Ambiente

Se Renzi rottama l’Italia

Tutti i pericoli contenuti negli articoli del decreto “Sblocca-Italia”, che dopo il voto al Senato del 5 novembre è stato convertito in legge.

02 - Rottama Italia

Da Salviamo il Paesaggio di admin del8 novembre 2014 e da Altreconomia, 6 novembre 2014

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Un’analisi puntuale del provvedimento, definito “surreale” da Carlin Petrini, ed “eversivo” dall’ex vicepresidente della Corte Costituzionale Paolo Maddalena, al quale Altreconomia ha dedicato il volume Rottama Italia”

Lo Sblocca-Italia è una minaccia per la democrazia e per il nostro futuro. I motivi sono molteplici, e qui possiamo citarne solo alcuni: incentiva e finanzia la realizzazione di infrastrutture pesanti (autostradali ma anche energetiche), porta all’estremo la deregulation in materia edilizia, fomenta la privatizzazione dei beni demaniali, scommette sui combustibili fossili, affossa i meccanismi di controllo istituiti dallo Stato nell’interesse pubblico.

Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri a fine agosto, e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 settembre scorso, è stato convertito in legge la sera del 5 novembre, dopo il voto del Senato, e dopo che il governo ha posto due volta la fiducia (l’approvazione delle Camere doveva arrivare entro il 12 novembre).

Così, prima di ogni analisi del “Rottama Italia”, come l’abbiamo ribattezzato nell’eBook che potete scaricare su www.altreconomia.it/rottamaitalia, proviamo a vaticinare che cosa accadrà nelle prossime settimane.

Seguendo l’invito di Paolo Maddalena, giudice costituzionale dal 2002 al 2011, già vice presidente della Consulta, uno degli autori del libro di Altreconomia, “dobbiamo organizzarci, riunire associazioni e comitati, e indire un referendum abrogativo”. Maddalena insiste su questo già da metà settembre, da quando ha letto il testo del decreto, consapevole che il presidente del Consiglio Matteo Renzi avrebbe usato ogni strumento a sua disposizione per “portare a casa” lo Sblocca-Italia, compresa, ovviamente, la “fiducia”.

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È Massimo Bray, che per dieci mesi è stato ministro dei Beni culturali (durante il governo di Enrico Letta) e oggi è parlamentare del PD, a porre l’accento, nel suo intervento, ai limiti democratici dello Sblocca-Italia: “Siamo di fronte all’ennesimo intervento emergenziale, derogatorio ed eterogeneo con cui si bypassa il dibattito parlamentare. La mia convinzione è che se vogliamo realmente cambiare il Paese ingessato da una burocrazia che non risponde alle aspettative dei cittadini sia opportuno rivedere le procedure e le responsabilità. Ma sono convinto che occorra fare questo all’interno delle norme e non adottando come strumento di governo procedure d’urgenza”, che spesso sono state volano di corruzione. Bray parla di una “erosione delle competenze parlamentari”, e di un governo come “dominus incontrastato della produzione normativa”.

Insieme al Parlamento, lo Sblocca-Italia contribuisce a delegittimare anche altre articolazioni dello Stato, a cominciare dalle Soprintendenze, da sempre nel mirino del premier. Nel suo intervento Salvatore Settis, archeologo e già direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, spiega in che modo lo Sblocca-Italia introduca un meccanismo radicale, “sperimentandolo (per cominciare) con la costruzione di nuove linee ferroviarie: l’Ad delle Ferrovie è Commissario straordinario unico, e ogni eventuale dissenso di una Soprintendenza può essere espresso solo aggiungendo ‘specifiche indicazioni necessarie ai fini dell’assenso’”, affermando “così implicitamente che qualsiasi progetto, pur con qualche aggiustamento, deve sempre e comunque passare”. S’introduce nell’ordinamento una sorta di dissenso-assenso, ma la possibilità di esprimerlo non viene riconosciuta nemmeno a tutti.

Alle Regioni, ad esempio, è negata la possibilità di espletare le procedure di Valutazione d’impatto ambientale (Via) per le “istanze di ricerca, permessi di ricerca e concessioni di coltivazione [di idrocarburi]”, la cui competenza passa al ministero dell’Ambiente.

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“L’obiettivo è snellire il tempo delle autorizzazioni ed evitare impedimenti dai territori” scrive Pietro Dommarco in “Rottama Italia”, richiamando anche l’incostituzionalità delle “pacchetto energetico” dello Sblocca-Italia, che estromette gli enti locali dai processi decisionali. Con il rischio di effetti immediati: “Sono circa un centinaio i progetti in corso di valutazione ambientale, tra permessi di ricerca, concessioni e stoccaggi. Se dovessero andare tutti in porto […] sarebbe un salto dagli oltre 43mila chilometri quadrati interessati di terraferma a quasi 80mila chilometri quadrati”. Quattro volte la superficie cementificata dell’Italia, che oggi è pari a poco più di 22mila chilometri quadrati. Ha ragione, perciò, Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, quando scrive che “questo decreto Sblocca-Italia è così surreale e fuori dal tempo e dal luogo in cui ci troviamo a vivere, che è quasi impossibile scacciare il pensiero che a scriverlo non sia stato l’uomo della rottamazione (che però, siamo sicuri, lo ha battezzato), ma un manipolo di lobbisti disperati: quasi il risultato della clonazione del primo Tremonti, che favorì il pullulare dei capannoni oggi miseramente vuoti e abbandonati, ovunque”.

È sempre Petrini, però, a ricordarci che “c’è ancora una flebile speranza”, che è “di tutti quelli che credono strenuamente che un’altra idea di sviluppo sia possibile; è la speranza che questo modello conquisti l’intelligenza del premier e lo induca a riconsiderare quanto licenziato fin’ora”.

Con il libro “Rottama Italia” ci abbiamo provato, perché – come ha riassunto Tomaso Montanari, storico dell’arte dell’Università di Napoli e curatore del volume – vogliamo “un Paese che sappia distinguere tra cemento e futuro. E scelga il futuro. Vogliamo un Paese in cui chiamiamo sviluppo ciò che coincide con il bene di tutti, e non con l’interesse di pochi”.

Un Paese informato, che non si lascia distrarre nemmeno quando il decreto tocca vette di comicità inarrivabile, spiegando che la realizzazione di una rete nazionale di inceneritori sarebbe un incentivo alla raccolta differenziata, e un intervento realizzato nell’interesse dei cittadini e della loro salute. Ma è davvero così, e allora non resta che immaginare questo “Rottama Italia” come “un manifesto di azione”, come scrive Pietro Raitano, direttore di Altreconomia, nell’introdurre il libro. Perché -specie in momenti come questo- “abbiamo bisogno di parole chiare, certe, non fumose. Di prese di posizioni nette, ragionate, ragionevoli. Radicalità, non incertezza, non mediazione, non annacquamento”. Solo così l’Italia si cambia davvero.

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Per leggere l’articolo su Salviamo il Paesaggio – Cliccare qui

Per Scaricare il volume “Rottama Italia” dal sito Altraeconomia – Cliccare qui

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2 thoughts on “Se Renzi rottama l’Italia

  1. Pingback: Autostrade, Cantone disfa il regalo di Lupi ai concessionari: “Serve legge organica” | No gassificatore di rifiuti pericolosi e non a Cassola

  2. Nel complesso una mesta tristezza condita di grottesco. Lo dovevano chiamare “blocca Italia”: il decreto pare semplicemente voler respingere qualsiasi ipotesi di futuro che sia anche solo leggermente differente dal passato recente. Tanta paura dei cambiamenti non ha logica: tanto stanno arrivando comunque.

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