Politichese e dintorni

E con questa fanno il bis. PD il partito dei ripensamenti?

Calderoli definì “orango” la Kyenge, per il Pd non è da processare. Poi ci ripensa. Ma la vera notizia non è tanto la definizione di Orango affibbiata da Calderoli all’ex ministro ma quella del bi-ripensamento del PD.

Razzismo: Calderoli insulta il ministro Kyenge, ”sembra un orango”
Agenzia di Stampa ASCA

In due giorni per ben due volte il PD cambia idea sotto la pressione dell’opinione pubblica e delle opposizioni (sempre più esigue a dire il vero, anche gli “eletti” di Scelta Civica sono saltati in corsa sul carro di quello che pensano sarà il vincitore, ma senza lo stesso clamore mediatico dedicato alle defezioni dal M5S che ci ha accompagnato per giorni e giorni con affermazioni e commenti che spesso hanno rasentato il ridicolo, ma ormai è un dato di fatto, qualunque cosa accade in Italia è sempre e soltanto colpa di Grillo) ma torniamo in tema, non più tardi dell’altro giorno, anche dopo le chiare parole del neo eletto Presidente Mattarella,  in aula il PD ha rimandato per l’ennesima volta la discussione sulla legge per ripristinare il falso in bilancio e l’anti corruzione, per poi far finta di ripensarci la mattina dopo e “Annunciare(solo annunciare) l’esatto contrario, da qui lo “schizzofrenici” di Marco Travaglio nel corso dell’ultimo servizio pubblico. Oggi, nel confessionale della giunta per le immunità e le elezioni hanno negato l’autorizzazione a procedere contro Calderoli, ma dopo le polemiche scaturite da tale decisione ci ripensano, di nuovo, e forse in aula, forse a voto palese, daranno l’autorizzazione.

Probabilmente hanno paura di continuare a perdere il consenso degli elettori, o meglio le poche opposizioni e la reazione popolare alla notizia ha messo paura a qualcuno in deficit di consensi che di conseguenza ha dato gli ordini.

Senato - informativa del Governo su caso Alma Shalabayeya moglie Mukhtar Ablyazov

Da Il Fatto Quotidiano del 6 febbraio 2015

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Calderoli definì “orango” la Kyenge, per il Pd non è da processare. Poi ci ripensa

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La giunta per le elezioni e le immunità di Palazzo Madama ha respinto, a maggioranza, la proposta di concedere l’autorizzazione a procedere contro il leghista per il suo attacco all’ex ministro nel corso di un comizio. Dopo le polemiche, i democratici pensano di ribaltare la decisione in Aula. Boldrini: “Condivido l’amarezza dell’eurodeputata”

A porte chiuse difendono il leghista Roberto Calderoli, in Aula ribalteranno il voto.

Il Pd, insieme a Fi, Ncd, Lega Nord e Autonomie, nella Giunta per le immunità del Senato ha votato contro la richiesta del magistrato di procedere per istigazione razziale contro il leghista che aveva definito “orango” l’ex ministro Cécile Kyenge. Ora il voto passa all’Aula, ma dopo le polemiche i vertici democratici a Palazzo Madama fanno sapere che probabilmente rovesceranno la decisione votando a favore della richiesta del magistrato. La difesa ha creato non pochi imbarazzi nel Partito democratico: l’eurodeputata ha chiesto le scuse dei colleghi di partito, che sono arrivate nel corso della giornata. Addirittura è intervenuta la presidente della Camera Laura Boldrini: “Condivido la sua amarezza”.

Il leghista in un comizio a Treviglio il 13 luglio 2013 aveva detto: “Quando vedo la Kyenge penso a un orango”. Parole che nel giro di poche ore avevano provocato la condanna di tutte le forze politiche, dall’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano all’ex presidente del Consiglio Enrico Letta. Mercoledì 4 febbraio però i parlamentari di Pd, Forza Italia, Ncd e Autonomie hanno cambiato idea e hanno votato contro il processo. “La condanna politica resta”, si è giustificato il capogruppo Pd in giunta Giuseppe Cucca, “però non ci sono le basi per l’istigazione razziale. E il magistrato non può procedere per diffamazione perché non c’è stata la querela da parte del ministro”. La condotta di Calderoli è stata ritenuta insindacabile in quanto coperta dal primo comma dell’articolo 68 della Costituzione, in base al quale “i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”. La questione dovrà ora essere sottoposta al voto dell’Aula. Relatore del caso sarà Lucio Malan, di Forza Italia.

Cecile Kyenge

Cecile Kyenge

Una vicenda simile è successa anche in Emilia Romagna, ma con un risultato diverso. A inizio gennaio il consigliere regionale leghista Fabio Ranieri è stato condannato per aver pubblicato su Facebook un fotomontaggio delle stessa Kyenge con un orango. Ora i gruppi in Regione, dove è stato eletto nei mesi scorsi, chiedono che rassegni le dimissioni. La giunta delle Immunità invece si è appellata all’articolo 68 della Costituzione. “Avevo proposto”, protesta Crimi, “che si procedesse, non sussistendo alcun nesso funzionale tra le dichiarazioni del senatore Calderoli e l’attività politica. La Giunta invece ha rigettato la mia relazione. Eppure a suo tempo Calderoli era stato condannato unanimemente da tutte le forze politiche: dal Capo dello Stato ai presidenti delle Camere e lo stesso Letta (allora presidente del Consiglio) ne aveva auspicato le dimissioni da vicepresidente. E ora tutti pronti a salvarlo, compresa una parte del Pd. Quando in un comizio pubblico si fanno dichiarazioni come quelle di Calderoli, non ci sono scusanti che tengano, meno che mai quella di essere un senatore. Attraversiamo un periodo storico in cui l’attacco politico è sempre più forte, ma non è comunque tollerabile che si sconfini nell’odio razziale e nella discriminazione”.

Dura condanna alla decisione dei colleghi è arrivata dal deputato Pd Kalid Chaouki: “Gravissima la decisione della giunta delle immunità parlamentari. Ci lasciano sgomenti e senza parole le motivazioni dei senatori che hanno minimizzato le frasi razziste di Calderoli derubricandole a mera satira. La condanna politica e morale oggi per noi è un elemento imprescindibile, anche al netto del percorso della giustizia ordinaria. Confidiamo in una presa di posizione netta del Senato affinché si corregga l’errore prodotto dalla giunta”. Sulla questione interviene anche il presidente dell’associazione Articolo 21 Stefano Corradino: “E’ inaccettabile la strumentalizzazione dell’articolo 21 della Costituzione, fatta da alcuni esponenti di partiti del centrodestra, per fare rientrare le affermazioni pronunciate dal senatore leghista nella libertà di espressione – dichiara – L’istigazione all’odio razziale non è un’opinione ma è un reato ed è ancora più grave quando a pronunciarlo è un alto rappresentante delle istituzioni”.

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Da Repubblica.it di Annalisa Cuzzocrea del 6 febbraio 2015

D’accordo tutti i partiti, tranne i 5Stelle

Kyenge: “Calderoli assolto per avermi detto orango, triste il Pd che lo difende”

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Da Il Giornale.it di Sergio Rame del 5 febbraio 2015

I grillini contro il vicepresidente del Senato. Ma la Giunta del Senato non concede l’autorizzazione a procedere: “Non ci fu diffamazione”

“La Kyenge sembra un orango”. Il Senato dà ragione a Calderoli: “Non è istigazione al razzismo”

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Da SKY TG24 Video del 15 luglio 2013

Il video: Kyenge definita simile a Orango, è bufera su Calderoli.

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