Informazione/Strade e Ferrovie

COME I GATTI!

L’ essere umano, si sa, è un animale molto intelligente. Non per nulla è al vertice della catena alimentare ed ha la capacità di apprendere osservando tutto ciò che lo circonda, per utilizzare poi le conoscenze acquisite nella vita di tutti i giorni.

Molte cose le impara osservando gli animali. Dalla tartaruga ha imparato che fare la guerra da dentro un carro armato, permette maggiori possibilità di sopravvivenza. Gli uccelli hanno dato l’ input per costruire gli aerei, che oltre a trasportare persone possono portare bombe intelligenti in modo da colpire con queste deiezioni il nemico. Ed anche i gatti hanno dato a noi esseri umani qualche spunto, subito messo in pratica con grande genialità. E’ risaputo che queste simpatiche bestiole hanno l’ abitudine di scavare delle piccole buche per nascondere i loro bisogni dopo averli espulsi. E’ questo un istinto primordiale che permette di nascondere la loro presenza ad eventuali predatori. Noi umani abbiamo osservato questo particolare comportamento, lo abbiamo perfezionato e abbiamo imparato a nascondere i nostri rifiuti scavando delle buche e riversandoli al loro interno.

Scavo

A volte, per fare meno fatica, abbiamo utilizzato buche e cave già esistenti.

Grotta discarica

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Ma visto che siamo geniali ci siamo detti: ” Perché non prendere due piccioni con una fava?”

Ed ecco che abbiamo colto la palla al balzo quando sono iniziati i lavori di costruzione dell’ autostrada Valdastico Sud.

Il cantiere della nuova autostrada di Valdastico Sud sarebbe stato trasformato in una vera e propria discarica di rifiuti tossici provenienti dalle fonderie. I rifiuti accumulati nel cantiere autostradale sarebbero ricchi di metalli pesanti dannosi per la nostra salute e per quella degli animali, in quanto ritenuti in grado di contaminare i terreni e le falde acquifere circostanti.

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la costruzione del nuovo tratto autostradale permetterà di collegare le province di Vicenza e di Rovigo. Per i lavori necessari alla realizzazione è stata investita una cifra superiore al miliardo di euro. La conclusione dei lavori della prima porzione dell’autostrada è prevista per il prossimo maggio, ma nel frattempo appare prioritario riuscire ad individuare i colpevoli dell’abbandono degli scarti industriali lungo i cantieri di costruzione. La Procura Antimafia ha ricevuto l’incarico di indagare sulla vicenda, per la quale si sospetta un ruolo attivo da parte della criminalità organizzata.

La presenza di rifiuti tossici nelle aree cantieristiche della nuova autostrada è stata portata alla luce da un avvenimento puramente casuale, che ha purtroppo avuto al centro la morte di un animale.

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Uno degli abitanti della zona si trovava a passeggio nelle vicinanze dei canali situati nei pressi del luogo che vedrà sorgere il futuro tratto autostradale, in compagnia del proprio cane, che è morto poco dopo essersi abbeverato con dell’acqua contaminata, a seguito di un’immediata perforazione intestinale. La morte improvvisa dell’animale non lascia alcun dubbio sui rischi che possono derivare dalla presenza di sostanze nocive in zone abitate o altamente frequentate.

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La documentazione fotografica della reale situazione dell’area è stata resa disponibile attraverso agli scatti realizzati da un appassionato di archeologia, Marco Noserini. Le immagini realizzate da Noserini evidenziano la presenza di scarti industriali sparsi nei campi del vicentino e di pozze di colore giallo, tinta derivata dalla massiccia presenza di cromo nelle acque interessate. Le immagini non lascerebbero inoltre alcun dubbio sulla provenienza dei camion impiegati per il trasporto dei rifiuti.

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In base alle denunce presentate alla Procura, i materiali tossici scaricati dai camion verrebbero in seguito occultati nel terreno con l’utilizzo di ruspe e di altri mezzi appartenenti al Gruppo Locatelli, già al centro di indagini per episodi analoghi che interessano le aree della Bre.Be.Mi., in particolare il raccordo di collegamento tra Sola (Bergamo) e Cassano D’Adda (Milano).

