Ambiente/Consumo di Suolo - Cementificazione

Expo 2015: chi compra i terreni? Nessuno

Come volevasi dimostrare. Oggi, 14 novembre, scade il bando per comprare le aree dell’Expo e nessuno si è fatto vivo. Il disastro annunciato sta per verificarsi. Il peccato originale dell’Esposizione sta per generare le sue ultime conseguenze. E a pagare, statene certi, saranno i cittadini.

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Da Il Fatto Quotidiano di Gianni Barbacetto del 10 novembre 2014

Il bando, scrivevamo ad agosto proprio su queste colonne, avrebbe potuto essere scritto così: “Cercasi masochista con fisico bestiale, grande pazienza e soprattutto tanti soldi, per lavare il peccato originale di Expo”.

Perché i promotori dell’Esposizione universale, sostanzialmente il Comune di Milano (gestione Letizia Moratti) e la Regione Lombardia (impero Roberto Formigoni), hanno avuto l’ideona di fare l’Expo su aree private, comprate e pagate profumatamente.

Erano agricole e valevano poco o niente: a essere ottimisti, circa 20-25 milioni. Non le avrebbe volute nessuno, senza la possibilità di utilizzarle se non per farci pascolare le pecore. Invece lì, proprio lì, si è deciso di fare Expo 2015. Ripulite, infrastrutturate con strade, treni e metrò. Abbellite con laghetti e canali. Si costituisce una apposita società, Arexpo, che nel 2011 le acquista a ben 142, 6 milioni, per darla a Expo spa che ci fa su l’esposizione.

Nel 2016, alla fin della fiera, i padiglioni saranno smontati, i terreni liberati e l’area tornerà ad Arexpo. Ma attenzione: i soci di Arexpo, in primis Comune di Milano e Regione Lombardia, per comprare hanno dovuto farsi prestare i soldi dalle banche, naturalmente.

Per restituirli, ora devono rivenderle. Cercano dunque qualcuno a cui appioppare quel milione di metri quadrati su cui si terrà la superfiera.

Nel bando d’agosto c’erano scritte le caratteristiche che deve avere quell’anima buona: innanzitutto deve sborsare 315,4 milioni di euro (almeno); poi deve essere disponibile a lasciare la metà dell’area a parco e, sul resto, costruire il meno possibile e magari costruirci cose di uso pubblico. Insomma, più che un operatore immobiliare, cercano un benefattore, un santo.

Naturalmente non lo trovano, infatti finora non si è fatto sotto nessuno.

Così però viene alla luce la vera essenza di Expo: un’operazione immobiliare per “valorizzare” dei terreni in un’area sghemba al confine nord-ovest di Milano, chiusa tra l’autostrada dei Laghi e quella per Torino, tra la nuova Fiera di Rho, il carcere di Bollate e il cimitero di Musocco.

Chi ci perde, se nessuno si fa avanti a comprare? Il Comune e la Regione, che ci hanno messo 32,6 milioni ciascuno. Chi ci ha comunque guadagnato? I proprietari delle aree vendute: il gruppo Cabassi, che ha intascato 49,6 milioni; ma ancor più la Fondazione Fiera Milano, che ha messo in cassa 66 milioni.

L’incredibile paradosso di questo peccato originale è che, tra i venditori, la Fondazione Fiera è un privato che in realtà è pubblico, visto che è controllato dalla Regione Lombardia.

E proprio qui sta il bello: la Fondazione, che aveva comprato quei terreni nel 2002 a 15 milioni, con la prospettiva futura di farci al massimo i parcheggi necessari per l’adiacente nuovo polo fieristico di Rho-Pero, dieci anni dopo, grazie alla bacchetta magica dei suoi dirigenti ciellini e dell’allora presidente Roberto Formigoni, incassa 142, 6 milioni, mettendo così in ordine i conti disastrati della sua controllata Fiera Milano.

Per anni, è prevalsa la retorica dell’Expo, le belle parole, i buoni propositi, “nutrire il Pianeta, energia per la vita”. Ma alla fine, passata la sbornia, restano i conti. In rosso per Comune e Regione, cioè per noi cittadini.

Le nostre tasse future serviranno così a ripianare i conti della Fiera. A meno che non salti fuori l’improbabile benefattore o qualche più probabile cementificatore.

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Per leggere l’articolo sul sito de Il Fatto Quotidiano – Cliccare qui

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