Politichese e dintorni

La riforma più importante: cambiare nome al partito, da Democratico a Dittatoriale o Dispotico.

Dire che la colpa dei danni a Genova è del Tar è come dire che Hitler ha invaso l’Europa perché Jesse Owen aveva vinto le Olimpiadi di Berlino.

Alti tempi ..................

Alti tempi ………………

L’editoriale di Marco Travaglio pubblicato domenica 12 sul Fatto Quotidiano.

Chissà dove sono i franceschimerli e gli altri volatili della penna che fino all’altroieri, appena Grillo sfanculava un dissenziente, agitavano lo spettro della tirannide e spiegavano il pericolo mortale del modello populista, dittatoriale, naturalmente “di destra” del M5S” scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano di domenica 12 ottobre.

“Partito dispotico” è il titolo dell’editoriale di Travaglio: “Dalle loro voliere brandivano la durlindana dell’articolo 67 contestato da Grillo (“Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”).

Evocavano “purghe” ed “epurazioni” in dotte articolesse corredate dalle effigie dei progenitori del Dottor Gribbels (copyright di Giuliano Ferrara, il noto democratico che ha leccato gli stivali al Pci togliattiano, poi a Craxi, poi a B., poi a Monti, ora a Renzi): Stalin, Lenin, Pol Pot, Hitler, Mussolini.

Poi arrivò Renzi e si misero tutti a cuccia.

Mineo

Mineo

Le Camicie Bianche e i loro pit bull cacciavano Mi-neo dalla commissione Affari costituzionali perché dissentiva dalla controriforma del Senato, mai vista nel programma Pd e mai sottoposta agli elettori, per rimpiazzarlo con un Fantozzi à la carte.

Silenzio di tomba. Renzi usava il premio di maggioranza incostituzionale del Porcellum per stravolgere la Costituzione insieme a B. Tutti zitti.

Ora la Guardia Renziana annuncia severe punizioni contro tre senatori che hanno osato non votare il Jobs Act con la 24 ª fiducia in sei mesi, per giunta imposta su una delega in bianco al governo che potrà scrivere quel che gli pare all’insaputa degli elettori (almeno quelli del Pd: quelli di FI sono entusiasti di menare i lavoratori, ma pensavano di aver perso le elezioni) e di Napolitano, che comunque s’è già detto d’accordo a prescindere”.

“Chi vorrebbe votare contro – scrive Travaglio – esercitando un diritto costituzionale riconosciuto solennemente anche dallo Statuto del partito che si dice democratico, non può.

Persino chi rifiuta di votare sì e va a farsi un giro viene scomunicato dai giannizzeri Giachetti e Zanda.

“Sei fuori”

Walter Tocci

Walter Tocci

Un galantuomo come Walter Tocci, costretto a scegliere fra la sua coscienza e il centralismo democratico staliniano, vota una legge che aborre e poi si dimette da senatore.

Tutti gli altri si allineano, temendo di non essere ricandidati dal Capo.

Sono gli effetti delle due parti del Porcellum cancellate dalla Consulta eppure sopravvissute, visto che già si sa che l’Italicum le riprodurrà tali e quali alle prossime elezioni.

Il voto in aula è viziato dal premio incostituzionale che dà al governo una maggioranza che non ha”.

E non rappresenta neppure il pensiero dei parlamentari di maggioranza, costretti a violentare le proprie convinzioni anche su temi cruciali come la Costituzione e i diritti dei lavoratori.

Già sanno che anche il secondo profilo incostituzionale del Porcellum resterà quando si tornerà a votare: quelle liste bloccate che per la Consulta “alterano per l’intero complesso dei parlamentari il rapporto di rappresentanza fra elettori ed eletti… coartano la libertà di scelta degli elettori… contraddicono il principio democratico, incidendo sulla stessa libertà del voto”.

Porcellum

Porcellum

Cioè impediscono di scegliere liberamente non solo agli elettori, ma anche agli eletti, ridotti a servi obbedienti di tre o quattro leader che li ricattano con la minaccia di non rimetterli in cima alla lista.

Ultima chicca: le leggi che contraddicono tutto ciò che Renzi aveva giurato di fare e di non fare vengono votate non solo dai parlamentari Pd che non ne avevano mai fatto cenno ai loro elettori, ma anche dal senatore Lorenzo Battista, eletto dai 5 Stelle per fare il contrario di quel che fa, cioè opporsi alla sinistra e alla destra: appena espulso, promise di dimettersi da senatore, invece entrò nel gruppo Autonomie e mercoledì ha fatto il suo trionfale ingresso in maggioranza, votando con la sinistra e la destra.

Per i pidini c’è il vincolo di mandato, per gli ex grillini no: Renzi non butta via niente.

Ma, tra le varie riforme, s’è scordato la più importante: cambiare nome al partito, da Democratico a Dispotico, o Dittatoriale.

Così salverebbe pure l’acronimo sulle bandiere e le eventuali tessere. Ma la gente, forse, comincerebbe a capire.

03 - Partito Dispotico

Per leggere l’articolo dal sito “Blitz Quotidiano” – Cliccare qui

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