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La vicenda dei rifiuti nei cantieri autostradali non interesserebbe dunque soltanto la regione Veneto, ma anche la Lombardia, e si teme che il problema possa essere ancora più esteso, dato che i camion carichi di rifiuti, una volta partiti, prevalentemente da regioni del Sud, potrebbero dirigersi verso qualunque altra area cantieristica consenziente presente sul territorio italiano.

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Marta Albè – Fonte e foto: l’Espresso:

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/quellautostrada-e-una-discarica/2170938/

Qui  la galleria fotografica completa dei cantieri della Valdastico Sud pubblicata su Vicenzapiù

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Poc’anzi si è accennato alle aree della Bre.Be.Mi. (autostrada Brescia-Bergamo-Milano) che potrebbero essere interessate dallo stesso fenomeno.   Il video  pubblicato sulle pagine online de Il Fatto Quotidiano dimostrerebbe gli illeciti.

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GATTI IN SOMALIA

Il 20 marzo 1994 venivano assassinati a Mogadiscio Ilaria Alpi, giornalista RAI e Miran Hrovatin, operatore. Stavano indagando sui traffici illeciti di armi e sul seppellimento di rifiuti tossico-nocivi nei cantieri della strada che da Garowe porta a Bosaso, nel nord del paese. Lungo i 450 km di strada sono finiti sotto terra ingenti quantitativi di rifiuti pericolosi. Nel 2005 una delegazione composta da Famiglia Cristiana – insieme all’Associazione Ilaria Alpi, all’onorevole Mauro Bulgarelli e all’inviato speciale della Somalia presso l’Unione europea Yusuf Mohamed Ismail – aveva effettuato una spedizione nell’estate del 2005, pubblicando poi i risultati ottenuti: due camionisti somali avevano raccontato di aver scaricato in alcune fosse dell’area intorno a Gardo (lungo la strada) grossi quantitativi di fusti contenenti – a quanto è stato detto loro – «vernici scadute». ( tratto da Famiglia Cristiana Online).

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COLONIE DI GATTI AL NORD

Di seguito alcuni articoli che mostrano come il problema dell’ occultamento di rifiuti tossico-nocivi sia tutt’ altro che localizzato a singole aree geografiche.

CORRIERE DELLA SERA, 24 novembre 2002

RIFIUTI TOSSICI SEPOLTI, L’ INCHIESTA SI ALLARGA ANCHE AL VARESOTTO

Nelle discariche abusive sono finite dodicimila tonnellate di materiali nocivi

CARDANO AL CAMPO (Varese) – Per settimane hanno smaltito clandestinamente centinaia di quintali di scorie di lavorazione dell’ alluminio seppellendole a poche decine di metri dalle case. Ora, dopo il ritrovamento di scorie tossiche nel cantiere milanese del depuratore di Nosedo e i prim i 10 arresati e 18 avvisi di garanzia, le indagini compiute dagli uomini della Guardia forestale si allargano.

Al centro dell’ inchiesta, le Fonderie Riva di Parabiago, dalle quali sarebbero partite ben 12 mila tonnellate di rifiuti pericolosi, destinati non solo a Nosedo ma anche ad altri siti abusivi scoperti a Cardano al Campo, Garbagnate Milanese, Bellusco, Buccinasco, Monza. In manette sono finiti Michele, Antonio e Ugo Pangia, Valisev Kostov, Stefano e Renzo Riva, Giuseppe Lopetrone, Sebastiano Ricciardo Virecci, Domenico Petroni e Flavio Ciozzani.

Per cinque giorni alla settimana, tre camion lasciavano in giornata le fonderie carichi di polveri fini e schiumature di seconda lavorazione: gli 800 quintali quotidiani di veleni prendevano la strada dei depositi clandestini. Qui venivano scaricati lontano da occhi indiscreti, mentre una pala meccanica provvedeva rapidamente a ricoprire il cumulo di scorie. Alle varie discariche clandestine, inoltre, i camion arrivavano scortati da alcune auto. Probabilmente ci si voleva assicurare che lo smaltimento avvenisse nel modo più discreto possibile.

