Politichese e dintorni

Nuovo ciclone in Veneto: in manette alto dirigente della Regione Veneto e Chisso (di nuovo )

Agli arresti domiciliari l’alto dirigente, altri venti indagati, Nel mirino anche Giancarlo Conta, ex assessore all’Ambiente

Chisso, Conte e Fior

Chisso, Conte e Fior

Da Il Gazzettino di Monica Andolfatto del 7 ottobre 2014

VENEZIA – Un altro maremoto a Venezia. Arresti domiciliari per il noalese Fabio Fior residente a Padova, ex dirigente generale della Direzione tutela ambiente della Regione Veneto, Sebastiano Strano, imprenditore nel settore ambientale e Maria Dei Svaldi, imprenditrice (entrambi agli obblighi di dimora) e iscrizione nel registro degli indagati di altre venti persone fra cui spiccano i nomi degli ex assessori regionali Renato Chisso, dallo scorso 4 giugno in cella a seguito della grande retata del Mose, e Giancarlo Conta, attuale capogruppo in Regione del Nuovo centro destra, dell’ex segretario regionale all’Ambiente e Territorio Roberto Casarin, l’ex segretario dell’assessore all’Ambiente Paolo Zecchinelli, degli ex Magistrati alle Acque di Venezia, Maria Giovanna Piva e Patrizio Cuccioletta (entrambi finiti in carcere nell’ambito dello scandalo Mose), dei già dirigenti del Consorzio Venezia Nuova Roberto Rosselli, Roberto Pravatà e Johann Stocker, nonché degli ex sindaci di Sant’Urbano (Pd) Dionisio Fiocco, di Piacenza d’Adige (Pd) Lucio Giorio e di Torri del Benaco (Vr) Giorgio Passionelli e del commercialista mestrino Sergio Gionata Molteni.

Un’altra scossa dunque scuote dalle fondamenta il palazzo della Regione.
E ancora una volta di mezzo c’è il Mose ma non solo, sullo sfondo delle contestazioni mosse dalla Procura a Fior dirigente già sospeso dal ruolo e reintegrato in pianta organica dallo scorso aprile prima al settore Energia, ora al settore Progetto integrato Fusina.

E ancora una volta si assiste a un enorme sperpero di denaro pubblico sotto forma di assegnazioni di finanziamenti regionali a ditte amiche delle quali lo stesso Fior risulta socio occulto o addirittura dominus, in spregio alle regole della sana concorrenza e della normativa sugli appalti. Quasi 4 milioni di euro assegnati a diverse società, fra cui la Green Project, per progetti deliberati dalla Regione, e liquidati con fatture per operazioni e prestazioni inesistenti.

Malversazione, peculato, abuso d’ufficio le accuse formulate nei confronti di Fior nella sua veste di capo dell’ufficio Tutela Ambiente dal luglio 2002 all’agosto 2010 e di vicepresidente della Commissione tecnica regionale ambientale (Ctra) e della Via (Valutazione impatto ambientale).

Maria Giovanna Piva

Maria Giovanna Piva

In pratica Fior avrebbe abdicato alla sua funzione di controllore in cambio da una parte di consulenze lautamente ricompensante dalle società operanti nello smaltimento dei rifiuti che presentavano domande di inizio attività o di ampliamento degli impiantino ancora di recupero ambientale e dall’altra per aver costituito strumentalmente imprese su cui dirottare i fondi stanziati per progetti a carattere ambientale, alcuni dei quali investivano il territorio di Sant’Urbano e dei comuni contermini e della riviera del Garda con capofila Torri del Benaco.

La cronaca, di Fior, si occupò già lo scorso autunno quando si diffuse la notizia della sanzione disciplinare che lo allontanò dal lavoro dal primo ottobre 2013 al 31 marzo 2014. A motivare la misura una serie di consulenze mai autorizzate e in conflitto d’interesse con l’ente che portò nelle tasche del tecnico con laurea in ingegneria civile a Catania, seicentomila euro, ai quali si aggiunge il milione per incarichi extra impiego regolari, dal 2004 al 2010.

L’ordinanza di custodia cautelare, disposta dal giudice per le indagini preliminari veneziano Roberta Marchiori su richiesta del pubblico ministero Giorgio Gava, eseguita questa mattina, arriva al termine di un’inchiesta complessa che ha visto al lavoro i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Venezia e i carabinieri del Noe di Treviso, e che ha avuto come tappa intermedia nell’aprile 2013 il sequestro da parte della Direzione distrettuale antimafia di Venezia dell’impianto di trattamento dei rifiuti della trevigiana Mestrinaro con l’accusa di miscelare gli scarti edili senza trattarli e di metterli sul mercato come cemento per sottofondi stradali.

