Ambiente/Dissesto Idrogeologico

Dall’«A» di amnesia alla «Z» di zero condanne, il vocabolario del dissesto

In Italia sei milioni di persone vivono in zone a elevato rischio idrogeologico. Più vittime solo per i terremoti.

Dissesto - 03

Già Leonardo da Vinci invitava a diffidare della potenza dell’acqua, eppure riusciamo a parlarne solo quando accadono le tragedie

Dal sito de Il Corriere della Sera di Gian Antonio Stella del 5 agosto 2014

Amnesia
«In Italia i disastri di natura idrogeologica sono secondi solo ai terremoti quanto a numero di vittime e costi sostenuti per riparare ai danni. Ma quanto e più dei terremoti questi disastri sono oggetto di una sorta di amnesia collettiva e diventano tema di dibattito anche politico solo quando irrompono nella cronaca quotidiana. Eppure per loro natura presupporrebbero un’attenta opera di prevenzione basata su un uso corretto del territorio» (Monica Ghirotti, «Grandi frane: disastri e processi del Novecento», da «L’Italia dei disastri» a cura di Emanuela Guidoboni e Gianluca Valensise).

Boschi
«Già nel secolo XVI Leandro Alberti aveva descritto le montagne boscose, dove “scendeano l’acque chiare fra selve et herbette, et scendeano con minor impeto e minor abbondanza”. Lamentando che ora, invece, “la pioggia non fermandosi, incontinente scendendo, et seco conducendo la terra mossa oltre il consueto grossa, entra nei torrenti, canali et fiumi, il che così non occorreva ne’ tempi antichi”» (Franco Tassi, Apollinea, novembre-dicembre 2011).

Criticità
«Lungo i 7.000 km di rete autostradale italiana sono stati identificati, quantomeno in forma preliminare, ben 706 punti di criticità in corrispondenza dei quali il tracciato potrebbe essere interessato dalla riattivazione di frane già censite e cartografate nel progetto Iffi; analogamente, lungo i 16.000 km di rete ferroviaria italiana sono stati identificati, quantomeno in forma preliminare, ben 1.806 punti di criticità in corrispondenza dei quali il tracciato potrebbe essere interessato dalla riattivazione di frane già censite e cartografate» (Claudio Margottini, «l’Italia dei disastri» a cura di Guidoboni e Valensise).

Danni
«Nel solo decennio 1994-2004, per tamponare i danni dovuti ad alluvioni, terremoti e frane più gravi, lo Stato ha dovuto scucire complessivamente 20 miliardi e 946 milioni di euro. Cioè due miliardi l’anno» (analisi del Cineas, il Consorzio universitario del Politecnico di Milano specializzato nella cultura del rischio). La stima dell’Ance, l’associazione dei costruttori, è ancora più alta: «Il costo complessivo dei danni provocati in Italia da terremoti, frane e alluvioni, dal 1944 al 2012, è pari a 242,5 miliardi di euro».

Esperti
Gli interventi di ricostruzione sono stati spesso occasione per dare incarichi a capocchia. Memorabile la delega di Raffaele Lombardo, governatore della Sicilia, per «l’organizzazione delle sede operativa di Messina, informazione cittadinanza zone alluvionate, progettazione ripresa economica e sociale del territorio» dopo l’alluvione che il 1° ottobre 2009 a Giampiglieri e a Scaletta Zanclea, nel messinese, aveva fatto 37 morti. Il prescelto fu un certo Francesco Micali. Curriculum? Era al quarto anno di giurisprudenza, suonava l’organo in parrocchia e tirava su qualche spicciolo la sera nei pianobar.

