Politichese e dintorni

Galan, la Camera autorizza l’arresto con 395 sì. Bocciato il rinvio chiesto da Fi

L’ex governatore del Veneto, accusato di corruzione, non era in Aula per motivi di salute. Forza Italia aveva pertanto chiesto lo slittamento della decisione. Anche la Lega favorevole alla richiesta dei pm

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di Redazione Il Fatto Quotidiano del 22 luglio 2014

La Camera autorizza l’arresto di Giancarlo Galan, con 395 sì e 138 no, dopo aver bocciato la richiesta di rinvio presentata da Forza Italia. Galan, deputato di Fi, è accusato di corruzione nell’inchiesta sul Mose di Venezia che il 4 giugno ha portato a 35 arresti, tra i quali quello del sindaco della città lagunare Giorgio Orsoni.

A chiedere lo slittamento del voto era stato il partito berlusconiano, in quanto l’ex governatore della Regione Veneto non ha potuto essere presente in Aula perché ricoverato nel reparto di Medicina dell’ospedale di Este (Padova), dopo una decina di giorni trascorsi in Cardiologia. A far slittare il voto ha provato anche Antonio Leone di Ncd, che ha chiesto alla Camera un’inversione dell’ordine del giorno per esaminare il decreto legge Carceri. Ma anche questa richiesta è stata respinta e la discussione è proseguita.
Si sono pronunciate a favore dell’arresto Sel, con Claudio Fava, e la Lega Nord, con Matteo Bragantini, che ha sottolineato il fatto che i deputati sono chiamati a pronunciarsi soltanto sull’eventuale “fumus persecutionis”, non ravvistato contro l’ex governatore della Regione Veneto. Una posizione presa male da Forza Italia: “E’ un fatto politico rilevante e grave che la Lega voti per l’arresto di Galan. Il garantismo dovrebbe contare qualcosa nella futura coalizione. O no?”, ha subito twittato Daniele Capezzone. Sì all’arresto anche da parte di Scelta civica.

In sede di dichiarazione di voto, Leone dell’Ncd è tornato alla carica sottolineando che il fumus, “contrapposto all’arrosto”, è tale anche quando è percepito appena: “Basta un sentore”. Per Forza Italia, Giancarlo Chiarelli ha ravvisato il “fumus” nella stessa richiesta di arresto, a suo avviso “errata” rispetto a quanto emerso dall’inchiesta. Ultimo a intervenire, il Pd, che con Anna Russomando ha ribadito il sì all’arresto di Galan: “”Ci sentiamo anche noi paladini del garantismo”, ha spiegato, “ma le battaglie per l’applicazione delle garanzie dei cittadini non si fanno nelle Giunte. Noi le facciamo nelle sedi opportune”.

Appreso l’esito della votazione, l’avvocato Antonio Franchini, che assieme al collega Nicolò Ghedini assiste Galan, ha annunciato che presenterà richiesta di tramutare il provvedimento in arresti domiciliari.

Galan è accusato dalla Procura di Venezia di aver agevolato l’iter di approvazione della varie fasi del Mose – il contestato sistema di dighe mobili contro l’acqua alta, un affare da oltre 5 miliardi di euro – in cambio di denaro. Addirittura di uno “stipendio fisso”, come ha affermato davanti ai pm la sua ex segretaria Claudia Minutillo. Stipendio che l’altro grande accusatore Giovanni Mazzacurati, ex presidente del Consorzio Venezia Nuova concessionario dell’opera, ha quantificato in circa un milione di euro l’anno. All’ex presidente del Veneto sono contestate anche altre consegne di denaro e la ristrutturazione di una villa a Cinto Euganeo.

Nell’ambito dell’inchiesta Mose sono emersi anche affari da decine di milioni di euro della famiglia Galan in Indonesia, nel settore gas.

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