«Le scorie di alluminio sono particolarmente delicate – sottolinea l’ ingegner Santo Cozzupoli dell’ Agenzia Regionale per la Protezione dell’ Ambiente – perché a contatto con l’ aria sviluppano nubi di ammoniaca». Proprio quelle che ieri mattina, quando le ruspe sono entrate in azione, hanno investito diverse case di Cardano al Campo vicine al deposito clandestino: diversi abitanti del quartiere hanno denunciato fastidi alla gola e al naso.

«E’ un’ indagine delicata e rischiosa – spiega il coordinatore regionale della Forestale Paolo Tommasetti. – Abbiamo usato strumenti innovativi, come le telecamere a raggi infrarossi per filmare anche di notte i viaggi degli autocarri». Mentre indagini e controlli continuano, i campioni di materiale raccolto verranno analizzati nei laboratori dell’ Arpa, in maniera da stabilirne in modo inconfutabile la provenienza. Ancora presto, invece, per qualsiasi ipotesi sui tempi e i costi delle bonifiche.

Ogni giorno almeno tre camion carichi di scorie di lavorazione dell’ alluminio, scortati da auto-civetta, lasciavano le fonderie di Parabiago.  Oltre alla discarica abusiva scoperta a Cardano al Campo, in provincia di Varese, i veleni venivano seppelliti in diversi cantieri del Milanese: a Garbagnate, Bellusco, Buccinasco, Monza e persino in quello del depuratore di Nosedo. Secondo l’ indagine del Corpo forestale sarebbero oltre 12 mila le tonnellate di rifiuti tossici smaltiti clandestinamente. Nel solo deposito di Cardano al Campo erano finite 2.500 tonnellate di polveri e schiumature

Nessi Emilio

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CASE E SCUOLE SUI RIFIUTI TOSSICI

IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA.IT 26 settembre 2008

Sotto terra 350.000 tonnellate di veleni: sequestrate 18 aree, sette indagati. A Crotone le scorie dell’ex Pertusola utilizzate come materiale edile

Arsenico, cadmio, piombo, scorie di zinco ecco la miscela esplosiva che è nelle viscere della città. Trecentocinquantamila tonnellate di rifiuti tossici, seppelliti sottoterra. Dovevano essere smaltiti in discarica, venivano invece utilizzati per opere pubbliche e private. Sette gli indagati per per disastro ambientale, diciotto aree sequestrate, dove sorgono scuole, capannoni industriali, case popolari e addirittura il porto di Crotone.

Ecco la ferita aperta, lasciata in città dal sito industriale dell’ ex Pertusola, la fabbrica che produceva zinco, acido solforico, cadmio, una fabbrica ormai chiusa, di proprietà dell’Eni, ancora da bonificare. Due ditte, la Crotonscavi Srl e la società di Paolo Giampà prelevavano il materiale dall’ex Pertusola, che altro non era che una miscela di sostanze chiamata chiamata tecnicamente conglomerato idraulio catalizzato e invece di smaltirlo in discarica lo usavano per opere edili. La società di Ciampà si era specializzata in appalti publici, la Crotonscavi invece si occupava di cantieri privati.

Il gioco era semplice: gli imprenditori prendevano il conglomerato idraulico catalizzato dalla fabbrica, in cambio ricevevano “modiche somme giustificandole come costo aggiuntivo per il trasporto e la posa del materiale(più oneroso rispetto al classico misto di cava perchè necessitava di rullaggi)e per gli appalti offrivano prezzi inferiori, perchè l’approvvigionamento della miscela come sottofondo, non era solo a costo zero, ma veniva pure sovvenzionato da Pertusola”, ecco cosa scrive il pm Bruni nella richiesta di sequestro dell’indegine Black mountain convalidata ieri dal Gip De Luca.

I reati contestati ai sette indagati sono: concorso per la realizzazione di discariche abusive e disastro ambientale. Gli indagati dovranno spiegare cosa è accaduto per anni in quella fabbrica e nei cantieri.I loro nomi sono: Vincenzo Mano, rappresentante pro tempore dell’impresa Pertusola, Giovanni Ciampà rappresentante legale di “Ciampà Paolo,Srl”. A questi si aggiungono altri tre indagati che sono dirigenti dell’azienda sanitaria di Catanzaro: Domenico Colosimo, responsabile del presidio multinazionale di prevenzione del settore chimico dell’Asl 7 di Catanzaro, Francesco Russo e Domenico Curcio, chimici dell’azienda sanitaria. Secondo l’ipotesi investigativa chi doveva controllare non l’ha fatto, falsando anche certificati sanitari. Tra gli indagati ci sono anche gli imprenditori Ghirelli della ditta “Bonatti Spa” con sede a Parma e Mungari rapprsentante legale dell’impresa “Leto costruzioni”.Entra in gioco la ditta di Parma perchè aveva vinto l’appalto per la costruzione della scuola di San Francesco,in via Cutro a Crotone. La ditta aveva ceduto il subappalto alla Leto di Mungari.

