Petrolio e Gas in Italia

La Green Economy è la chiave del futuro del paese …. Diceva tre la altre cose

E poi affittano per 42 anni 1.800 kmq di territorio, di buon territorio piemontese e lombardo con coltivazioni, agriturismi, vigneti, produzione di formaggi e salumi per 5,16 euro l’anno, cioè a dire poco più di 9,000 euro l’anno.

Estrazioni in Italia - 03

Sarebbero questi gli investimenti che daranno respiro alla nostra economia e produrranno quella famosa crescita di cui si riempiono tanto la bocca?

1800 kmq. di buona terra per 42 anni in cambio di 390.096 Euro, questo si che è stato un ottimo affare, ci potremmo pagare tutta la nuova Orte Mestre e ne avanzeremo abbastanza da rifare la Salerno Reggio Calabria..

Dal sito No all’Italia Petrolizzata del 19 agosto 2014

Carpignano Sesia: l’ENI non cambia ne il pelo ne il vizio

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ENI, Petroceltic, Compagnia Generale Idrocarburi Circa 730 kmq

Immagine 2 copiaNorthern Petroleum – permesso di ricerca accordato il 17 Luglio da Franco Terlizzese pozzo esplorativo di 4,500 metri Circa 460 kmq

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Enel Longanesi Developments – permesso di ricerca accordato il 21 Luglio da Franco Terlizzese Pozzo esplorativo di 3,200 metri o di 7,000

Tremila o settemila, che differenza vuoi che faccia!!!

Ma nessuna paura – questi signori devono pagare un canone annuo di 5.16 euro per kmq. Fanno la bellezza di 3000 euro all’anno per Cascina Graziosa, 2300 euro per Cascina Alberto e 4000 euro per Carisio. Dai che ce la facciamo ad uscire dalla crisi con il petrolio!

Dal conferimento di VIA della concessione Cascina Graziosa:

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Non sono previsti “interventi diretti” sul territorio.

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E’ un intervento indiretto degli alieni????

E cosi, ritornano. Non si arrendono mai. Beati loro — la loro ignoranza, la loro testardaggine e la mancanza di qualsivolgia senso di responsabilita’ civile.

La storia di Carpignano Sesia e’ simile a quella di molte altre citta’ italiane – in cui Mr. Petrolio arriva e decide che puo’ fare quel che gli pare di campi, case, laghi, fiumi, boschi come se gli appartenessero. Per loro Carpignano e’ solo una macchietta in una cartina senza vita, e magari l’illusione di una fabbrica di banconote. E questo vale per tutte le Carpignano dell’Italia al petrolio.

Il Renzi pensiero

Il Renzi pensiero

Nel caso specifico siamo in provincia di Novara, non lontano da Trecate dove gia’ un pozzo scoppio’ nel 1994. L’ENI nel 2011 aveva preso di mira un campo agricolo vicino alle case dei residenti per farci un ridente pozzo di petrolio. Conosco Carpignano perche’ abbiamo fatto un incontro pubblico, una sera d’estate, qualche anno fa.

Ho dei bei ricordi dei giorni trascorsi li e delle persone che mi sono rimaste nel cuore. E’ una comunita’ piccola, immersa nel verde, con il fiume che lo attraversa e dove la gente vuole solo la santa pace di occuparsi di vigneti, di agriturismo, di produzione di formaggio e di salumi.

A suo tempo ci furono sensibilizzazione, eventi, proteste da parte dei residenti. Una storia bella di una comunita’ intera che si oppone a un colosso senza cuore. Un referendum raccolse il 95% di “no” alle trivelle, e anche Novara, capoluogo di provincia, si oppose.

Alla fine l’ENI decise di togliere il disturbo — almeno momentaneamente — promettendo pero’ di spostare il pozzo in aree “meno sensibili”.

E cosi, eccoli di nuovo alla carica sotto il solleone due anni dopo. Il 1 Agosto 2014 la Regione Piemonte convoca i sindaci della zona e gli assessori regionali per dirgli che

l’Ente Nazionale Idrocarburi e’ tornato alla carica e che vuole ripresentare il suo progetto trivellante – a circa due chilometri da dove era stato inizialmente proposto.

Ai sindaci viene spiegato che questo sara’ l’inizio di “un più ampio insediamento di pozzi di estrazione nell’ambito del permesso Carisio”.

Non c’e’ solo l’ENI a Carpignano Sesia, ma anche la sua amica irlandese Petroceltic. Le due si dividono la concessione Carisio di 730 kmq. Una piccola percentuale della concessione appartiene alla Societa’ Generale Idrocarburi

Poco distante da Carpignano c’e’ la concessione Cascina Alberto di 460 kmq di proprieta’ della Northern Petroleum, ditta australiana, e la concessione Cascina Graziosa di circa 600 kmq della Enel Longanesi Development.

