Politichese e dintorni

La soluzione di Guido Tabellini per uscire dalla crisi: salari più bassi.

Ma ci faccia il piacere…

Da Bassano Più, di Giorgio Langella, del 17 agosto 2014

DATI EUROSTAT - OCSE

DATI EUROSTAT – OCSE

Guido Tabellini, in un’intervista a “Il Fatto Quotidiano” ci fa sapere che, per uscire dalla crisi, ci vogliono salari più bassi e meno tasse alle imprese. Parla apertamente di “ridurre il peso della contrattazione collettiva a vantaggio di quella aziendale” per consentire di “far scendere i salari anche sotto i minimi contrattuali”, e di “ridurre i trasferimenti a Poste, Ferrovie e altri servizi”. Così, impoverendo i lavoratori e tagliando servizi essenziali, si potrebbero diminuire le tasse alle imprese e (forse) si ricorrerebbe meno alla cassa integrazione e (forse) ai licenziamenti.

Il “modello tedesco” ci spiegano che sicuramente contrarrebbe i consumi interni ma favorirebbe la “domanda estera”. Alla domanda esplicita che così si avrebbe “un’occupazione senza tutele e con salari bassi”, l’esimio professore Tabellini risponde sereno “Sempre meglio che avere una disoccupazione alta o un lavoro a tempo determinato”. Nell’intervista non c’è alcun riferimento al contrasto all’evasione fiscale. Non c’è nessun accenno al fatto che in questi anni il potere d’acquisto dei lavoratori è calato mentre è cresciuta la ricchezza detenuta da una piccola minoranza di capitalisti. Non c’è nessun riferimento al fatto che si deve investire di più nella ricerca, nell’innovazione, nei saperi.

Non c’è che dire, una soluzione geniale che è decisamente “in linea” con le dichiarazioni del presidente del consiglio Renzi e del ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti secondo le quali lo Statuto dei lavoratori sarà riscritto. Ovvero, sarà stravolto togliendo garanzie e diritti residui ai lavoratori. Poletti annuncia che l’azione del governo sarà in due tappe. Le sue affermazioni sono esplicite: prima il decreto “che prevede interventi su contratti a termine e apprendistato” (decreto secondo il quale sarà possibile stipulare contratti a termine fino a 36 mesi senza causale e alla fine del periodo, non esisterà più l’obbligo di assunzione ma solo una “sanzione amministrativa”) e poi ”il disegno di legge delega nel quale affronteremo tutti gli aspetti del mercato del lavoro, riscrivendo lo statuto, come ha detto Renzi, dagli ammortizzatori alla revisione dei contratti …”. A questo punto, la questione dell’articolo 18 sarebbe risolta, in quanto superato dal “nuovo statuto”. Sarà certamente più facile licenziare gli “esuberi” (o i lavoratori “scomodi”) e il lavoro, se e quando esisterà, sarà sempre più precario anche se si nasconderà l’evidenza dietro il termine volutamente confuso di “contratto a tutele crescenti”.

Le dichiarazioni di Tabellini sono perfettamente complementari agli annunci (che sono vere e proprie minacce) del governo sulle questioni del lavoro.

Quello che ci viene prospettato è un lavoro sempre più insicuro, precario e mal retribuito che contrarrà ancora di più la domanda interna, permetterà ai capitalisti di guadagnare di più e (forse) farà diventare più competitivi i prodotti italiani sul mercato internazionale non perché migliori e di maggiore qualità di altri ma solo perché “meno costosi”. Una competizione miserabile pagata, come sempre, da chi vive del proprio lavoro che viene ridotto a livello di vera e propria servitù.

