Politichese e dintorni

L’Europa che faremo cambiare ……….. L’Agroalimentare Italiano “porta a casa” un’altra sconfitta.

Se dopo il 13 dicembre proverete a cercare l’indicazione di origine e produzione dei prodotti che volete acquistare potreste non trovarla e tra un po’, finite le scorte a scaffale, non la troverete più, infatti, nonostante il semestre Italiano in cui dovevamo “Imporre le nostre condizioni” dal 13 dicembre prossimo cessa l’obbligatorietà dell’etichettatura della sede di produzione e/o confezionamento.

02 Made in Italy

Nuova legge al ribasso rispetto agli standard Italiani che la prevedevano, le piccole e medie imprese ringraziano commosse il governo che le ha sostenute in difesa del “Made in Italy”

Da La Repubblica.it di Monica Rubino

A un mese dall’entrata in vigore della nuova normativa sull’etichettatura dei prodotti alimentari, rischia di saltare l’indicazione dello stabilimento di produzione. Il M5s presenta un’interpellanza urgente: “Perché togliere un’informazione che già c’era?“. Il Mise: “Serve una legge nazionale”. Il Mipaaf: “Priorità all’origine delle materie prime”

Il 13 dicembre entrerà in vigore la nuova etichetta europea, che si basa sul regolamento europeo 1169/11. La normativa in questione è il risultato di anni di lavoro del Consiglio e del Parlamento Ue e ha lo scopo di realizzare una base comune per regolamentare le informazioni sugli alimenti e consentire ai consumatori di compiere scelte consapevoli. In linea teorica, dunque, le nuove regole rispondono a un’esigenza di maggiore trasparenza, contribuiscono a uniformare le legislazioni dei singoli paesi e a garantire la libera circolazione di alimenti sicuri.

Fin qui tutto bene. Ma a leggere con attenzione gli articoli del regolamento, che modifica e abroga tutta una serie di direttive precedenti, ci si accorge che qualche lacuna c’è.

La più lampante è la mancanza dell’indicazione obbligatoria della sede dello stabilimento di produzione o confezionamento. In Italia la legge 109/1992 prevede l’obbligo di indicare la sede dello stabilimento.

Una volta entrato in vigore il nuovo regolamento europeo la legge 109 decadrà e tale indicazione potrà essere mantenuta solo a condizione che il governo italiano provveda alla notifica di questa norma alla Commissione europea.

Il ministero dello Sviluppo Economico (Mise), interpellato sulla questione dal Movimento Cinque Stelle, oggi ha risposto in aula alla Camera per bocca del sottosegretario Claudio De Vincenti, spiegando che al momento non c’è una legge per rendere obbligatoria l’indicazione della sede dello stabilimento. E non ha chiarito se c’è l’intenzione di farla.

“ll governo Renzi, che emana un decreto a settimana, viene a dirci in aula che manca la legge che obbliga questa disposizione – commenta Giuseppe L’Abbate, tra i primi firmatati dell’interpellanza assieme a Paolo Parentela – Siamo proprio il paese dell’incontrario.

Quando è nell’interesse delle piccole e medie imprese italiane e della salute e della tutela di tutti i consumatori un decreto legge pare non si possa fare.

Non vorrei che questo sia il primo passo verso un graduale allentamento delle normative in vista del TTIP (zona di libero scambio transatlantica un accordo commerciale di libero scambio in corso di negoziazione tra l’Ue e Usa, ndr).

03 Made in Italy

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La cosa era nell’aria da tempo, ma ai piani alti forse non ne erano venuti a conoscenza!

La protesta di Coldiretti ha fatto venire alla luce i contrasti a Bruxelles tra coloro che cercano in tutti i modi di difendere l’originalità dei prodotti alimentari da coloro che invece puntano a mantenere lo status quo o spingono per la nascita di un marchio Made in Eu che annullerebbe le specificità nazionali

Da Giornalettismo.com del 6 dicembre 2013 – Quelli che in Europa non vogliono il Made in Italy

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