Foreste
«I naturalisti sanno bene che il manto arboreo di una foresta di latifoglie, con relativo sottobosco, può assorbire ben più della metà delle precipitazioni totali restituendo gradualmente l’acqua raccolta, sotto la forma di vapore acqueo. Non solo, ma anche la pioggia che raggiunge e penetra il suolo vi arriva sapientemente dosata e “smorzata” ad opera della copertura vegetale, senza quella terribile forza dinamica di erosione, dalla quale nessun terreno scoperto può alla lunga salvarsi… Mentre sui nostri monti, alle valli che dovrebbero regolare e incanalare le piogge, troppo spesso fanno cornice dirupi brulli e petrosi, coste terrose facilmente dilavabili, un tempo sede di foreste famose e decantate, oggi pantani di mota nella cattiva stagione e aridi calvari bruciati dal sole d’estate» (Franco Tassi, storico direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo. «Apollinea», novembre 2011).

Gomma
«Non si può morire per una frana sull’autostrada. La Calabria è geologicamente molto giovane. E quindi è la più esposta a rischi idrogeologici. Tutto dovrebbe essere progettato con molta più attenzione. Al contrario, assistiamo da decenni a cattiva gestione del territorio, incuria, devastazioni. E ogni volta che cerchiamo come geologi di sensibilizzare le istituzioni sul problema ci scontriamo con un muro di gomma. Finché non c’è il disastro…» (Paolo Cappadona, presidente dell’Ordine dei geologi calabresi, dopo la frana che nel gennaio 2009 piombò sull’A3 Salerno-Reggio Calabria tra Rogliano e Altilia Grimaldi uccidendo due persone e ferendone 6)

Imposte
«Sostenere che queste sciagure accadono anche perché non ci sono risorse finanziarie disponibili per la tutela e la manutenzione del nostro territorio risulta difficile, soprattutto a fronte dei 43,88 miliardi di euro che vengono incassati ogni anno dallo Stato e dagli Enti locali dall’applicazione delle imposte ambientali, di cui il 99% finisce invece a coprire altre voci di spesa. I soldi ci sono, peccato che ormai da quasi un ventennio vengano utilizzati per fare altre cose» (Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre, dopo l’alluvione di Olbia del novembre 2013).

Leonardo
«L’acqua disfa li monti e riempie le valli, e vorrebbe ridurre la terra in perfetta sfericità, s’ella potessi» (Leonardo da Vinci, che invitava a diffidare sempre dell’acqua che «non ha mai quiete, insinoché non si congiunge col suo marittimo elemento»).

Miliardi
«Il fabbisogno necessario per la realizzazione di interventi per la sistemazione complessiva della situazione di dissesto su tutto il territorio nazionale è stimato in 44 miliardi di euro, dei quali 27 per il Centro-Nord e 13 per il Mezzogiorno, oltre a 4 miliardi per il fabbisogno relativo al recupero e alta tutela del patrimonio costiero italiano» (relazione alla Camera di Elisabetta Zamparutti, Pd, gennaio 2010. La stessa cifra sarà ribadita nel 2013 dall’allora ministro dell’Ambiente Corrado Clini).

Neponucemo
San Giovanni Nepomuceno è considerato il santo protettore contro le frane e le alluvioni. Viene invocato per disperazione in assenza di una politica del territorio all’altezza di un paese esposto a disastri idro-geologici come il nostro.

Olbia
Devastata nel novembre 2013 da una rovinosa alluvione che colpì tutti coloro che erano abituati a vedere nella città la capitale della Costa Smeralda, del sole, del mare d’élite, Olbia pagò un prezzo carissimo alla catena di errori: «Tutti i problemi nascono dai tre condoni edilizi degli ultimi trent’anni, che hanno sanato situazioni di palese e pericolosa illegalità in una città che si era ampliata in modo selvaggio, a rimorchio del successo della Costa Smeralda, con case costruite nell’alveo dei fiumi», denuncia lo stesso sindaco Gianni Giovannelli, «La città ha 16 quartieri abusivi: sedici. Dovrei espropriare le case di migliaia di persone e abbatterle: è impossibile».