Il conglomerato idraulico catalizzato era ottenuto dalla miscelazione di scorie cubilot (rifiuto speciale non pericoloso,che proveniva dalla fusione metallurgica dello zinco che si effettuava all’interno di Pertusola)e dalla loppa d’alto forno (rifiuto speciale non pericoloso,che proveniva dall’acciaieria dell’Ilva di Taranto). Questo era ciò che le ditte usavano per i loro cantieri. Il problema nasce dall’errore nel confondere il cubilot,tecnologia francese per il trattamento dei residui di zinco, con il cubilotto, il foro italico per la ghisa. Il perito del tribunale ha confuso il cubilot con il cubilotto della ghisa. Le scorie del cubilotto sono pericolose quelle del cubilot no. Quando l’indagine nel giugno scorso è stata ripresa dal pm Bruni un altro consulente tecnico ha affermato la tossicità di quel materiale, usate per costruire scale, strade, banchine del porto.Ieri il Gip ha disposto il sequestro preventivo perchè il materiale abbancato non è stato rimosso, anzi quelli che un tempo erano cantieri ora sono opere finite dove la gente vive: da qui la misura preventiva. Questo significa che qualunque movimento del terreno davanti a scuole,piazze e banchine del porto potrebbe essere nocivo per la popolazione e potrebbe provocare tumori: la scoria cubilot è cancerogena.

La fabbrica dell’ex Pertusola che sversava rifiuti della propria attività davanti al sito industriale ha lasciato un segno indelebile. Basto solo pensare che le fondamenta delle case costruite in località Margherita sono costruite su rifiuti tossici e velenosi. Per vincere le gare, nessuno sapeva quale materiale veniva usato.

venerdì 26 settembre 2008

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MILANO, UN QUARTIERE SUI VELENI. LA VICENDA DELL’AREA BISCEGLIE

IL CAMBIAMENTO.IT 17 novembre 2010

Nella periferia ovest di Milano avrebbe dovuto consumarsi la più grande riqualificazione urbana degli ultimi tempi: un cantiere di 300 mila metri quadri, sorto sopra due milioni di metri cubi di rifiuti tossici interrati fino a otto metri di profondità. Un’area ora sotto sequestro, grazie all’inchiesta partita lo scorso giugno dopo un esposto presentato da un comitato di cittadini della zona che, seppure ignorati per lungo tempo dalla giunta Moratti, ha dimostrato come l’ex cava di sabbia di Geregnano, utilizzata per trent’anni come discarica, fosse incompatibile con la scelta che quattro anni fa fecero il Comune e gli affaristi interessati: costruire su questi terreni avvelenati un intero quartiere.

di Andrea Bertaglio – 17 Novembre 2010

A Milano si è consumato l’ennesimo scandalo di concessioni edilizie facili, veleni sepolti, controlli assenti e nessuna bonifica in nome del dio guadagno.

Il consumo di territorio non bastava più. In mancanza di luoghi edificabili, nella Milano che si indigna per un Sud deturpato dalla speculazione edilizia ed infiammato dalle vicende sui rifiuti, si è consumato l’ennesimo scandalo di concessioni edilizie facili, veleni sepolti, controlli assenti e nessuna bonifica in nome del dio guadagno. Doveva essere “la più grande riqualificazione urbana degli ultimi anni”, considerata dal Comune di Milano ‘un’operazione brillante’ e sbandierata da tempo come ‘un nuovo modo di costruire’. “Grazie a questo intervento trasformeremo una grande area degradata in un parco”, aveva affermato Carlo Masseroli, assessore allo Sviluppo del territorio del capoluogo lombardo. Invece, l’ex cava di Geregnano, una discarica a cielo aperto, rimane blindata dalla magistratura.

