Incenerimento e Gassificazione/Inquinamento/Territorio

Beati i costruttori di Pace: fermate la combustione dei rifiuti in Veneto

L’associazione dei Beati i costruttori di Pace ha scritto una lettera a Presidente, Assessori, Consiglieri della Regione Veneto, ai Sindaci, Assessori e Consiglieri dei Comuni del Veneto e ai Presidenti, Assessori e Consiglieri delle Provincie per chiedere di fermare la combustione dei rifiuti in Veneto, ricordando come premessa che “la scadente qualità dell’aria nel nostro territorio rappresenta un dato inconfutabile che sollecita la massima precauzione”.

02 Veneto in Fumo

Da Bassano Più Di Emma Grande del 15 Marzo 2015

07 Bassano Piu

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Ecco il testo integrale della lettera:

La scadente qualità dell’aria nel nostro territorio rappresenta un dato inconfutabile che sollecita la massima precauzione e controindica la realizzazione di ogni struttura che inevitabilmente, apportando nuove fonti di inquinamento, porterebbe ulteriori carichi di tossici ambientali e, quindi, aggravi per la salute e la qualità della vita. E’ prioritario pensare agli effetti sugli esseri umani più fragili, perché già malati, o più suscettibili come bambini, donne in gravidanza, anziani. Va inoltre considerato il problema dell’accumulo degli inquinanti nell’ambiente, nelle catene alimentari e nell’organismo umano e quindi la trasmissione materno fetale degli stessi, con il pericolo di una trasmissione ed amplificazione transgenerazionale dei danni. Nonostante degli studi abbiano messo in luce l’associazione tra i livelli di inquinanti atmosferici e diversi effetti dannosi per la salute umana, le evidenze scientifiche a riguardo non sono sufficientemente note, e ciò può essere fonte di incertezza nella valutazione, da parte di cittadini ed amministratori, dei rischi cui la popolazione risulta esposta. La lista delle “lezioni apprese in ritardo da pericoli

Don Albino Bizzotto

Don Albino Bizzotto

conosciuti in anticipo” è già troppo lunga. Con problematiche così importanti e complesse devono sempre essere privilegiate le scelte che si ispirano al principio di “precauzione”, alla tutela e salvaguardia dell’ambiente, perchè la nostra salute e quella delle future generazioni è ad esso indissolubilmente legata (come le drammatiche esperienze su amianto, benzene, piombo e polveri fini dovrebbero averci insegnato).

Per questi motivi chiediamo in Veneto :

1) la programmazione della chiusura degli inceneritori di R.S.U presenti nel comune di Padova e Schio. La proibizione dello smaltimento con combustione di rifiuti speciali, all’interno di aziende, come a Marghera o a Villadose, Montecchio, Lonigo. La chiusura del ciclo degli inceneritori di rifiuti “impropri” come i cementifici e le centrali elettriche ( esempi ne sono la centrale a carbone di Fusina, i cementifici di Monselice).

2) che venga istituita immediatamente una moratoria sui nuovi progetti di termodistruzione/termovalorizzazione.

3) che venga istituita una efficiente ed efficace azione di verifica e controllo, in continuo, dei possibili inquinanti in entrata per gli impianti già in funzione dove ad oggi non è possibile garantire con certezza se non per i rifiuti radioattivi l’assenza di materiale non inceneribile quale l’asbesto e che questi controlli siano simultaneamente affiancati da rigorosi monitoraggi sanitari delle popolazioni già potenzialmente esposte da enti terzi certificati, accreditati per evitare che il controllore e il controllato coincidano.

4) siano altresì istituzionalizzati i Garanti delle popolazioni che dovranno conoscere in tempo reale i risultati delle campagne ambientali, sanitarie e l’andamento delle misurazioni di tutte le possibili emissioni causate dal sistema di smaltimento operante, al fine di proporre tempestive soluzioni che comunque devono rientrare in un programma di chiusura dell’incenerimento come metodica di smaltimento.

5) che si attui una politica delle “R” sui rifiuti (Razionalizzazione, Riduzione della produzione, Raccolta differenziata, Riciclaggio, Riuso, Riparazione, Recupero) e sull’educazione della cittadinanza in merito. Solo dopo aver attuato tutti i punti precedenti, si potrà eventualmente valutare correttamente la migliore tecnica impiantistica per lo smaltimento della frazione residua scelta tra i sistemi che garantiscono meglio salute umana ed ambiente. Solo con questa politica, oltre a ridurre i costi economici, si possono ottenere impatti ambientali e sanitari inferiori a quelli prodotti dagli inceneritori e dalle discariche.

