Progetti di Finanza e Grandi Opere/Strade e Ferrovie

Tav, “i costi esplodono da 8,3 a 11,9 miliardi”. Renzi chiede conto (non a Lupi)

La cifra non è determinabile con precisione, forse ancora non c’è una lista precisa dei probabili futuri destinatari delle mazzette?

Il cantiere Tav apre i cancelli ai sindaci della Valle di Susa

E poi dove sarebbe la novità, quando mai in Italia, quando si tratta di appalti pubblici, sono state mantenute le previsioni di spesa, basterebbe confrontare il costo a chilometro della TAV di altri paesi con quella Italiana, o il costo a chilometro delle autostrade europee con il nostro, e poi non sarebbe più una sorpresa, ma un motivo forse c’è, anzi, un motivo c’è sempre.

Non credete che l’Italia abbia bisogno di una altro tipo di interventi e non di grandi opere che, come lo scandalo preannunciato del Mose, o quello dell’Expò, il probabile futuro scandalo della nuova Orte Mestre e tanti, tantissimi altri purtroppo che sono e probabilmente saranno solamente una inesauribile fonte di corruzione e malaffare.

Che ne dite di investire, per una volta, sui territori, aprendo non decine, ma centinaia di cantieri per la messa in sicurezza del territorio, per realizzare le mille bonifiche promesse e non fatte, e in qualche caso anche pagate profumatamente, che ne direste che il ministero dell’ambiente, invece di inventire centinaia di migliaia di euro in biciclette a Montenegro si curasse dell’ambiente disastrato in Italia.

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Da Il Fatto Quotidiano di Primo Di Nicola e Antonio Pitoni del 17 novembre 2014

Il Contratto di programma 2012-2016 sottoscritto tra Rfi e ministero delle Infrastrutture prevede un forte aumento della spesa.

I vertici Fs in Commissione: “Cifra non determinabile con precisione”. Il premier si affida al Senatore Stefano Esposito che in un dossier dà una spiegazione “tecnica”. Non interpellato il collega di governo

Matteo Renzi gli aveva chiesto un paio di pagine. A Stefano Esposito, vice presidente in quota Pd della commissione Trasporti del Senato, ne sono servite quasi cinque per redigere quella «nota puntuale» con cui ragguagliare il presidente del Consiglio sull’esplosione dei costi di un’opera già contestatissima come la Tav Torino-Lione. Fatto sta che, al rientro dal vertice G20 di Brisbane, in Australia, il premier è pronto a prendere personalmente in mano l’intero dossier. Un dossier che, proprio a causa del balletto di cifre, ha scalato nelle ultime 48 ore la lista delle priorità nell’agenda di Renzi. Al punto che a Palazzo Chigi sono già al lavoro per verificare, capitolo per capitolo, le spese già sostenute e quelle ancora in programma e, soprattutto, per individuare e sanzionare, come suggerisce Esposito nella sua relazione al premier, le eventuali responsabilità che in questa vicenda, costata negli ultimi giorni all’Italia una discreta figuraccia, avrebbero avuto il ministero delle Infrastrutture e Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) del Gruppo Ferrovie dello Stato.

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CIFRE FUORI BINARIO

Tutto comincia il 24 ottobre quando, un articolo («Il costo della Tav sale a 12 miliardi») pubblicato dal Il Sole 24 Ore, sulla base del Contratto di Programma 2012-2016, accende riflettori e polemiche sui costi della nuova linea ferroviaria che unisce l’Italia e la Francia: per realizzare la Torino-Lione, scrive infatti il giornale di Confindustria, gli investimenti calcolati in 8,3 miliardi nel 2012, sarebbero saliti, per effetto dell’aggiornamento all’anno in corso, a 11,9 miliardi. Per realizzare il 57,9 per cento dell’opera spettante all’Italia occorrerebbero in sostanza non più 4,8, ma la bellezza di 6,9 miliardi di euro. Sottraendo il 40 per cento coperto con finanziamenti dell’Unione europea, a carico dell’Italia, stando proprio al Contratto di Programma 2012-2016 sottoscritto l’8 agosto di quest’anno tra Rfi e il ministro Maurizio Lupi, resterebbero quindi 4,1 miliardi e non 2,9 come stimato da Ltf (Lyon Turin Ferroviaire), la società mista italo-francese incaricata della progettazione e della costruzione della Tav. Cifre che fanno rizzare i capelli ai parlamentari della commissione Trasporti del Senato che, allarmatissimi, convocano i vertici di Ferrovie dello Stato (controllore di Rfi). L’audizione, a Palazzo Madama, viene fissata per l’11 novembre, giorno in cui però si assiste ad un altro balletto di cifre.

Mentre infatti quella mattina il ministro Lupi si presenta alla Camera a spiegare che la Torino-Lione resta una delle «priorità del governo» e a confermare «che i costi sono stati fissati e che a febbraio-marzo su questi costi Francia e Italia chiederanno il co-finanziamento all’Europa», qualche ora più tardi, il presidente delle Fs Marcello Messori, davanti ai membri della commissione senatoriale si esibisce in tutt’altra versione fornendo uno scenario ancora più incerto rispetto a quelle riportate, qualche settimana prima, da Il Sole 24 Ore. Cosa dice il presidente di Fs? Senza giri di parole, Messori definisce addirittura «non determinabile con precisione» tanto il costo definitivo quanto i ricavi futuri della grande opera Torino-Lione.