Si voleva costruire un nuovo quartiere su di una ex discarica. Un quartiere residenziale, nel quale 200 persone avevano già acquistato casa. Ora il cantiere di 300 mila metri quadri è sotto sequestro, dato che la contaminazione, causata dagli oltre due milioni di metri cubi di rifiuti tossici, raggiunge gli otto metri di profondità. Pesticidi, diossina, metalli pesanti, pcb, solventi clorurati, idrocarburi: i due milioni di metri cubi di rifiuti indifferenziati e nocivi accumulati negli anni in cui non era reato scaricarli nelle cave dismesse, sono andati ad intaccare anche la falda acquifera. Trent’anni che sono ‘bastati’, come si evince da un rapporto stilato dalla Asl in ottobre, a rendere la falda pesantemente inquinata da sostanze cancerogene.

Bonificare l’area sarebbe costato troppo, 700 euro al metro quadro. Per i due proprietari dell’area (la Torri parchi Bisceglie e la Acqua Pia Antica Marcia di Francesco Bellavista Caltagirone) meglio dunque una più economica ‘messa in sicurezza’: coprire con un telo di polietilene (di un millimetro e mezzo di spessore!) e poi con cemento il terreno contaminato, sul quale dovevano sorgere 1300 appartamenti, centri commerciali, una residenza sanitaria per disabili, un nido, un asilo, un palazzo per uffici di 40 piani ed un parco, parte del progetto ‘Vie d’acqua Expo’.

Un cantiere di 300 mila metri quadri, stava per sorgere sopra due milioni di metri cubi di rifiuti tossici

Resta da chiedersi perché Regione prima e Palazzo Marino poi abbiano dato il via libera per costruire, in assenza di una bonifica vera. Forse perché le bonifiche appaltate (e mai fatte) sono state il vero affare che Comune e Regione hanno regalato ai privati. Ipotesi confermata dal fatto che secondo gli inquirenti, infatti, le autorizzazioni rilasciate dal Comune alle società costruttrici erano ‘tutte illegittime’, e tutte a vantaggio delle società cui era stata affidata l’operazione di bonifica. È per questo che la magistratura, oltre ai dirigenti delle operazioni di recupero e costruzione, ha indagato anche alcuni dirigenti comunali e dell’Arpa (l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente).

Insomma, la vicenda dell’area Bisceglie descrive benissimo come funzionino le cose nella città dell’Expo, in cui palazzinari iperattivi e senza scrupoli la fanno da padroni, e le istituzioni, invece di prendersi le proprie responsabilità e di tutelare i cittadini (magari evitando che oltre 4000 persone si trovino un domani a dormire su milioni di metri cubi di sostanze tossiche), continuano a giocare allo ‘scarica-barile’.

Se la zona è stata messa sotto sequestro quelli da ringraziare sono ancora una volta i comuni cittadini che, organizzati in comitati locali, hanno raccolto informazioni e dati che potessero denunciare questo ennesimo e disgustoso cortocircuito tra profitto privato e salute pubblica.

Questi cittadini, uniti in Comitati quale il Calchi Taeggi ed appoggiati da Legambiente Milano ovest e Italia Nostra, hanno progressivamente accumulato pile di documenti, analisi di rischio, pareri e verbali che alla fine, attraverso un esposto consegnato alla magistratura, ha portato ai sigilli dell’area in questione. Un’ulteriore conferma del fatto che in Italia le differenze fra nord e sud rimangono solo una questione di propaganda. E soprattutto che l’unica tutela della cittadinanza (o comunque la più efficace) arriva ormai dalla cittadinanza stessa.

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ECOMAFIE, RAPPORTO SHOCK:

MILANO CROCEVIA DEI RIFIUTI TOSSICI.

