Progetti di Finanza e Grandi Opere/Territorio

Inchiesta Grandi Opere, Burchi: «Vi spiego come funziona il Sistema»

Se il ministro avesse sottoposto a Incalza il progetto di una centrale nucleare sul Vesuvio lui l’avrebbe studiato a fondo e alla fine avrebbe decretato… ma sì, si può fare.

02 Grandi Opere

Ed è questo il sistema Italiano del fare, tutto si può fare, basta oliare a dovere gli ingranaggi giusti, e con la legge “Obiettivo” un’altra leggina ad hoc per favorire la crescita dei soliti conti nelle solite banche è il controllato che nomina e paga il controllore, meglio di così …. Obiettivo Raggiunto.

Procedure VIA, carte a posto con timbri e firme come si conviene, poi la Superstrada passa sopra una discarica ancora attiva, e si stupiscono, ma come non era una discarica per “INERTI”? si fa ad esempio via dell’industria sopra un corridoio ecologico Natura 2000, e magari ti rispondono cos’è un corridoio ecologico? Si stà distruggendo l’agricoltura, specialmente quella biologica, si inquinano le falde, l’aria che respiriamo è già la peggior aria d’Italia, Ilva compresa, ma tutto ciò non ha nessuna importanza, i timbri e le firma sono a posto!

Spendiamo più della Germania ma solo per far ingrassare i soliti noti!

Spendiamo più della Germania ma solo per far ingrassare i soliti noti!

Adesso l’attenzione di tutto il mondo va allo scanalo Expò, che non sarà mai terminato a tempo per l’apertura e infatti hanno già appaltato le coperture per le incompiute, per il MOSE, per la TAV Fiorentina, prossimamente anche per quella Veneta, per la Valdastico, la Valsugana la BRE.BE.MI e la Pedemontana …… ma sono state realizzate migliaia di piccole opere che hanno deturpato per sempre il nostro Veneto, migliaia di procedure VIA con le firme ed i timbri a posto, siamo poi così sicuri che anche questi timbri e queste firme non siano figlie del sistema Italia per le grandi opere?

Burchi: Adesso vi spiego come funziona

Burchi: Vi spiego come funziona il sistema

Inchiesta Grandi Opere, Burchi: «Vi spiego come funziona il Sistema» – Parla il manager Giulio Burchi, l’indagato chiave dei pm fiorentini

Da Il Corriere della Sera di Paolo Mondani del 21 marzo 2015

Per leggere tutto l’articolo sul sito de Il Fatto Quotidiano – Cliccare qui

Giulio Burchi è il testimone più prezioso della Procura fiorentina per via di quel suo modo di parlare di tutto con tutti. Battute che mordono, e più che mordere azzannano, e un discorrere serratissimo che ti tiene incollato alla sedia e inserirsi è un’impresa. Una manna per gli investigatori, che con lui al telefono hanno riempito centinaia di fogli di intercettazioni.

I Costi lievitano .... più del doppio!

I Costi lievitano …. più del doppio!

Noi di Report l’abbiamo incontrato due volte, pochi giorni prima degli arresti del 16 marzo. Ci eravamo sorbiti tonnellate di carte sulle grandi opere e nella direzione lavori emergeva sempre quel nome. Un perfetto sconosciuto per noi, ma non per Burchi. “Stefano Perotti è uno dei tre figli di Massimo, ex Presidente della Cassa per il Mezzogiorno ed ex Direttore generale dell’Anas. Venne arrestato dalla procura di Milano nel 1985 per una storia di illeciti finanziamenti alla politica e dopo di allora si è ritirato in Svizzera. Quando Massimo era in Cassa per il Mezzogiorno, Ercole era un giovane ingegnere e lavorava a stretto gomito con lui, il giro era quello di Signorile e della sinistra socialista o se vuole della sinistra ferroviaria, tutti pugliesi come Ercole, che è di Francavilla Fontana”.

Mentre la trasparenza dello stato è inesistente

Mentre la trasparenza dello stato è inesistente

Burchi la dice così: “Sono l’uomo di Banca Intesa nelle grandi opere, anzi meglio, sono l’uomo di Giuseppe Guzzetti”.Veniamo al suo appunto. “Il giro è semplice: Incalza telefona alle imprese e impone Perotti alla direzione dei lavori, e Perotti assume il figlio del ministro Lupi che un bel mattino, lasciando tutti di stucco, si presenta in rappresentanza di SPM, la società di Perotti, al cantiere della Torre Eni di San Donato Milanese.

La tecnica è antica: assunzioni e consulenze per ottenere favori. Tanto per dirne altre due, Perotti diede lavoro a Rocco Trane, antico brasseur d’affaire di Signorile, e recentemente al figlio dell’ingegner Acerbo”. Parliamo di Antonio Acerbo, ex responsabile per Expo del Padiglione Italia, già arrestato per l’appalto delle Vie d’Acqua. Ma si tratta di assunzioni e consulenze o ci sono tangenti vere e proprie? “Per quel che ne so le consulenze possono diventare quella roba lì, e il margine le imprese lo fanno perché basta sovrafatturargli il lavoro”.

Quanto incide la corruzione dei politici e dei burocrati

Quanto incide la corruzione dei politici e dei burocrati

Burchi va giù diritto, e spiega che dopo il recente pensionamento Incalza detta ancora legge al Ministero ma per le pratiche spicciole “usa Sandro Pacella, la sua ombra manzoniana”, ora anche lui in carcere.