L’ incenerimento rappresenta, fra tutte le tecnologie, la meno rispettosa dell’ambiente e della salute.

Gli impianti di incenerimento rientrano tra le industrie insalubri di classe I e qualunque sia la tipologia adottata, qualunque sia il materiale destinato alla combustione, danno origine a diverse migliaia di sostanze inquinanti di cui solo una parte è stata identificata.

Usiamo volutamente il termine “inceneritore” dal momento che la dizione “termovalorizzatore”, con cui alcuni di questi impianti sono comunemente indicati, è un termine di fantasia, che non trova riscontro nel resto d’Europa, dove tutt’al più impianti di questo tipo sono indicati col termine di “inceneritori con recupero energetico”.

Va anche sottolineato come in Italia questa pratica è stata incentivata con i denari dei contribuenti.

La termodistruzione trasforma rifiuti relativamente innocui, quali imballaggi e scarti di cibo recuperabili e riciclabili, in composti tossici e pericolosi sotto forma di emissioni gassose, polveri fini, ceneri volatili e ceneri residue che richiedono costosi sistemi per la inertizzazione e lo stoccaggio.

Tra gli inquinanti emessi troviamo il particolato (inalabile PM 10 fine PM 2,5, ultrafine PM< 0,1 um), metalli pesanti, diossine, composti organici volatili, ossidi di azoto e ozono.

E’ inevitabile la produzione di ceneri (che rappresentano circa 1/3 in peso dei rifiuti in ingresso e devono essere smaltite in discariche speciali o colpevolmente assimilate nel clinker.

L’immissione sistematica e continua nell’atmosfera per ogni processo di combustione di fumi inquinanti contenenti polveri grossolane (PM10) e fini (PM2.5) costituite da nanoparticelle di sostanze chimiche (metalli pesanti, idrocarburi policiclici, policlorobifenili, benzene, diossine, furani e altri composti) sono estremamente pericolose, perché persistenti ed accumulabili negli organismi viventi.

Esistono evidenze che il particolato atmosferico sia cancerogeno per gli esseri umani.03 Veneto in Fumo

Nelle popolazioni esposte alle emissioni di inquinanti provenienti da inceneritori si sono osservati numerosi effetti avversi sulla salute della popolazione quali: incremento di malformazioni congenite, problemi endocrini comportamentali e riproduttivi, aumento di patologie polmonari e cardiovascolari. Sono stati segnalati aumenti di diverse tipologie di cancro ma particolarmente significativa è risultata l’associazione per tumore del polmone, linfomi non Hodgkin, neoplasie infantili e sopratutto sarcomi, patologia considerata “sentinella” dell’inquinamento da inceneritori.

Studi condotti in Francia ed in Italia hanno evidenziato inoltre conseguenze particolarmente rilevanti nel sesso femminile.

Anche con i “nuovi” impianti non può essere fornita alcuna valida garanzia di innocuità.

È importante sottolineare come anche le tecnologie più efficienti possono ridurre le emissioni in atmosfera di vari inquinanti, ma non impedirle e, soprattutto, non possono incidere sulla loro formazione limitandosi, in pratica, a spostare le sostanze inquinanti dai fumi alle ceneri: in ogni caso la gran parte di esse è destinata a finire comunque nell’ambiente.

Inoltre una delle problematiche poste dagli impianti di nuova generazione, e correlata alle temperature più elevate di esercizio, è la formazione di ingenti quantità di particolato fine ed ultrafine, in proporzioni superiori a quelle dei precedenti inceneritori.

Questi rischi sono assolutamente ingiustificati in quanto esistono tecniche di gestione dei rifiuti, alternative alla combustione, già ampiamente sperimentate e aventi minore impatto nocivo per la salute pubblica.

Per esempio adottando la tecnologia del centro di riciclo Vedelago (TV) si può trattare e recuperare la frazione plastica riducendo considerevolmente la quota di rifiuto indifferenziato da destinare allo smaltimento.

Proseguire sulla strada dell’incenerimento non può che essere definita, come affermò Lorenzo Tomatis, già direttore della Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC): “una follia” e tutto ciò rende conto della resistenza che tale prassi incontra nelle popolazioni, nella comunità scientifica e soprattutto nel personale medico che, con assoluta fermezza e non solo in Italia, ha preso posizione condannando l’incenerimento.

04 Veneto in Fumo

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