RIFIUTI CONNECTION.IT 6 luglio 2010

«Da qualche anno c’è un traffico inverso». Non solo sulla direttrice che dalla Lombardia (con aziende che cercano di smaltire illecitamente rifiuti tossici), si collega al Sud Italia, l’Africa o la Cina (tramite la criminalità organizzata disponibile ad «accettare» i veleni). «Alcune indagini del biennio 2007-2009 – spiega Enrico Fontana, di Legambiente – una enorme quantità di rottami di auto e rifiuti di ferro pericolosi sono stati raccolti in Campania, pressati e inviati in Lombardia, soprattutto in provincia di Brescia, dove sono stati smaltiti illegalmente nelle discariche o rivenduti ad alcune acciaierie ». C’è anche questo, tra le centinaia di casi di bonifiche fasulle, cave riempite con sostanze tossiche, corruzione per lo smaltimento, infiltrazioni della ’ndrangheta nel ciclo dei rifiuti e del cemento raccolti nel rapporto «Ecomafia in Lombardia» di Legambiente.

Al centro dei traffici. Sono 855 le infrazioni contro l’ambiente accertate in Lombardia nel 2009. Nello stesso anno, le forze dell’ordine hanno eseguito 340 sequestri e denunciato 865 persone. Ma c’è un dato che, più di ogni altro, segnala il rischio (o meglio, la pesante realtà) delle infiltrazioni criminali nei reati contro l’ambiente in regione: negli ultimi otto anni, il 35 per cento di tutte le inchieste sui crimini ambientali in Italia ha toccato a vario titolo la Lombardia (come punto di partenza, transito o arrivo dei rifiuti, per la corruzione di funzionari pubblici, per il riciclaggio di denaro o come sede delle società coinvolte). Spiega Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia: «L’ecomafia lombarda non conosce la crisi. Si stima che il fatturato nel 2009 ammonti a più di un miliardo di euro, pari al 5-7 per cento del totale nazionale. Per questo ribadiamo la necessità di introdurre i delitti contro l’ambiente nel nostro codice penale (per la maggior parte si tratta di reati contravvenzionali, ndr)».

Il cemento e le cosche. Se in Lombardia il livello di abusivismo edilizio, per numeri e presenza nel paesaggio, non è paragonabile alle Regioni del Sud, sono invece dilaganti i reati che Legambiente definisce collegati al «ciclo del cemento». Appalti pubblici truccati, scavi illegali nei fiumi e nelle campagne, bonifiche fasulle. In quest’ambito le infrazioni accertate l’anno scorso sono 254, con 312 denunce e 23 sequestri. L’operazione nel Parco del Ticino, condotta dalla Procura di Busto Arsizio, ha svelato che un giro di società gestiva scavi abusivi in territori intorno a Lonate Pozzolo per la realizzazione della Tav Torino-Milano. Secondo le indagini, dalla cava sequestrata sono stati portati via abusivamente almeno 450 mila metri cubi di sabbia e ghiaia in 2 anni, una quantità di materiale in grado di riempire 82 mila camion. Nelle buche vuote venivano poi sepolti rifiuti pericolosi, intrecciando i due filoni più redditizi della criminalità ambientale.

Nell’ultimo anno sono stati anche ritirati i certificati antimafia a 17 aziende lombarde nel settore del «movimento terra». Un settore critico, come ha svelato, più di ogni altra indagine, quella contro la cosca Barbaro-Papalia di Buccinasco. Lo smaltimento dei materiali delle demolizioni e gli scavi sono stati definiti «le porte di ingresso delle cosche negli appalti». La tesi dell’accusa nel processo «Cerberus » è che i rifiuti tossici sono stati poi smaltiti nei cantieri dove le imprese della ‘ndrangheta hanno lavorato. In quegli scavi sono stati scaricati eternit, idrocarburi, catrame, gasolio. Sotto i cantieri ferroviari, sotto le strade, le case e in alcuni casi i parchi giochi. Per la «sepoltura» dei rifiuti tossici, gli scavi arrivano fino a 15/20 per poi ricoprire con terra buona ed eludere i controlli. Il neo assessore regionale al Territorio e Urbanistica, Daniele Belotti, ha annunciato «tolleranza sotto zero nei confronti di coloro che, mafiosi o non, creano danni all’ambiente o nella gestione dei rifiuti».

[articolo di Gianni Santucci, pubblicato su Il Corriere della Sera del 6 luglio 2010]

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I REATI AMBIENTALI

NUOVO MONITORE NAPOLETANO.IT 31 gennaio 2012

Libere Riflessioni – Scritto da Giuseppe Bernardo – Martedì 31 Gennaio 2012

Tantissimi casi da Porto Marghera a Taranto. Rifiuti tossici sommersi in terreni agricoli e in zone dove vi hanno costruito scuole, case, strade e autostrade.