Il professore Guido Tabellini non è “l’ultimo arrivato” e neppure un esperto “qualsiasi”. È un economista di rango internazionale. È stato rettore della Bocconi dal novembre del 2008 all’ottobre del 2012, membro dei consigli di amministrazione di CIR – holding fondata da De Benedetti, di Fiat Industrial, della Fondazione ENI “Enrico Mattei”. È stato membro della commissione di trentacinque esperti nominata dal Presidente del consiglio Enrico Letta incaricata di redigere il disegno di legge sulle riforme costituzionali. Oggi viene indicato come uno degli esperti che affiancherà Matteo Renzi per l’attività di governo sulle questioni economiche.

A lui e a tutti quelli che vogliono tagliare salari, servizi pubblici e diritti di chi lavora, si dovrebbe chiedere (questa volta è necessaria una buona dose di populismo) quale è il loro “salario”, se sono disposti a tagliarlo e di quanto.

Tabellini - 02

Per leggere l’articolo sul sito di Bassano Più – Cliccare qui

Ricordate la visione mistica di Mario Monti nel periodo in cui con una mano stangava gli italiani e con l’altra scrutava l’orizzonte alla ricerca di una ripresa che non sarebbe mai arrivata? Era la luce di un treno che stava per arrivarci in faccia, scherzò qualcuno, che in effetti non era troppo distante dalla realtà. Ma in quella metafora da lampada Osram il premier bocconiano fu affiancato e sostenuto dai principali economisti italiani, seguaci della medesima scuola: euro, stangate e sangue. Tra loro c’era anche Guido Tabellini, rettore della Bocconi fino al 2012, più volte candidato ad assumere la guda del ministero dell’Economia anche grazie alle ottime amicizie vantate negli ambienti giusti, tipo quelli dell’ingegner De Benedetti, suo amico personale e anche suo consigliere d’amministrazione nel colosso Cir.

E’ lo stesso Tabellini che agli albori della crisi aveva dichiarato ai giornali che era “non sistemica ma un possibile incidente temporaneo presto riassorbito, dovuto ad una crescita troppo rapida dell’innovazione finanziaria”

E sempre lo stesso Tabellini dichiarava che «Sarebbe preferibile uscire dall’euro per dotarsi di una propria politica monetaria», ha sottolineato. Certo, secondo l’economista, non sarebbe una soluzione auspicabile, ma il male minore, “comunque una scelta inevitabile dovuta al peccato originale dell’adesione all’area Euro dominata economicamente ed ideologicamente dalla Germania”.

Piangevano per i poveri pensionati ........

Piangevano per i poveri pensionati ……..

Anche l’ex rettore della Bocconi, fedelissimo di Monti, scopre che forse è meglio uscire dall’euro, di Luca Maurelli – 28 giugno 2014

Per leggere tutto l’articolo sul sito del Secolo d’Italia – Cliccare qui

Guido Tabellini ex rettore della Bocconi, fedelissimo di Monti, forse è meglio uscire dall’euro, di Sandro Bulgarella del 28/06/2014

Per leggere tutto l’articolo sul sito gek60 – Cliccare qui

A noi viene in mente che invece di ridurre il già misero stipendio di chi lavora, si potrebbe cominciare col ridurre gli stipendi di tutti i parlamentari, poi dei vari governi regionali, dei consiglieri regionali, dei vari benefit politichesi (balneoterapia, massaggio terapia, auto blu, agevolazioni finanziarie e quant’altro), dei dipendenti delle sedi istituzionali (Camera, Senato e Quirinale), eliminiamo le regioni a statuto speciale (non hanno ragion d’essere), elimini amo tutti i vitalizi, le milionarie liquidazioni ai politici “Trombati” in cerca di occupazione, e le baby pensioni (come quelle dei 270 baby pensionati della Regione Lazio a 20.000.000 di Euro l’anno) eliminiamo, ma stavolta sul serio, gli enti inutili e le partecipate, ecco ci si ferma qui, ma siamo arcisicuri che solo questi pochi interventi avrebbero il peso di un paio di finanziarie e magari a novembre eviteremo il prelievo forzoso sui conti correnti, i nostri conti correnti, i conti correnti degli Italiani e la manovra di Peter Pan, quella che non si dice, ma ci sarà!

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