A collaudare la struttura fu guarda caso l’ing. Fior, assunto quale consulente dalla stessa Mestrinaro, dopo aver partecipato nella sua veste appunto di responsabile dell’ufficio regionale preposto, alla fase istruttoria del procedimento di approvazione della richiesta di ampliamento del sito poi bocciata dal Consiglio di Stato.

La nutrita pattuglia targata Mose cosa c’entra? Tutto ruota attorno al cosiddetto Servizio informativo costituito all’interno del Consorzio Venezia Nuova e che Piergiorgio Baita nei diversi interrogatori definisce «uno sperpero totale di soldi dello Stato a beneficio di nessuno» che affida gli incarichi «senza nessun tipo di gara, a parenti, amici, cose del Consorzio» persino in ambiti che non hanno alcuna attinenza con la salvaguardia di Venezia e della sua laguna come evidenziato da questa inchiesta.

Ed è sullo sfondo di questo Sistema Informativo che vengono chiamati in causa Chisso e Conta, per aver il primo assegnato alla struttura, senza alcuna gara, il compito di realizzare un monitoraggio delle discariche abusive sparse in Veneto con il metodo del telerilevamento per un importo di circa un milione e 80mila euro, il secondo per aver continuato a finanziare dal 2005 al 2010 il progetto per un cifra complessiva di 3 milioni e 751mila euro e per aver promosso un intervento nella gronda gardesana.

È Fior, in concorso con Chisso assessore alle Politiche per l’Ambiente, a promuovere in Giunta regionale l’approvazione dell’accordo di programma fra Regione Veneto e Magistrato alle Acque (Piva), sottoscritto il 24 settembre 2003, che sancisce l’affidamento al Sistema Informativo dello stesso progetto, arrivando alla firma della relativa convenzione il 28 maggio 2005. Ed è sempre Fior che indirizza il Sistema Informativo a scegliere le “sue” società – Zem Italia, Nord Est Controlli, Sicea, Eos Group – e quella riconducibile al dirigente del Consorzio Venezia Nuova Rosselli, ovvero la Stc 2000, per l’esecuzione di sondaggi, rilievi, studi, analisi, elaborazioni al fine di attuare il progetto, anche qui operando al di fuori della legge con affidamento diretto e con la benedizione di Pravatà e Stocker.

Patrizio Cuccioletta

Patrizio Cuccioletta

Quindi Conta il 26 maggio 2009, successore di Chisso al referato per l’Ambiente, continua sulla stessa strada, stipulando un protocollo d’intesa con il Magistrato alle acque (Cuccioletta) e il sindaco di Torre del Benaco per l’affidamento ancora al Sistema Informativo di un progetto di protezione e riqualificazione ambientale dei comuni rivieraschi del lago di Garda, già oggetto di finanziamento regionale dal 2008 per un milione e 363mila euro, soldi “girati” al medesimo Magistrato.

L’OPERAZIONE – Dalle prime ore di oggi, circa duecento finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Venezia ha dato corso all’operazione denominata “Buondì”. Si sono effettuate circa cinquanta perquisizioni in Veneto ed Emilia-Romagna, con l’esecuzione di sequestri di conti correnti nei confronti di diverse società coinvolte nelle indagini.

Le investigazioni della Guardia di Finanza sono coordinate dalle Procure della Repubblica di Venezia e Padova.

I reati complessivamente contestati sono: peculato, malversazione a danno dello Stato, abuso d’ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.

LE INDAGINI – Le indagini della Guardia di Finanza di Venezia, coordinate dai PM Giorgio Gava di Venezia e Sergio Dini di Padova, traggono origine da un approfondimento informativo a seguito di un controllo incrociato ai fini tributari nel settore dei materiali ferrosi effettuato nel 2011 da militari del Nucleo PT di Venezia negli Uffici della Regione Veneto.

Dalle indagini è emersa la figura di Fabio Fior, che assommava su di sé molteplici incarichi nella procedura per il rilascio delle autorizzazioni di intervento ambientale concernenti le aree per la concentrazione dei rifiuti: era membro della commissione Via (Valutazione Impatto Ambientale) e della Commissione Tecnica Regionale all’Ambiente.

Le indagini dei Finanzieri hanno evidenziato come il Fior, conoscendo l’iter delle varie pratiche, riusciva a farsi nominare collaudatore delle opere, in alcuni casi dichiarando falsamente di non avere incompatibilità con tale incarico e, in altri casi, omettendo del tutto di richiedere l’autorizzazione all’incarico alla Regione Veneto.

Sotto le lenti degli investigatori anche le modalità di nomina delle società che per legge dovevano fungere da terzi controllori indipendenti: le indagini indicano che tali società sarebbero riconducibili al Fior attraverso una fiduciaria svizzera, gestita dal commercialista Gionata Sergio Molteni, indagato.