Patrimonio a rischio
I nostri tesori esposti al pericolo di frane, dice lo studio «Patrimonio culturale, rischio da frana», di Carlo Cacace, Carla Iadanza, Daniele Spizzichino e Alessandro Trigila, sono 5.511. Sparsi su tutta l’Italia ma soprattutto in Toscana e nell’Umbria. Venti potrebbero esser travolti da frane a Foligno e Squillace, 21 a Firenze, 22 a Caltanissetta, 23 a Tropea, 24 a Gubbio e su su 32 a San Gimignano, 35 a Troina, 42 Genova, 71 a Pescocostanzo, 72 a Colle Val d’Elsa… Quelli a rischio alluvione sono il doppio: 11.155. Trecento a Mantova, 438 a Pisa, 705 a Ferrara, 1030 a Firenze e addirittura 1375 a Roma.

Rischio elevato
Sono a «rischio elevato» sul fronte idro-geologico (486mila frane censite) il 44% dei comuni lombardi, il 68% di quelli abruzzesi, il 71% di quelli liguri e valdostani, l’86% di quelli molisani, l’87% di quelli lucani, l’89% dei comuni umbri. (Rapporto Ministero dell’Ambiente, 2009) «Si stima che la popolazione potenzialmente esposta ad un elevato rischio idrogeologico sia pari a 5,8 milioni di persone» («Lo Stato del Territorio Italiano 2012», Ance-Cresme).

Sarno
Quella del maggio 1998 a Sarno, in provincia di Salerno, è stata la più grave catastrofe idrogeologica degli ultimi decenni in Italia. Sotto il fango venuto a valle da una catena di frane in seguito ad eccezionali rovesci di pioggia, restarono 137 vittime. In particolare nella frazione di Episcopio. L’area aveva la più alta densità abitativa d’Italia (tre volte il valore della Campania) nonostante fosse già stata colpita da 5 frane dal 1841 al 1939 e 36 dopo la seconda guerra mondiale. Precedenti che avrebbero dovuto spingere le autorità locali a bloccare ogni costruzione e agli stessi cittadini di stare alla larga dalle aree più pericolose. Difficile dimenticare l’accusa amarissima di Fabio Rossi, docente di idrogeologia a Salerno, con gli occhi fissi sulla spianata di fango che aveva inghiottito i corpi: «La colpa è loro, ma questo non si può dire ai morti…».

Tagli
Per il Fondo Rischio Idrogeologico l’Italia nel 2008 stanziava 551 milioni di euro. Scesi via via, di governo in governo, a 84. Per precipitare, nella finanziaria 2014 varata da Letta, a 20 milioni (meno 96% sul 2008) portati precipitosamente a 30 dopo le polemiche seguite alla disastrosa alluvione in Sardegna.

Valle dei Templi, Agrigento
«Questa importante area storico-archeologica è interessata da tempo da un esteso fenomeno di dissesto classificabile principalmente come scorrimento traslativo rotazionale con alcuni piccoli fenomeni di crollo e ribaltamento innescatisi nel 1976. Tale fenomeno coinvolge potenzialmente sia il Tempio della Concordia sia quello di Giunone Lacina così come la fortificazione, l’altare dei sacrifici e la cisterna dell’area archeologica…» («Patrimonio culturale, rischio da frana», di Carlo Cacace, Carla Iadanza, Daniele Spizzichino e Alessandro Trigila).

Zero
Incrociando nel titolo le parole «frana» e «condanna» (in tutte le sue varianti: condanne, condannato, condannati etc…) l’archivio dell’Ansa, milioni di files accumulati dal 1981, contiene solo 4 notizie: quattro. Neppure in un caso, però, si tratta di amministratori colpiti da una sentenza che censuri la sciatteria con cui hanno gestito il territorio. Lo stesso ex sindaco di Sarno, Gerardo Basile, è stato condannato in Cassazione per un reato collegato a una frana: non ordinò l’evacuazione delle frazioni collinari della cittadina investite dal nubifragio. Per la gestione del territorio, però, condannati zero. Neanche nei casi più scellerati. Zero.

Dissesto - 02

Per leggere tutto l’articolo sul sito de Il Corriere della Sera – Cliccare qui

 

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