Ambiente/Inquinamento/Petrolio e Gas in Italia

Basilicata: Radioattivita’ nove volte superiore ai limiti, e non è l’unico problema con il petrolio!

A titolo meramente esemplificativo, per I’acqua potabile il livello di riferímento fissato dalla direttiva UE per la concentrazione alfa totale è pari a 0.1 Bq/L e i valori misurati nei campioni prelevati nel caso in oggetto risultano circa nove volte superiori.

02 Basilicata radioattiva

Dal sito No all’Italia petrolizzata del 24 novembre 2014

A volte penso a Cassandra e, ammesso che sia veramente esisitita, a come se sentisse nel vedere e sentire le cose che diceva trasformarsi in realta’.

Predico queste cose sull’inquinamento e sul petrolio da anni ed anni ormai e alla fine, tutto si avvera, esattamente come e’ gia’ successo in ogni angolo del pianeta dove il petrolio e’ diventato di casa. La Basilicata non fa eccezione.

05 Basilicata radioattivaNon si deve essere sorpresi quindi se hanno trovato rifiuti radioattivi a Tecnoparco, dove arrivano gli scarti petroliferi del centro oli di Viggiano.

E’ noto da anni ed anni ed anni che fra i fluidi di perforazione ci sono componenti radioattivi, e che l’azione stessa del trivellare riporta in superficie composti radioattivi naturalmente presenti nel sottosuolo.

Quegli stessi che madre natura aveva ben pensato di seppellire, e tenere lontano dalle nostre vite. E noi come dei beceri, lo riportiamo in superficie.

E dove puo’ finire questa robaccia se non nelle nostre acque e nei nostri campi?

Semmai occorre chiedersi dove fossero tutti gli enti preposti a salvaguardare, a monitorare, a controllare in tutti questi anni – e anche tutti questi accademici dell’ultima che urlano *dopo* che il petrolio e’ diventato di moda, ma che *prima* dormivano tranquilli.

Ad ogni modo, eccoci qui. La cronaca di un morto annunciato.
L’Arpab lo chiama screening – anche qui, gli piace l’inglese – ma e’ solo una analisi di quattro campioni prelevati a Tecnoparco di fanghi e di acque di scarto provenienti dal Centro Oli della Val D’Agri di Viggiano.

Dicono che “da fonti bibliografiche” risulta che i rifiuti (acque di produzione, fanghi e tubíni delle condutture) prodotti da attività estrattive (pozzi petroliferi o estrazione gas naturale) possono contenere significative concentrazioni di radionuclidi naturali, come effetto delle estrazioni dal sottosuolo e anche attraverso il veicolamento delle acque dagli strati profondi.

E quindi fanno i controlli – della serie, meglio tardi che mai!

Ecco cosa dicono:

04 Basilicata radioattiva

“A titolo meramente esemplificativo, per I’acqua potabile il livello di riferímento fissato dalla direttiva UE per la concentrazione alfa totale è pari a 0.1 Bq/L e i valori misurati nei campioni prelevati nel caso in oggetto risultano circa nove volte superiori”

E quindi, a titolo meramente esemplificativo, cosa vogliamo fare?

Chi ripulira’ il tutto? Dove finira’ l’acqua? Chi berra’ l’acqua? Le strutture di Tecnoparco sono capaci di eliminare le componenti radioattive? Chi paghera’ le multe? Chi chiedera’ scusa alla gente per avergli avvelenato l’acqua? Che vuol dire a titolo “meramente esemplificativo”? E a titolo meramente attivo cosa facciamo?

Ed ecco perche’ gli scempi si fermano prima del tempo e non dopo che sono gia’ successi: ci vogliono anni solo per fare le analisi e poi, alla fine,tutto si risolve in una paginetta, mentre chi vive li vicino ha respirato radioattivita’ e veleni.

E tutto questo schifo non si toglie mica con interventini spiccioli, ci vogliono anni e soldi, e volonta’ politica che nessuno ha.

Che dire. Io dico solo che ovunque li si cercheranno, si troveranno scarti inquinanti e tossici – che sia Pisticci, che sia Cercemaggiore, che sia la Pennsylvania, perche’ e’ la natura stessa del petrolio di portare con se inquinamento e distruzione – dell’ambiente, dei polmoni, della democrazia.

Per leggere l’articolo su “No all’Italia petrolizzata”Cliccare qui

03 Basilicata radioattiva

Daltra parte in Basilicata ci sono ormai abituati agli incedenti petroliferi come quando a causa di un incidente ad uno degli oleodotti lucani, c’è stata una perdita di petrolio che ha interessato un’area di circa 6mila metri quadrati. L’Eni, che gestisce la condotta, giura che i danni sono stati marginali, ma gli ambientalisti protestano

Per leggere l’articolo su “Yeslife.it” – Cliccare qui

E non è la prima volta che “improvvisamente” all’insaputa di tutti si scopre che il petrolio porta inquinamento e distruzione, la radioattività del suolo e dell’acqua era stata rilevata anche in altri siti di estrazione in Italia, e precisamente nel Sannio. Pozzi petroliferi contaminati: il Sannio Trema Valori radioattivi di oltre dieci volte la norma in Molise: si parla di possibile contaminazione anche per la provincia sannita.

Per leggere l’articolo su Ottopagine.it – Cliccare qui

Quando invece non riaffiora direttamente nelle risorgive com’è accaduto in Val d’Agri. «Ci troviamo di fronte a strani liquidi che minacciano delicatissime e vulnerabili falde acquifere dovute a vicine installazioni petrolifere ed oleodotti.  Ennesimo disastro petrolifero che interessa il parco nazionale dell’Appennino Lucano-Val d’Agri-Lagonegrese.

Per leggere l’articolo su La Gazzetta del Mezzogiorno – Cliccare qui

Petrolio nel Lambro

Petrolio nel Lambro

Per leggere il pdf con la nota esplicativa dell’ARPAB – Cliccare qui

Per leggere Il pdf con lo “Screening Radiometrico” effettuato da ARPAB presso Tecnoparco agro di Pisticci Scalo e Ferrandina – Cliccare qui

E questi sono solo alcuni degli incidenti che si conoscono, di quanti non è dato sapere? Quante volte ancora dovranno aumentare i limiti di accettabilità degli inquinanti, per poter dire che tutta va bene? Quanto siamo ancora disposti ad accettare nel nome di questa crescita INSOSTENIBILE i cui costi, rischi e conseguenze sono solo e sempre a carico dei cittadini?

06 Basilicata radioattiva

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