SCATOLE CINESI – La fiduciaria svizzera possedeva altresì le quote di altre società coinvolte nel giro dei terzi controllori indipendenti e riconducibili ad altri sodali del Fior, identificati in Maria Deisvaldi e Sebastiano Strano.

IL MECCANISMO – Tali società potevano contare su modalità agevolate di assegnazione dei contratti di controllo, grazie al lavoro di Fior in seno agli organismi competenti della Regione Veneto: in questo modo sarebbero stati acquisiti notevoli profitti che difficilmente sarebbero stati conseguibili in una situazione di “libero mercato”.

SOLDI IN SVIZZERA – Sono stati monitorati, attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, molteplici viaggi dall’Italia alla Svizzera degli indagati che comproverebbero, grazie anche agli accertamenti bancari effettuati dalle Fiamme Gialle, un’ingente fuga di capitali illeciti.

LE SANZIONI – In una prima fase delle indagini sono anche state contestate amministrativamente le omesse comunicazioni agli organismi competenti degli avvenuti collaudi da parte dei committenti: ciò ha permesso all’Erario di recuperare 1.985.683,54 euro per mancata comunicazione dei compensi e per conferimenti di collaudi senza autorizzazione; a fronte di tale attività la Regione Veneto ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti di Fabio Fior che è stato sospeso per sei mesi dal proprio ufficio dal 01.10.2013 al 31.03.2014.

MOSE DUE – Anche quest’indagine ha evidenziato il coinvolgimento di soggetti già resisi protagonisti della maxi-operazione nei confronti della cricca del Mose.

LA RETE – Le società di Fabio Fior hanno ricevuto in affidamento diretto l’esecuzione dei lavori di telerilevamento delle discariche abusive presenti sul territorio regionale e di certificazione ambientale di otto comuni rivieraschi del Garda, lavori finanziati con fondi regionali dell’Assessorato all’Ambiente (retto all’epoca dei fatti dagli Assessori Giancarlo Conta prima e Renato Chisso poi, entrambi indagati per abuso d’ufficio) e assegnati al Magistrato alle Acque di Venezia per l’individuazione del soggetto esecutore.

Il Magistrato alle Acque (ufficio retto all’epoca da Maria Giovanna Piva e, successivamente, da Patrizio Cuccioletta, entrambi indagati per abuso d’ufficio) ha affidato l’incarico direttamente al Consorzio Venezia Nuova, aggirando la normativa sugli appalti.

Attraverso la complicità di un funzionario responsabile del Servizio Informativo del Consorzio Venezia Nuova, Roberto Rosselli (indagato per abuso d’ufficio), i lavori di telerilevamento per complessivi 2,5 milioni di euro sono stati assegnati alla società Marte, riconducibile a Fabio Fior e ai suoi sodali; la Regione non ha invece sborsato il denaro relativo alla certificazione ambientale dei comuni rivieraschi del Garda perché le società riconducibili al Fior non hanno fornito sufficiente documentazione giustificativa delle spese sostenute.

SINDACI COINVOLTI – Fior ha operato fraudolentemente anche nel progetto di forestazione della discarica di Sant’Urbano (PD): prendendo spunto dal Protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica, ha creato i presupposti per l’istituzione di un fondo pubblico regionale, alimentato da parte della tassa sui rifiuti di alcuni comuni limitrofi alla discarica, che avrebbe dovuto essere gestito direttamente dal Comune di Sant’Urbano (PD).

LE SOCIETA’ – Il denaro del fondo è stato attribuito – attraverso un incarico fatto avere direttamente alla società Green Project srl, creata ad hoc e riconducibile al Fior, che ha ricevuto complessivamente 5 milioni di euro in virtù di una convenzione con le amministrazioni locali, in particolare col Comune di Sant’Urbano (PD): le opere di forestazione sono iniziate e subito abbandonate e, a fronte di ciò, la Regione Veneto – cooperando di fatto con le Fiamme Gialle di Venezia – ha aperto un contenzioso con la Green Project tuttora in corso.

 03 - Ciclone Veneto

 

Per leggere l’articolo sul sito de Il Gazzettino – Cliccare qui

Ne Parlano anche:

Sul sito de Il Giornale di Vicenza – Cliccare qui
Veneto, altro ciclone tangenti
E’ ai domiciliari. Indagati tra gli altri anche l’ex assessore Chisso (è in carcere per il Mose) e il capogruppo Conta del Ncd, ex sindaci e dirigenti pubblici

Sul sito de La Tribuna di Treviso – Cliccare qui
Blitz della Finanza, tre arresti. C’è anche dirigente Regione
Operazione “Buondì”, arresti domiciliari per l’ingegner Fabio Fior. Le altre due ordinanze di custodia cautelare per un imprenditore e una professionista, anche loro ai domiciliari. Contestati peculato e svariati altri reati contro la pubbblica amministrazione

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