Politichese e dintorni

Il ballo del “Blabla”: tutti i “faccio subito” diventati “tra un attimo” – Parte 1 di 4

Annunci, promesse, impegno, scadenze, ultimatum, parole d’ordine, slide, persino sms: sei mesi di populismo e futurismo alla fiorentina che ha inoculato nel Paese un’ansia da prestazione che ora gli si ritorce contro

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Sguazzare nel magico mondo di Matteo Renzi è impresa faticosa e noiosa, ma istruttiva.

Da Il Fatto Quotidiano di Marco Travaglio del 7 settembre 2014

Marco Travaglio

Marco Travaglio

Catalogare annunci, promesse, impegni, imperativi, scadenze, ultimatum, slogan, parole d’ordine, slide, tweet, hashtag, post, persino sms è un modo come un altro per studiare l’Italia e gli italiani del 2014.

Dopo le mille balle blu berlusconiane, siamo tutti in una comunità di recupero per disintossicarci con terapia omeopatica e graduale: drogati da quattro lustri di patacche e bufale, rischiamo la crisi se ce le tolgono di colpo. Renzi è il metadone: l’oppioide che surroga sostanze psicotrope più forti e previene l’astinenza.

Non bastasse l’annuncite che lui stesso ha confessato (negandola) l’altro giorno, quando ha annunciato “basta annunci” annunciandone di nuovi, ad aggravarla provvede la cosiddetta informazione. Che, come già con Monti & Letta, puntella il terzo governo estraneo agli elettori con un surplus di promesse, di solito su progetti segretissimi, anche per chi dovrebbe averli partoriti.

Quando Renzi dice “i giornali sono pieni di progetti segreti del governo, talmente segreti che non li conosce nemmeno il governo”, ha le sue buone ragioni.

Ma ha il torto di accorgersene tardi: quando aveva il vento in poppa e tutti i poteri forti ai suoi piedi con stampa e tv al seguito, sull’annuncite marciava felice. Intanto generava illusioni che neppure un incrocio fra Cavour, Roosevelt e De Gaulle avrebbe mai potuto soddisfare, dunque destinate a trasformarsi in delusioni.

Ora che l’elastico torna indietro, lui tenta la fuga verso la normalità.

Mille giorni al posto di cento (“una riforma al mese”). “Passodopopasso” anziché “tuttoquisubito”.

Ma doveva pensarci prima.

Sei mesi di populismo e futurismo alla fiorentina, pancia in dentro petto in fuori, yeyé e brumbrum, ha inoculato nel Paese un’ansia da prestazione che ora gli si ritorce contro.

Nessuno, a parte B., aveva tanto personalizzato la politica in una sola faccia, un solo corpo, una sola bocca perennemente aperta. E dire che all’inizio Renzi pareva saperlo che a metter troppa carne al fuoco si produce tanto fumo da oscurare le poche cose davvero fatte: “Basta spot, tanti fatti e pochi annunci.

  • Concretezza da sindaci. I miei ministri devono lavorare e tacere” (22-2).
  • Voglio uscire dal Truman Show, siamo qui per parlare il linguaggio della franchezza, al limite della brutalità” (24-2).

Ma erano annunci, pure quelli. Poi, come scrisse Panorama, partì il Ballo del Blabla.

Se non volete pazientare e leggere il lungo articolo dal sito de Il Fatto Quotidiano – Cliccate qui

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