Milano, Manifestazione No TAV e No Expo

ERRORI DI CALCOLO

Insomma, un disastro. Del quale, nel giro di poche ore, viene informato il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Che, scavalcando il suo interlocutore istituzionale, il ministro competente Maurizio Lupi, si rivolge direttamente al democratico Esposito chiedendo prima informazioni sommarie sull’affaire e poi commissionandogli il rapporto, la famosa «nota puntuale», che il vicepresidente della commissione Trasporti gli consegna a poche ore dalla partenza per l’Australia. Ma cosa scrive per la precisione Esposito nelle sue cinque paginette al premier? Con una tabella, il senatore del Pd ricostruisce quello che, a suo avviso, è l’arcano che si cela dietro l’esplosione delle spese che l’Italia dovrebbe sostenere. «Il nodo della questione», a suo avviso, «è la previsione dei costi di investimento dell’opera». Nel 2012, valutandoli in «euro costanti» (cioè bloccati fino alla conclusione dell’opera), Ltf li fissa in 4,8 miliardi (di cui circa 2,9 a carico dell’Italia). Rfi, nel Contratto di programma, calcolandoli in «euro correnti» (cioè attualizzati al 2014), li porta invece a 6,9 miliardi, 4,1 dei quali sulle spalle del nostro paese, proprio le cifre riportate dal “Sole 24 Ore”. Un calcolo, secondo Esposito, del tutto improprio dal momento che «non esiste alcuna fonte ufficiale che avalli questo dato». Il Cipe, aggiunge infatti il senatore del Pd, «non si è ancora pronunciato sul progetto definitivo di Ltf e gli unici importi disponibili sono al momento espressi in euro costanti». Una procedura che il vicepresidente della commissione Trasporti boccia con parole pesantissime: «Gonfiare oggi il costo corrente», scrive, «è improprio, immotivato ed irresponsabile».

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MINISTERO NEL MIRINO

Il senatore Esposito non si limita però a denunciare l’errore. Davanti all’incertezza delle cifre che dall’Italia rimbalza verso la Francia non senza conseguenze, l’esponente del Pd suggerisce a Renzi anche di «individuare i responsabili» dei costi impazziti, ossia «chi ha prodotto la proposta di contratto Rfi e chi doveva controllarlo nel ministero delle Infrastrutture» al fine di «censurare il loro comportamento per il grave danno economico e d’immagine arrecato». E non basta perché Esposito sostiene anche la necessità di verificare «se questo errore di sovrastima non sia stato sistematico» e, quindi, se anche «altri valori contenuti nel contratto Rfi (dal Brennero al Terzo Valico, passando per la Napoli-Bari) non siano stati» anch’essi «gonfiati nel passaggio da costo costante a costo corrente». Questi i fatti denunciati nel dossier preparato da Esposito per il presidente Renzi. Per capire quali effetti il documento produrrà anche politicamente ci sarà da aspettare il rientro del premier dall’Australia. Renzi fisserà in agenda, tra martedì e mercoledì, un incontro con il vice presidente della commissione Trasporti del Senato per riprendere il discorso. Con Esposito, appunto, mica con Lupi.

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Per leggere l’articolo sul sito de Il Fatto Quotidiano – Cliccare qui

Di TAV se ne era parlato anche ……………….

La Francia non inizierà i lavori se non, forse, dopo il 2030, l’Europa dimezza i finanziamenti e dichiara che le merci possono benissimo transitare sulla ferrovia parallela del Frejus recentemente ammodernata (dopo 10 anni di lavori) e che sulla TAV, sempre dopo il 2030 non transiteranno merci.
Ma in Italia, dicono, sia “PRIORITARIA” per la crescita della nazione, noi più banalmente, ma confortati dai fatti, crediamo che forse è prioritaria solo per la crescita di certi conti in banca.

Dietrofront sulla Tav Torino-Lione. – Non servirà per le merci, e stavolta ce lo chiede davvero l’Europa
In completo, segreto, silenzioso dietrofront.

L’Europa in perfetto silenzio ha quasi dimezzato i finanziamenti per la Tav Torino-Lione – In perfetto silenzio, l’Unione Europea ha quasi dimezzato i finanziamenti per la Tav Torino-Lione.

Tav Torino-Lione, l’accordo con l’Italia approvato dalla Francia non permette l’avvio dei lavori Il testo del trattato italo francese per il tratto internazionale della tav torino-lione

La TAV Venezia Trieste:   – Chiedono a Roma di procedere con la VIA, ma non hanno neanche il progetto, si navigherà a vista?

Addio TAV Torino-Lione? – Francia, non è priorità: forse fra il 2030 e il 2050! – Se sarà confermata, ottima notizia!

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