La Magistratura italiana è informata dei fatti dal 1980, e con essa la Dia direzione distrettuale antimafia, la Commissione ambiente del Senato italiano. Felice Casson del PD sa e combatte da tempo.

Ieri 30/1/2012 a Napoli altri arresti per reato ambientale. Le strade italiane sono costruite in alcuni luoghi sopra rifiuti tossici.

In Italia da molti anni esiste un modo illegale e dannosissimo per la salute pubblica di smaltire amianto, uranio e sostanze nocive e tossiche. In Italia mancano i forni inertizzanti per amianto che sono invece in funzione in Francia e Germania,  ci sono discariche abusive e non, e aiutano a ingrassare le Mafie.

Ci sono rifiuti tossici del Nord mandati al Sud, ma anche rifiuti del Nord, di Porto Marghera, che sono finiti insieme ad altro materiale e nascosti nei terreni veneti e nelle strade del Veneto.

Corrado Clini, strenuo difensore degli OGM,  in qualità di direttore dell’Igiene pubblica dell’Ulss 36 di Porto Marghera, oggi Ministro dell’ambiente,  nel 1990 contribuì ad insabbiare le relazioni sulla presenza e lo smaltimento di uranio nei forni di Porto Marghera (come invece verrà definitivamente appurato all’indomani dello scandalo sui  rifiuti tossici trasportati dalla nave Jolly Rosso).

Ci sono i cavalcavia della Transpolesana, quello di Padova non lontano dal Santo, la ferrovia che va dal capoluogo patavino a quello lagunare e il parco più grande del Veneto: quello di San Giuliano a Mestre dove ha celebrato la  messa anche Benedetto XI di fronte a migliaia di fedeli. E poi ci sono case, palazzi e interi quartieri delle città venete realizzati utilizzando rifiuti.

L’utilizzo di rifiuti potenzialmente pericolosi, per ragioni edili produce immense ricchezze per chi aggira la legge, perché e i costi di smaltimento dei rifiuti tossici sono altissimi e le pene basse.

Nel PD il Magistrato Casson è stato tra i primi a denunciare politicamente queste cose, ricordando inchieste degli anni 80 che sono state prescritte.

L’attacco a Clini non parte da oggi, dal suo rifiuto di aiutare le energie rinnovabili, dal suo cercare solo di dare inpulso ai Biocarburanti ed affossare fotovoltaico e eolico, ma dal lontano 1990, quando non denunciò la presenza di Uranio a Porto Marghera. Fece carriera nel Ministero dell’ Ambiente dove è da anni.

Il suo primo atto è stato andare in Serbia per ammettere l’accordo tra Italia e Governo corrotto Serbo affinche alcune aziende italiane facessero affari con aziende e banche del Premier serbo, corrotto ed indagato.

Ma la cosa più assurda è che l’Italia importa energia verde dalla Serbia dal 1/1/2012 a 155 euro per Mwh, quando l’energia in Italia è pagata a 74 euro al Mwh e quando ancora oggi mancano i decreti attuativi per eolico e biomasse e addirittura si vuol stabilire un prezzo tale da non far più sviluppare energie pulite in Italia.

La lobby dei petrolieri, la lobby delle scorie tossiche, la lobby dei biocarburanti, ringraziano.

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GATTI GROSSI

Qui da noi sono ormai iniziati i lavori per la costruzione della Superstrada Pedemontana Veneta. Gli scavi saranno importanti per dimensioni e profondità. Dalla foto che riprende gli scavi per la SPV a Sarcedo (VI) è possibile farsi un’ idea della vastità che avranno i cantieri.

Il timore che anche qui, come è accaduto da altre parti, si possano utilizzare gli scavi per depositarvi rifiuti di ogni tipo è più che  legittimo perché con l’ andirivieni di mezzi sarebbe praticamente impossibile effettuare controlli accurati.

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E’ necessario quindi porre la massima attenzione a ciò che accade nei cantieri e non appena si dovesse notare qualcosa di strano, l’ accaduto va  denunciato immediatamente alle autorità.

 

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2 thoughts on “COME I GATTI!

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