Questi due permessi sono stati accordati nel Luglio del 2014.

Nel complesso le tre concessioni ospiteranno pozzi e infrastrutture in sei province del nord ovest: Novara, Vercelli, Biella, Varese, Milano, Pavia. Notare i nomi delicati e innocui che si scelgono.

I motivi per cui tutto questo è folle sono gli stessi che si applicano ad ogni angolo d’Italia: ci saranno rischi di inquinamento di aria e di acqua, l’arrivo di infrastruttura pesante che mal si sposa con la vocazione e l’immagine del territorio da cui si produce riso, vino e miele, e soprattutto con i desideri di chi a Carpignano e dintorni c’era già prima di ENI e Petroceltic.

Nessuna paura però.

I petrolieri sono chiamati a pagare ben 5.16 euro per chilometro quadro l’anno e per ciascuna delle loro concessioni – cioe’ in cambio di circa 1800 chilometri quadrati di territorio piemontese e lombardo pagheranno 10 mila euro annui.

Cui prodest?

Interessante il commento del CEO della Northern Petroleum sulla concessione Cascina Alberto (in precedenza nota come Gattinara) : “The award of these permits demonstrates that the administration in Italy is now actively progressing with approvals that have been outstanding for some years”

Presumibilmente ci riferisce all’ennesimo nuovo governo, quello di Matteo Renzi che ora “attivamente procede” alle approvazioni.

Vorrei tanto sapere cosa ha da dire il diretto interessato in tutto questo. Non era Matteo Renzi che diceva che la “green economy e’ la chiave del futuro del Paese”?

Ma dove e come e quando la facciamo questa benedetta green economy se a furia di stoccaggi e di trivelle distruggiamo tutto il green che ci e’ rimasto?

Veramente il futuro dell’Italia è nel fare buchi su e giù per la penisola?

Possibile che ancora adesso, dopo tutto questo parlare di sostenibilità, e green economy, e consumo scellerato del territorio, siamo ancora qui a pensare a “nuovi insediamenti” di petrolio nelle campagne italiane?
Possibile che stanno ancora qui a pensare di uscire dalla crisi devastando il territorio, che è l’unica cosa che ci resta?
Possibile che non si e’ imparato niente dalle avventure di Ilva, Gela, Falconara o Viggiano? E in questo caso neanche dal vicino scoppio di Trecate?

E il neo governatore della regione Piemonte, Sergio Chiamparino del PD anche lui, cosa ha da dire?

Avrà il coraggio di difendere la sua terra? Interessante che nel 2008 Chiamparino aveva partecipato, in qualità di sindaco di Torino, ad una manifestazione indetta dalla regione Piemonte sulla necessità di arrivare a “l’indipendenza energetica dal petrolio” e in cui si ricordava per arrivare a questo scopo occorre un “impegno collettivo straordinario, quotidiano, fatto di comportamenti, regole, strumenti coerenti”.

Sue parole testuali: “Considero altamente significativo l’impegno della Regione Piemonte che ha deciso di dedicare queste due giornate di lavori per salvare l’energia lanciando una sfida alla quale aderiscono molti sindaci piemontesi.

Il cosiddetto “patto del 20%” – aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili e ridurre le emissioni di anidride carbonica e i consumi regionali entro il 2020 – segna per noi un duplice impegno: uno più di carattere economico, perché è evidente che la sfida della globalizzazione rende la sfida energetica una questione mondiale sulla quale si deciderà il futuro del pianeta, e un altro di carattere civile. Dobbiamo guardare a questa fase della globalizzazione con l’intelligenza di chi è capace di proporre un nuovo rinnovato patto tra scienza ed economia, per una nuova armonia, anche etica. Puntare sul risparmio energetico e sulle fonti rinnovabili ha dentro di sé un indubbio valore economico e coinvolge tutti noi, come cittadini in primo luogo ma anche come amministratori pubblici. La Città di Torino sostiene dunque questa sfida e si impegna con la Regione Piemonte a partecipare a questo grande progetto che parla delle nuove sfide dell’umanità.”

Presidente Chiamparino, ecco la sua opportunità’ per il suo impegno straordinario e quotidiano: vada da Renzi e gli dica di avere rispetto per le campagne e i residenti di Carpignano Sesia, della regione Piemonte e dell’Italia tutta.

Per leggere l’articolo sul sito “NO all’Italia petrolizzata – Cliccare qui

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