di quei casi, poi chiedetevi ancora il perché certe forze politiche si rifiutano di accondiscendere anche a quelle che sembrano essere buone leggi, chiedetevi il perché certi articoletti inseriti di nascosto, magari nottetempo da qualche manina furba saltano fuori improvvisamente e solo dopo, tutti, anche i “Lorsignori” fanno finta di meravigliarsi, io non ne so nulla, io non c’ero, io c’ero ma dormivo, nessuno sa niente, ma ormai il danno è fatto ed a nessuno, naturalmente, viene in mente che esiste la possibilità di abrogare quel comma, quell’articolo o quella nota, va bene così, oggi protegge tizio, ma domani potrebbe salvare il mio di culo.

Non passa giorno che non salti fuori qualche “Schifezza” combinata da indegni occupanti di certe poltrone, personaggi mai eletti, mai scelti dal popolo, personaggi senza un minimo di vergogna e senza coscienza, senza morale che non sanno neanche dove stanno di casa la correttezza e l’etica.

E ad ogni giorno che passa, ad ogni annuncio come il famoso DASPO per i corrotti, cresce lo schifo e la repulsione e parimenti cresce lo sdegno per quei commentatori e giornalisti che pur di fronte all’evidenza continuano a negarla strisciando ai piedi del potente di turno, forse per mantenersi il posto o forse con la speranza di raccogliere qualche briciola del pasto che stanno consumando, e il pasto è ……. l’Italia, che una volta approvate definitivamente la legge elettorale, la riforma del Senato e la modifica di decine di articoli della Costituzione, checché ne dica il “Fiorentino che non deve chiedere mai” tornerà ad essere un paese sotto dittatura, sotto la dittatura di un “Infiltrato” mai scelto e mai votato dagli Italiani e di un partito di sinistra che ha definitivamente perso il senso dell’orientamento.

Senato - Discussione sul Jobs Act

Da Il Fatto Quotidiano di Mario Portanova del 25 marzo 2015

Azzollini e il porto di Molfetta, una legge ad personam potrebbe assolverlo

Per leggere l’articolo sul sito de Il Fatto Quotidiano – Cliccare qui

Nelle pieghe del testo sugli 80 euro di Renzi, una norma che sana irregolarità degli enti locali rispetto alla legge di stabilità commesse “prima del 2005”. Che va a toccare direttamente l’accusa rivolta dai pm di Trani al potente presidente Ncd della Commissione bilancio. Il caso sollevato da Repubblica. Da D’Attorre a Palese, ecco le firme bipartisan sull’emendamento incriminato

Antonio Azzollini, campione delle leggi ad se stessum. Il latino è del tutto maccheronico, ma rende l’idea. Il senatore Ncd, presidente della Commissione bilancio, di recente attenzionato per la seconda volta dalla Corte dei Conti, potrebbe scampare dalle accuse che lo hanno fatto finire nel registro degli indagati per la vicenda del porto di Molfetta, città pugliese di cui era sindaco, un appalto da 57 milioni (vinto dalla coop rossa cmc di Ravenna) per un’opera mai finita, ma per la quale lo Stato ha stanziato finora oltre 169 milioni.

Secondo Repubblica Bari, un piccolo comma inserito in una legge approvata l’anno scorso (quella dei famosi 80 euro di Renzi) potrebbe far cadere una delle accuse contestate al politico alfaniano dalla Procura di Trani. Quella di aver versato 5,7 milioni di euro alle imprese appaltatrici del porto con un “artifizio contabile”, sostengono i pm, in modo tale che il Comune di Molfetta apparisse comunque in regola con il patto di stabilità per gli enti locali.

Sotto la lente è il comma 1-bis dell’articolo 18 del decreto legge n.16 del 2014, poi convertito in legge. E proprio in sede di conversione (prima stranezza) è comparso il “bis” incriminato. Il quale, “per i mutui contratti dagli enti locali antecedentemente al 1o gennaio 2005″ offre una nuova interpretazione di una precedente norma, il comma 76 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311. Proprio quella che i pm di Trani contestano ad Azzollini di aver violato. La nuova interpretazione è tale che “l’ente locale beneficiario può iscrivere il ricavato dei predetti mutui nelle entrate per trasferimenti in conto capitale, con vincolo di destinazione agli investimenti”.

Così facendo, “l’eventuale rimborso da parte dello Stato delle relative rate di ammortamento non è considerato tra le entrate finali rilevanti ai fini del patto di stabilità interno”. Un cavillo supertecnico, ma a sollevare sospetti è innanzitutto il riferimento netto al 2005, visto che il pagamento incriminato era stato iscritto nel bilancio del Comune di Molfetta giusto nel 2004.

E l’inchiesta contro Azzollini e una sessantina di indagati era diventata di pubblico dominio il 7 ottobre 2013, con due arresti.

Come mai sei mesi dopo, nel marzo del 2014, qualcuno si preoccupa di intervenire sui mutui contratti dai Comuni otto anni prima?

Ilfattoquotidiano.it ha ricostruito la storia di quell’emendamento. Anzi, di quei tre emendamenti identici presentati simultaneamente alla Camera il 27 marzo 2014, in sede di conversione del decreto. Le firme sono bipartisan, ma a netta maggioranza democratica. Il primo è stato proposto da Bruno Censore e Alfredo D’Attorre (entrambi Pd). Il secondo da Michele Pelillo (Pd, eletto in Puglia). Il terzo da Rocco Palese (Pdl, oggi Forza Italia, eletto in Puglia). Unificati e approvati in aula. Poi il testo è passato al Senato, transitando anche per la Commissione bilancio guidata da Azzollini, ed è diventato legge dello Stato.

Non è la prima volta che il Parlamento licenzia leggine utili al potente ex sindaco di Molfetta. Fra le accuse della Procura di Trani contro Azzollini c’è quella di avere dirottato i copiosi fondi statali stanziati per il porto ad altre destinazioni, dalla pista di atletica alla sistemazione dei marciapiedi. Molti di questi dirottamenti, però, non possono essergli contestati in virtù di una norma del 2005 (il dl 203 poi convertito in legge), secondo la quale i fondi da quel momento in poi stanziati per il porto di Molfetta potevano essere utlizzati anche per “la realizzazione di opere di natura sociale, culturale e sportiva”. Il pronto soccorso ad Azzollini è spesso bipartisan. Nell’ottobre scorso il Pd è stato determinante per respingere la richiesta della Procura di Trani di utilizzare alcune intercettazioni telefoniche – sempre relative all’inchiesta sul porto – in cui compariva il parlamentare.

Il prezzo pagato dai dem fu una lacerazione interna con tanto di autosospensione del senatore Felice Casson.

Una vicenda che ha poi pesato sulla sua decisione di candidarsi a sindaco di Venezia, con la prospettiva di lasciare Palazzo Madama (e i suoi compromessi) se eletto.

Casson

Casson

ARTICOLI CORRELATI:

Azzollini, Corte dei Conti vuole 7,8 milioni dal presidente della Commissione bilancio.

Azzollini, storia di un intoccabile e del suo porto da 170 milioni. Mai realizzato

Porto Molfetta, truffa da 150 milioni. Indagato senatore Pdl Azzollini, due arresti

Senato, Pd vota no a uso intercettazioni di Azzollini. Casson si sospende dal partito

03 Azzolini

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...