Passiamo ai cantieri dati a Perotti. “Fate attenzione – sottolinea Burchi – non ce n’è uno, dico uno, acquisito per evidenza pubblica”.

Elenchiamoli:

  • Pedemontana Veneta,
  • Pedemontana Lombarda,
  • il Nodo ferroviario di Firenze “dove gli arresti del 2013 hanno provocato il cambiamento di tutti i soggetti imprenditoriali e tecnici, ma Perotti no, lui è rimasto”.
  • Una tratta della Metro 5 e City Life a Milano,
  • due lotti della Salerno-Reggio Calabria
  • due lotti del Passante del Brennero in Ati con Italferr. E qui Burchi si infiamma: “Sul Brennero Italferr fu obbligata da Incalza a caricare Perotti, ma è la più grande società di ingegneria del paese, che necessità aveva di associarsi con lui?”.
  • L’ alta velocità Milano-Treviglio: “Anche qui è intervenuto pesantemente Incalza su Saipem e Pizzarotti che non l’hanno fatto volentieri”.
  • Il 50% del Passante ferroviario Milano-Genova che, spiega Burchi, “era stato promesso al figlio di Andrea Monorchio, Giandomenico, che però fu costretto a dividere la direzione lavori al 50 per cento con Perotti per pressioni di Incalza su Impregilo”.
  • La M4 a Milano, dove “Incalza provò fino all’ultimo a far ritirare la direzioni lavori a Metropolitana Milanese ma il direttore del Comune di Milano Salucci è riuscito a limitare i danni e così a Perotti è andato solo l’appalto della sicurezza in cantiere”.
  • Il collegamento ANAS con il porto di Ancona dove “la direzione lavori è stata assicurata a SPM da Impregilo per l’ impegno preso direttamente con Incalza”.
  • Poi c’è il cantiere della Metro C a Roma, operazione che Burchi definisce “fantastica” perché “c’era una direzione lavori esistente, ma su pressione di Incalza verso Astaldi si è arrivati alla sostituzione dell’impresa in favore di Perotti”.
  • E ancora: la direzione lavori del nuovo palazzo dell’Eni a Milano: “Un combinato disposto di Angelo Caridi, responsabile Eni per il progetto, e di Incalza, buoni conoscenti sin dai tempi della prima TAV”. Angelo Caridi, ex direttore generale della Divisione Refining & Marketing di Eni e ora dipendente di Eni servizi è indagato per associazione a delinquere finalizzata all’evasione, accusato di aver falsificato le bolle per non pagare le accise e creare così una provvista occulta nei bilanci.
Costano il doppio e la fine non arriva mai

Costano quasi il doppio e non finiscono mai!

L’elenco si conclude con l’autostrada Eas Eydyer-Emssad in Libia. “Roba da ridere – sbotta Burchi – dopo aver imposto ad Anas International la famiglia Trocca come partner nell’appalto da 100 milioni di euro, Incalza aveva già pensato a Perotti per la futura direzione lavori”. Una concentrazione impressionante. “Da far impallidire l’ingegner Nino Bevilacqua e Pietro Lunardi, due dilettanti allo sbaraglio al confronto di Perotti”.

Grandi opere ... INUTILI!

Grandi opere … INUTILI!

Burchi se la prende con la Legge Obiettivo del 2001 che “rende autoimmune l’impresa dal controllo pubblico”. Il testo è chiaro: è il General contractor che nomina i direttori dei lavori. Il controllato che decide il controllore e lo paga.

Ora la vecchia anima socialista agita Burchi: “Il ministro Lupi e Incalza hanno già fatto le loro debite pressioni anche per i prossimi obiettivi di Perotti”.

Parliamo del tratto della Tav Treviglio-Verona e della Vicenza-Padova, del progetto Quadrilatero Umbria-Marche, del macrolotto Anas della Jonica, della Orte-Mestre e della Nogara-Mare.

Lupi e Incalza

Lupi e Incalza

Burchi cita a memoria tutti i progetti, conosce gli uomini e i loro rapporti politici: una macchina da guerra. E sa come funziona al ministero delle Infrastrutture: “Se si vuol andare da Lupi bisogna necessariamente passare per Perotti, Cavallo e Girlanda, i tre che presidiano il ministro”.

Francesco Cavallo è il presidente di Centostazioni del gruppo FS, ora finito in carcere. Rocco Girlanda è l’ex sottosegretario alle Infrastrutture di Forza Italia, oggi nel Ncd, indagato nell’inchiesta fiorentina.

Anche Burchi ha i suoi guai, finito nell’indagine si scopre che con Perotti è in Ati su un lotto della Salerno-Reggio Calabria: si è preso le briciole per troppo tempo e probabilmente voleva di più.

La maddalena - 470 milioni di Euro al macero!

La maddalena – 470 milioni di Euro al macero!

Ci lasciamo con due immagini. “Perotti? Sembra quel cantante degli Uriah Heep, se lo ricorda? Magro, quasi evanescente. Sparagnino al massimo. Non ostenta niente. Ha un sacco di bravi giovani ingegneri che paga quasi niente mentre lui prende dei milioni”.

Incalza? “Un intellettuale della Magna Grecia, ti affascina con le parole e conosce la macchina alla perfezione ma sul piano tecnico c’è poca sostanza”. E lo finisce così: “Se il ministro avesse sottoposto a Incalza il progetto di una centrale nucleare sul Vesuvio lui l’avrebbe studiato a fondo e alla fine avrebbe decretato… ma sì, si può fare”.

E poi si lamentano per i mancati investimenti!

E poi si lamentano per i mancati investimenti!

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